Editoriali
Origine riso e pasta, sede dello stabilimento: il governo boicotta i suoi decreti
Obbligatoria l'origine per pane, pasta e riso? Solo fumo negli occhi. Sede dello stabilimento in etichetta? Martina fa retromarcia. Il Ministero delle politiche agricole intralcia i percorsi europei, per fare in modo che sia la Commissione europea a fermare tutto. Il solito gioco di dare la colpa all'Europa. E invece... le storie e i retroscena raccontati da Dario Dongo di Great Italian Food Trade
08 settembre 2017 | Dario Dongo
Origine riso e pasta, sede dello stabilimento.
Tre decreti destinati a fallire, con buona pace di chi li ha attesi per lungo tempo e ha creduto nelle vane parole di questa compagine governativa. La quale, in tutta evidenza, fa buon viso a cattivo gioco. Il cattivo gioco dei tre decreti - o delle tre carte, che dir si voglia - è ormai chiaro:
- nutrire l'illusione degli elettori (e delle fabbriche del consenso, come Coldiretti) con le false promesse di una politica agroalimentare improntata alla trasparenza, e al contempo
- preordinare il fallimento delle iniziative promesse, violando le regole europee indispensabili alla loro attuazione.
E proprio come nel gioco delle tre carte, a vincere è sempre il manipolo di organizzatori. Vale a dire Big Food, ovvero le multinazionali del cibo, che in Europa come in Italia comanda ogni politica. A seguire, le tre carte.
Quanto all'origine del riso e del grano nella pasta, i Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda hanno firmato i decreti il 20 luglio 2017, notificandoli a Bruxelles, deliberatamente interrompendo poi la procedura di consultazione europea, che prevede tre mesi prima della promulgazione in attesa del parere motivato della Commissione. Invece è stato deciso di pubblicare i decreti in Gazzetta Ufficiale, il 17 agosto 2017.

Così il prossimo governo si troverà ad affrontare due procedure di infrazione, i cittadini a pagarne le conseguenze, in termini di probabili sanzioni. Non solo, in base al diritto comunitario una legge che non rispetti la procedura di notificazione e di consultazione deve venire disapplicata dalle autorità, amministrative e giudiziarie.
In realtà le procedure di infrazione potrebbero essere anche di più, considerando che al WTO frattanto, le rappresentanze di Usa e Canada hanno avviato un contenzioso nei confronti dell’Italia. Adducendo che le sue prescrizioni sulla dichiarazione d’origine del latte nei prodotti lattiero-caseari e sull’origine del grano nella pasta risulterebbero in contrasto coi diktat del libero scambio.
La sede dello stabilimento quale obbligo sui prodotti alimentari Made in Italy è a sua volta una priorità assoluta per le nostre filiere. E il governo italiano, dopo oltre due anni di esitazioni, aveva finalmente provveduto. Ma anche in questo caso il Ministro Martina ha interrotto la procedura di notifica a Bruxelles. Così che, se mai anche questo decreto andrà in Gazzetta Ufficiale, potrà venire vanificato con uno starnuto del Commissario di turno.
La mossa di Martina sarebbe il preludio di un'altra notifica, viste le osservazioni, per ora informali, di alcuni Stati Membri. L’idea del Ministro Martina, secondo voci di corridoio, sarebbe quella di restringere l’obbligo di citare la sede dello stabilimento in etichetta ai soli prodotti alimentari trasformati.
L’impressione è che sia proprio il governo italiano a boicottare il proprio provvedimento.
Ancora una volta, come nel caso dei decreti sull’origine di pasta e riso.
Intralciare le procedure per fare in modo che sia la Commissione europea a fermare tutto.
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