Editoriali

CHE L'ESTATE SIA CON VOI

23 luglio 2005 | Luigi Caricato

Confesso che provo un certo disagio. C’è imbarazzo, disorientamento.
Ciò che sta accadendo in fatto di sconvolgimenti epocali non lascia certo indifferenti.
I fatti di Londra non sono che l’evidenza di un’anomalia che riguarda la società intera oramai da lungo tempo narcotizzata e confusa, sfibrata nel suo tessuto connettivo, devastata e distolta nella sua dimensione più intima e ridotta a poltiglia, a puro nulla. Non c’è più un senso delle cose. Non ci sono più certezze.

Il terrorismo sta spiazzando tutti perché agisce dal di dentro, devastando le coscienze. Prima ancora che all’esterno della realtà – attraverso i vari attentanti e le continue minacce – si rende visibile dentro di noi mettendoci a nudo ed esponendoci al ridicolo, per ciò che siamo, per ciò che esibiamo.

E’ la società ch’è malata e questa sua malattia è ben più pericolosa di ogni possibile attentato. Siamo indifesi, è vero; e sembra non esserci più scampo, ma non è così. Si resisterà, si può resistere al male. Ma occorre agire dentro di noi, sollevando le inquietudini mai riconosciute e ammesse, tenute ben nascoste per evitare che emergano.

Il problema terrorismo è solo l’aspetto più eclatante di un male sociale profondo che ha per protagonista e artefice l’uomo. Siamo noi i nemici di noi stessi, non i terroristi. Provate a leggere con attenzione la cronaca cosiddetta minore: viene fuori uno spaccato tremendo, vergognoso, squallidamente inverecondo.

Poi osservate con più attenzione lo scenario politico, limitando per comodità lo sguardo al nostro Paese: scoprirete l’inconsistente nulla. Non c’è destra, né sinistra, né centro: c’è solo il nulla. Questo quadro immeritevole di considerazione esprime alla perfezione la società con i suoi cittadini. Cittadini di che, poi? Cittadini colpevolmente responsabili di aver scelto il nulla, di aver perpetrato e corroborato questo nulla. Di fronte a un simile scenario il terrorismo è l’ultima cosa a cui pensare. Può capitare l’attentato – che giudicheremo vile e disonesto, come è giusto che sia – ma non sarà mai meno vile e disonesto di ciò che di infausto ci accade di giorno in giorno nella cosiddetta normalità del vivere.

A questo punto direte: ma quanto pessimismo!
No, non è pessimismo. Il fotografo quando riporta fedelmente la realtà può certamente aggiungere tristezza a tristezza, ma la realtà è la realtà e non la si può camuffare, è quella che è.

Mi auguro che quest’estate si rifletta molto sul proprio ruolo nel mondo. I grandi mali sono il frutto di mali minuscoli e microscopici che si estendono su tutto il resto come terribili e devastanti metastasi.

Il grande corpo che rappresenta la società è gravemente malato perché a suo tempo ciascun componente di quel corpo non ha saputo reagire all’insidiarsi del male ch’è dentro, profondamente dentro di noi. Oggi scopriamo di essere impreparati, incapaci di respingere il male. Abbiamo dimenticato ciò che siamo. Abbiamo trascurato il senso religioso ch’è in noi e non badiamo più alla salvezza dell’anima. L’anima ci fa paura; e coloro che si credono forti ridono dell’anima.

La religione ci ha tempestivamente e ripetutamente detto ciò che noi per davvero siamo. Solo che la religione – credenti o non credenti – abbiamo voluto calpestarla, ignorandone la portata e la immensa e assoluta verità che essa racchiude.

Qualcuno – tra quelli che appartengono alle tre grandi religioni del Libro – ha mai sentito parlare o ha letto del cosiddetto peccato originale?
Qualcuno – tra quelli che si riconoscono nei segni del mondo indù ha mai sentito parlare o ha letto del cosiddetto karma?
E’ questa ignoranza che purtroppo pesa, come un macigno impossibile da smuovere, sull’umanità di oggi.

Il male è dentro di noi, alberga come ospite servito e riverito. Non ce ne accorgiamo nemmeno, ma abbiamo perso il senso della realtà, ci inebriamo solo del nulla. Tutto qui. Non ci sono soluzioni all’invasione del Male, se non una radicale ma non certo indolore cura interiore in ordine al conseguimento della salvezza: si chiama per alcuni paradiso, per altri moksa, per altri nirvana: non sono parole vane.

Mi auguro – per risollevarmi del disagio iniziale, perché a comunicare certe verità non si è mai presi nella giusta considerazione – che quest’estate sia per tutti un vero momento di riflessione, una pausa salutare per ritrovarsi, per ritemprarsi, per ricominciare. C’è sempre tempo, ma non si sa mai quando il tempo dica poi alla fine il suo perentorio e ineludibile STOP!

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