Editoriali
Cosa si nasconde dietro all'olio Italico?
Il prezzo, le trattative e una guerra commerciale. Ecco quanto non vi hanno detto sull'accordo di filiera tra Coldiretti e Federolio ma che dovrese sapere...
13 luglio 2018 | Alberto Grimelli
La proposta di un olio Italico, miscela di extra vergini di diversa origine con patente d'italianità, ha suscitato un vespaio di polemiche, surriscaldando ancor di più questa estate.
La mia idea su tale progetto non è cambiata da quando ne scrissi la prima volta, nel novembre 2016. Se è vero che “il prodotto 100% italiano commercializzato in Italia ha solo l’8% di quota di mercato”, come dichiarato dal Presidente Federolio Francesco Tabano a ItaliaOggi, non vedo perchè debba venire sacrificato e, soprattutto, sull'altare di quali interessi.
Non entro ulteriormente nel merito, essendo stato sviscerato da tanti commenti e comunicati, né nel gioco delle smentite e controsmentite che hanno solo dato ulteriore vitalità alla diatriba.
E' evidente che l'accordo serve tanto a Unaprol/Coldiretti per vendere l'olio che alcune sue organizzazioni dei produttori hanno in giacenza, quanto alle imprese di Federolio per avere una copertura agricola alla loro attività tipicamente industriale.
Quello che stupisce è la tempistica dell'annuncio: il 28 giugno.
Tradizionalmente questo genere di eventi, per ottenere il massimo effetto mediatico, vengono programmati nell'imminenza o durante la campagna olearia.
Perchè tanta fretta nel far sapere che il prezzo dell'olio nazionale per la prossima campagna olearia sarà di 4,3 euro al chilogrammo?
Per capirlo occorre guardare oltreconfine e sapere che proprio in queste settimane si svolgono le trattative per le forniture di olio extra vergine di oliva nelle catene della Grande Distribuzione, specie statunitensi.
In netto vantaggio, fino all'annuncio dell'intesa Federolio/Coldiretti, apparivano i leader di mercato, per lo più affiliati ad Assitol, sulla base di prezzi all'ingrosso di 4,6-4,8 euro al chilogrammo per l'olio extra vergine di oliva nazionale.
Il prezzo di 4,3 euro al chilogrammo, fissato nell'accordo di filiera, ha però sparigliato le carte, innescando una vera e propria guerra commerciale a suon di ribassi, per di più in un'annata che si preannuncia di scarica per l'olivicoltura italiana.
Anzichè fare cartello per tenere sostenuto il prezzo dell'olio nazionale, insomma, si è fatto l'esatto contrario.
Da applausi!
Autolesionismo allo stato puro.
Non mi stupisco più di divisioni e lotte intestine, ma ho ancora la forza di indignarmi di fronte all'ipocrisia di chi strepita e schiamazza contro lo strapotere della Grande Distribuzione, salvo poi favorirla con guerre commerciali da cui non possiamo che uscire perdenti.
Dividersi in guelfi e ghibellini fa parte del carattere italiano ma almeno, una volta, si faceva fronte comune contro il “nemico”.
Ora neanche più quello.
Tanto a morire non sono i generali, a qualsiasi bandiera appartengano, ma le truppe: olivicoltori e frantoiani.
L'unica speranza, oggi, è che la smentita ufficiale di Coldiretti abbia segnato il definitivo de profundis dell'olio Italico e che non vi siano ulteriori guerre sul prezzo dell'extra vergine.
Solo allora, certi di aver toccato il fondo, si potrà pensare alla risalita.
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Accedi o RegistratiFrancesco Candita
14 luglio 2018 ore 20:17Tema molto delicato e difficile, premesso che, contro lo stile GDO e' difficile combattere ma non impossibile.
C’e’ troppa frammentazione ed anarchia che agevola e facilita il business per la GDO e troppi interessi legati ad un settore pieno di insidie e trappole dove chi bara quasi sempre vince, almeno finora.
Vedo da una parte regole 'giuste' che poi nella realta' penalizzano solo i piccoli produttori e aprono le strade all'industria dell'olio.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a 'Grandi Frodi' ma anche a 'piccole sanzioni' non proporzionate al danno arrecato all'intero comparto.
Il mercato e' stato destabilizzato anche da queste manovre, che hanno confuso il consumatore facendogli credere che un olio e' uguale all' altro e che il prezzo deve essere il solo motivo della scelta.
Sembra quasi che non si voglia mettere mani alle regole e a quei parametri base per definire Olio Extra Vergine di Oliva un prodotto dalle caratteristiche ben definite non riproducibili in laboratorio ma dato solo dall' esperienza, metodi di lavoro e conservazione.
Da una parte le Grandi Catene Commerciali che, premono per abbassare i prezzi e vincere sulla concorrenza una guerra all'ultimo sangue, ma non il loro, noncuranti della qualità offerta, che automaticamente si abbassa al limite oppure diciamolo chiaramente sotto il limite di guardia per definire EVO il contenuto di queste bottiglie e dall'altra parte i produttori che ormai esausti insistono a non scendere a compromessi.
