Editoriali

Fitofarmaci in agricoltura: uso e non abuso

Fitofarmaci in agricoltura: uso e non abuso

L'UE prevede il dimezzamento dei fitofarmaci entro il 2030. Serve ed è urgente dare spazio all’economia circolare, che conosce le ferite della terra e sa come curarle. Serve mantenere integro il territorio

13 febbraio 2026 | 11:00 | Pasquale Di Lena

Nel mio precedente articolo ho scritto che una delle cause della perdita della biodiversità è l’uso, diventato abuso, di decenni di pesticidi in agricoltura e, ciò che è peggio, di distruzione del suolo con le arature profonde grazie a trattori potenti, alti, i più , tre piani di una casa.  Prodotti chimici e stravolgimento degli strati del terreno, che, con la scusa che rendono in quantità, distruggono la fertilità e, con essa, la vita di piante e animali riducendo, di fatto, la biodiversità. Tante le conseguenze negative, a partire dall’ inquinamento  dell’ambiente e il peggioramento della crisi climatica. C’è da pensare, anche e soprattutto, ai residui raccolti nel cibo, che ammalano persone ed animali, nel momento in cui sono componenti della loro alimentazione. Entrano nel piatto se il riferimento è alle persone e, così, diventano causa di malesseri e malanni, che, per essere curati hanno bisogno di medicine e, il più delle volte, anche di cliniche ed ospedali, sempre più privati. Un circolo vizioso in cui, con le banche,  ci sono protagonisti a confronto, i vincenti: le multinazionali della chimica (pesticidi e concimi), delle macchine agricole e dell’industria farmaceutica, le cliniche e gli ospedali privati, e gli altri, i perdenti: i cittadini contribuenti - si ammalano e, in non pochi casi, muoiono -  la biodiversità.

So dell’impegno preso dall’Unione europea di una riduzione, nel 2030, del 50% dei pesticidi, anche quelli più pericolosi, ma gli studiosi ed esperti della materia dicono che non basta, c’è bisogno di un’azione molto più incisiva per cogliere dati obiettivi, a partire dall’azzeramento di queste sostanze abbinato a quello di una fine dell’agricoltura industrializzata, sapendo che, per prosperare, le aziende hanno bisogno di un ambiente sano e di un clima non in crisi. Da ciò dipende anche la possibilità di un interesse per l’agricoltura delle nuove generazioni, oggi in fuga. Ecco la necessità, nell’arco breve di tempo, di una riduzione dell’uso dei pesticidi chimici fino alla loro cancellazione, per eliminare i rischi che il loro uso comporta e, anche e soprattutto, per avere non solo un cibo sano, ma anche un ambiente, cioè aria respirabile, acqua pulita, suolo fertile e sostanze chimiche sicure per non stare a contare gli ammalati di cancro, sempre più numerosi, e di altre malattie. Una sfida fondamentale per smascherare il vero significato delle parole “sviluppo” e “progresso”,  che tanto fanno comodo al neoliberismo, il sistema in atto per mascherare la sua natura predatoria e distruttiva e,  in più,  il ruolo che esso, sempre più, affida alla “intelligenza” artificiale. Non a caso la diffusione nel mondo dei governi di destra e, non a caso, in Italia, l’attacco, da parte dell’attuale governo,  al cuore della Costituzione, pilastro di libertà e giustizia e non strumento del dio della guerra e dell’odio, il denaro. Serve ed è urgente dare spazio all’economia circolare, che conosce le ferite della terra e sa come curarle. Serve mantenere integro il territorio, da tempo saturo di asfalto e di cemento, per darlo a un’agricoltura  sostenibile, la sola capace di riportare il settore al centro di un sviluppo economico che abbia rispetto delle risorse messe a disposizione della terra e della natura,. A partire dalla ricchezza di bellezza e di bontà della biodiversità, espressa dalla diversità dei luoghi e dalle mani sapienti di donne e uomini che questi luoghi abitano. A guadagnarci non è solo il coltivatore/agricoltore, ma la società tutta, tenendo presenti i danni prodotti , negli ultimi decenni, dai pesticidi.

Tutte le volte che parlo del sistema neoliberista e del suo dio denaro mi rendo perfettamente conto di essere ripetitivo, ma insisto per la mia convinzione che questo sistema, nelle mani delle banche e delle multinazionali, è la causa degli effetti negativi che rischiano di distruggere il mondo. Nella mia non breve vita ho imparato che capire la causa degli effetti, che ci coinvolgono negativamente, vuol dire interpretarli e affrontarli per eliminarli. In questo modo avere la certezza di non sbagliare e, nel contempo, guadagnare tempo e sapersi attrezzare per correre ai ripari con la storia e la cultura, la cura dell’ambiente e del paesaggio, la difesa della nostre tradizioni, tutte frutto della sensibilità e intelligenza dei popoli, a partire dal mondo contadino e da quello animato dagli artigiani; da valori, come quello della pace, che vuol dire amore, rispetto, solidarietà e reciprocità.

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