Editoriali
La burocrazia sta uccidendo il mondo del vino
Per restituire competitività occorre snellire la burocrazia. Oltre a questo un grosso problema che il vignaiolo artigiano si trova ad affrontare è quello della sua rappresentatività a livello dei Consorzi di Tutela. Riflessioni e proposte di Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti
04 novembre 2016 | Matilde Poggi
Il nemico storico della viticoltura in Italia ha un nome ben preciso: la burocrazia. Da anni la FIVI si batte per semplificare la vita ai vignaioli, in particolare quelli piccoli, che spendono oggi troppo tempo in pratiche amministrative. Tempo che potrebbe essere tranquillamente speso in attività più legate allo sviluppo della propria azienda. È per questo che ha fatto pervenire al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali un dossier molto corposo e puntuale sulle proposte di miglioramento della legislazione italiana in campo vitivinicolo, allo scopo di restituire competitività al settore, riducendo l'impatto della burocrazia sul monte orario del vignaiolo ed eliminando gli elementi normativi o le prassi amministrative che sul campo non hanno dimostrato la propria utilità.
Fermi restando gli obbiettivi condivisi della tutela del consumatore e della salute, appare possibile eliminare molti aspetti che i vignaioli percepiscono come vessatori, senza pregiudicare il raggiungimento degli scopi legittimi sia delle istituzioni che di chi ha scelto di coltivare la vigna.
Queste proposte prevedono tre punti fondamentali: lo snellimento normativo e amministrativo, la proporzionalità nei controlli e nelle sanzioni, oltre ad alcune proposte organizzative e puntuali.
Oltre a questo un grosso problema che il vignaiolo artigiano si trova ad affrontare è quello della sua rappresentatività a livello dei Consorzi di Tutela. All’interno di queste strutture infatti si sono verificate e si stanno verificando situazioni che vedono il governo dei gruppi cooperativi, che sono in grado di imporre le proprie decisioni non solo a tutti gli altri consorziati, ma anche e soprattutto ai non consorziati in virtù dell'erga omnes. Questo ha dato origine a fenomeni di abbandono dei Consorzi esistenti per dare vita alla costituzione di nuovi in diverse aree, come a Soave, in Trentino e in Oltrepò Pavese.
La proposta della FIVI è di prevedere che i voti in assemblea spettino in misura fissa, per il 30% alla produzione delle uve, per il 30% alla trasformazione delle uve e per il 30% all'imbottigliamento. Il restante 10% sarebbe distribuito in base ai volumi prodotti nell'anno vendemmiale precedente dai soggetti rientranti in una o più delle tre categorie sopra citate. Per garantire che il bilanciamento sia efficace la FIVI propone inoltre che i produttori che conferiscono alle cantine cooperative mantengano i voti connessi alla produzione di uva, per lasciare alle cooperative i voti derivanti dalla trasformazione e dall'imbottigliamento. Le cooperative potrebbero in ogni caso raccogliere le deleghe dai singoli soci per l'attività di produzione, ma tali deleghe dovrebbero essere rinnovate a ogni singola assemblea. La proposta è che ogni Consorzio di Tutela deliberi in merito al numero di deleghe massime che ciascun consorziato potrà portare in Assemblea, con un massimo di dieci. Questa misura andrebbe a riequilibrare il peso all'interno dei consorzi, dove oggi quello che dovrebbe essere un esercizio associato del voto, si trasforma in realtà nella golden share di un presidente o un direttore di cooperativa.
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Accedi o Registratifederico barbarossa
05 novembre 2016 ore 19:24votate renzi, vi ucciderà definitivamente!
ivano gioffreda
06 novembre 2016 ore 08:39Concordo con Federico.
A Matilde Poggi, vorrei porre qualche domanda.
Chi ha burocratizzato l'agricoltura?
Chi detiene il monopolio della burocrazia?
Chi ha depauperato le quote dei vigneti della Puglia e del mezzogiorno per favorire Veneto, Friuli, Toscana ed Emilia.Romagna?
Le associazioni di categoria sono le sanguisuga della nostra agricoltura o no ?
Cara Signora Poggi, la invito a fare I nomi degli intoccabili, responsabili della burocrazia che sta ammazzando tutta l'agricoltura.