Ben vengano le campagne di informazione, gazebo, servizi sui media stile Piero Angela che mettano nelle case quelle giuste informazioni che rendano il consumatore capace di fare i confronti e non a considerare solo il prezzo come parametro di scelta una volta di fronte allo scaffale.
Di gente che si e' ''convertita'' al consumo di Olio EVO di qualità ce n'e' tanta ma ancora poca per giustificare e gratificare gli sforzi dei ''Nostri Artigiani della Qualità''', termine tanto in voga in tv, addetti ai lavori impegnati da Nord a Sud dello Stivale a produrre Olii di Eccellenza che purtroppo stentano ad imporsi sui mercati importanti, rimanendo collocati nelle cosiddette nicchie di mercato che non fanno male ma sicuramente non sono la soluzione del problema.
Vedo tante iniziative di associazioni più o meno nazionali ma i risultati non si vedono. Iniziative oserei dire sterili e infruttuose.
Occorrerebbe più informazione programmata e studiata, più lavoro di squadra e meno campanile, più coinvolgimento di cervelli ed esperti del settore agroalimentare ed esperti di mercati internazionali non stipendiati dalla GDO e forse solo cosi possiamo sperare di invertire la rotta.
Non e' facile ma nemmeno impossibile.
fabrizio Premuti
14 luglio 2018 ore 13:07condividendo l'intero Tuo scritto, caro Alberto, vorrei aggiungere anche il danno che ne viene ai consumatori. Se oggi, chiunque come me, si è aggirato tra gli scaffali di un supermercato soffermandosi davanti agli oli esposti sarebbe a dir poco disorientato. O per meglio dire, nel caso fosse un consumatore attento, sarebbe schifato. Trovi oli spacciati per EVO a prezzi stracciati, anche meno di 3 euro per litro proprio accanto ad oli EVO 100% italiani ad 8 euro per mezzo litro. Si direbbe evviva, la concorrenza, il libero mercato, a me sembra il libero massacro. L'olio EVO 100% di nostra produzione non può essere definito nello stesso modo di altri oli che assurgono alla definizione di EVO solo per analisi chimica ma del vero extravergine di oliva non hanno nulla, nel il sapore, ne l'odore, ne la piccantezza naturale dell'olivo. Vai a leggere l'etichetta e ti rendi conto che il 100% italiano già si assottiglia e di molto rispetto all'esposizione, vai poi a trovare chi non l'ha trattato per renderlo neutro, o meglio per lasciarlo solo un sistema per ungere le pietanze, e allora di scelta ne rimane davvero poca. Io credo che adesso sia il momento per lanciare una vera campagna informativa che sia, questa si neutra; lontana dalla politica e dalla frammentazione, vicina agli olivocoltori, ai frantoiani ed ai consumatori. Chissà se cominciassero a girare per le piazze d'Italia gazebi che spiegando facessero fare anche prove di degustazione, cosa da noi fatta, non potessimo arrivare a vincere finalmente una battaglia sacrosanta, quella della trasparenza.
fabrizio Premuti
15 luglio 2018 ore 15:02Francesco, non è facile, è possibile!
Ed io ne sono sicuro se, come racconta in un altro articolo Fausto Borella, si vende a 20 euro mezzo litro, ma solo dopo averlo fatto assaggiare e comparare con altri liquidi untuosi. Io non sono ne olivocoltore, ne frantoiano, (a meno che 50 piante che ho in collina non mi rendano parte della categoria), però sono enormemente orgoglioso di avere qualcosa che nessun altro ha, che ci rende unici così come è unico questo straordinario Paese troppo a lungo martoriato da interessi personali e di bottega. Ha fatto comodo far credere per anni che se è verdino al massimo giallognolo, che se unge e se porta appesa alla bottiglia una bandierina tricolore (ma forse era quella del messico e dell'iran e sbaglio io) era olio extravergine di oliva. Ora ci aspetta un lungo lavoro di informazione e formazione del consumatore, di visite nei frantoi, negli oliveti, insomma di conoscenza diretta del prodotto. Io sono certo che sia possibile. Se magari le Istituzioni, un pò meno egoiste del passato, finalizzassero i finanziamenti per i progetti su turismo, storia, arte ed alimentazione, dimenticando per un pò banche, assicurazioni, tecnologie, ecc ecc tutte menate che al consumatore difficilmente hanno portato conoscenza; allora sarebbe ancor più possibile. Nei due anni trascorsi abbiamo sacrificato sull'altare del turismo ecosostenibile e sull'agricoltura i nostri due progetti regionali, ci abbiamo messo su lavoro e qualche altra decina di migliaia di euro, ma da due anni continuano ad avvicinarsi cittadini, ad informarsi, ad essere più consapevoli. Si Francesco è possibile!!