Editoriali

NASSIRIYA. È L'ORA DEL LUTTO

15 novembre 2003 | Alberto Grimelli

Quando ho appreso la notizia ho reagito come la maggioranza della gente, un misto di rabbia e dolore. Rabbia per un attentato vigliacco ed insensato e dolore per il sangue versato.
Si è trattato di una delle stragi più cruente del dopoguerra iracheno, un atto premeditato di ferocia inaudita che esprime un odio profondo nei confronti di tutti gli occidentali e un disprezzo inimmaginabile per la vita dei propri connazionali.
Questa è l’ora del lutto e della commozione, del ricordo.
Si avvicendano immagini e parole di persone morte, si affollano nella mente tante domande, tanti perché a cui non si riesce a dare risposta. Probabilmente per cominciare a dare un senso a questa vicenda occorre fredda e lucida razionalità, mentre in questo momento l’emozione ci sovrasta e ci annebbia. Meglio attendere quindi, lasciare trascorrere qualche giorno, rendere onore a questi nostri morti in Iraq. Non può, non deve venir meno l’unità di tutta la Nazione in un frangente simile, le famiglie dei caduti devono percepire tutto il nostro supporto ed affetto.

L’Arma dei Carabinieri, un corpo italianissimo, ha pagato il tributo più alto. Siamo abituati a vederli tra noi, rappresentano l’ordine e la sicurezza, fedeli allo Stato, ligi al dovere e ai loro compiti. Eppure certi loro comportamenti, talvolta la loro mancanza di cultura e di tatto ne fanno bersagli ideali per l’umorismo più spietato, al limite del vilipendio. I libri di barzellette sui Carabinieri sono numerosi e spesso sono bestseller, tuttavia non viene mai meno il rispetto per la loro uniforme e ognuno di noi sa di poter contare sulla loro umanità ed equità in ogni occasione. Tutto questo ne fa un’icona italiana più e meglio di altre.

Se la nostra reazione di cittadini deve essere di unità e solidarietà verso i familiari e gli amici degli scomparsi, quella delle nostre Forze Armate è stata encomiabile. Hanno dimostrato professionalità e alto spirito del dovere continuando a portare aiuto e soccorso là dove c’è più bisogno di loro, un Iraq devastato da guerre, tanti anni di dittatura e in cui l’attuale mancanza di leadership e di un ordine costituito avvantaggiano guerriglieri e bande criminali.

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