Editoriali
Olio extravergine di oliva italiano a 4,99 euro: l’offerta speciale è servita
La bottiglia di olio 100% italiano da Carrefour per un prezzo al litro di 6,65 euro. La lotta senza esclusione di colpi sugli scaffali dei supermercati è appena iniziata mentre gli organi di controllo e il mondo olivicolo-oleario si limitano ad assistere a uno spettacolo desolante. Se l’extravergine costa quanto un condimento, nel silenzio generale, allora il settore è alla frutta
25 febbraio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli
Non era solo tutto prevedibile, era tutto assolutamente previsto: l’olio extravergine di oliva prodotto civetta, senza neanche voler salvare le apparenze.
E’ in scena da Carrefour la promozione con un olio extravergine di oliva 100% italiano (marchio Clemente) a 4,99 euro/750 ml, ovvero 6,65 euro/litro.
L’operazione non è dichiarata sottocosto ma semplicemente “sconti da record” con un -45%.
Ma (ogni operatore del settore lo sa bene) a 6,65 euro/litro un olio extravergine di oliva italiano non ci può stare a scaffale, se non è sottocosto. Ovvero, ovviamente, non sia veramente italiano. Ma sarebbe tutt’altra storia.
Il prezzo minimo all’ingrosso dell’olio extravergine di oliva sulla piazza di Bari è stato di 6,5 euro/kg. Sappiamo di partite vendute anche a 6,3 euro/kg e a tale prezzo minimo ci riferiamo per una ricostruzione. 6,3 euro/kg significa 5,8 euro/litro, a cui vanno aggiunti costi di trasporto e filtrazione per 10 centesimi. A questi vanno aggiunti i costi industriali di imbottigliamento/packaging, e anche risparmiando dobbiamo sommare 80 centesimi. Significa un puro costo industriale di 6,7 euro/litro. A questi dobbiamo aggiungere il trasporto presso i centri di distribuzione e i punti vendita per almeno altri 10 centesimi. Significa che, senza nemmeno conteggiare tante altre voci di spesa per l’imbottigliatore e il distributore, troviamo un costo di 20 centesimi superiore a quello di vendita.
Ovviamente immaginiamo che sia tutto perfettamente legale, nel senso che le carte potranno dimostrare la liceità formale dell’operazione. Quella sostanziale è tutt’altra partita.
Se posso immaginare gli sguardi sconsolati degli ispettori di fronte a simili offerte, sapendo bene che difficilmente troveranno i presupposti per una sanzione, se non simbolica da qualche migliaio di euro, mi stupisce che il mondo olivicolo-oleario sia passivo. In altre parole si sia arreso.
Anche perché non manca il materiale per denunciare i comportamenti biechi, sconcertanti, imbarazzanti, cinici, speculativi, venali, opportunistici della Grande Distribuzione sull’olio negli ultimi mesi.
Ecco un altro paio di esempi.
Può un condimento costare tanto quanto (o più di un olio extravergine di oliva)? Fatto.



La Grande Distribuzione fa quello che ha sempre fatto: usare l’olio extravergine di oliva come traffic builder, mettendo a scaffale olio con una parvenza di extravergine al prezzo più basso possibile. Meglio se queste offerte sono a carico di qualche marchio oleario: uno vale l’altro per la GDO che anzi li mette uno contro l’altro.
Tutto avviene nel silenzio generale del comparto.
Va bene olio extravergine di oliva comunitario a 3,99 euro/litro e va bene l’olio extravergine di oliva italiano a 6,65 euro/litro.
Se va tutto bene così allora vuol dire che il settore è alla frutta. Ha perso la capacità di indignarsi, premessa necessaria per reagire.
Probabilmente ripetere schemi del passato, come il ricorso a indagini a tappeto e a scandali mediatici non serve, ma certamente non è neanche utile nascondere la testa sotto la sabbia.
Facciamo una narrazione positiva? Di cosa? Dell’olio extravergine di oliva prodotto civetta e traffic builder?
Facciamo promozione del 100% italiano? Applaudiamo al Made in Italy? Quello a 6,65 euro/litro? Ovvio che il consumatore poi pensi che l’olivicoltore o frantoiano che lo vende a 12 euro/litro sia un ladro.
Occorre ritrovare la capacità di indignarsi di fronte all’atteggiamento prepotente e prevaricatore della Grande Distribuzione, poi immaginando politiche diverse, forme di comunicazione diverse.
Occorre anche prendere coscienza che non si sconfigge la comunicazione negativa dei volantini con qualche degustazione guidata o con qualche isolata azione di cultura olearia.
Occorre sedersi tutti a un tavolo, GDO in primis, rivedendo l’immagine del prodotto, il suo posizionamento e il visual/layout dello scaffale, di concerto avviando azioni promozionali coerenti in ogni altro luogo.
Altrimenti, dispiace dirlo, ha vinto l’olio extravergine di oliva civetta, quello più vergine che extravergine, quello che affossa i bilanci delle aziende agricole e dei frantoi, primi perdenti di una guerra di logoramento molto lunga, poi i conti degli imbottigliatori, che hanno pensato di vincerla con l’Italian sounding, infine la stessa GDO, con i consumi inesorabilmente in calo.
Tutti, ugualmente, felicemente perdenti.
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