Editoriali

Bressan e Barilla, il politically correct colpisce ancora

05 ottobre 2013 | Ernesto Vania

Urtare certe sensibilità, ai giorni nostri, può essere molto pericoloso con un costo che va oltre la dimensione economica. Non è solo un calo delle vendite, nel caso di Barilla, o l'ostracismo dalla guide vinicole, come per Bressan, quello che più conta è l'isolamento sociale.

I due sono caduti in un pozzo senza fondo, da cui potranno uscire soltanto rispettando un assoluto silenzio per mesi, se non anni. Questo è il prezzo della redenzione.

Non si possono toccare impunemente delle minoranze senza pagarne il fio e poco importa che il settore agricolo, più ancora di quello agroalimentare, siano una minoranza. Anzi è un'aggravante.

Bressan avrebbe dovuto capire, prima di uscire con certe esecrabili sparate razziste contro la ministra Kyenge, qual'è la minoranza più forte oggi ma soprattutto che una minoranza non spara contro un'altra minoranza.

Barilla non può permettersi di sbandierare ai quattro venti la sua politica promozional-commerciale, assolutamente tradizionalista, infischiandosene dei gay. Non sta bene, non si fa.

I nostri contro-eroi hanno dovuto, più o meno, fare marcia indietro, chinare il capo e cospargerlo di cenere. Il politically correct ha vinto.

Che l'agricoltura e l'agroalimentare tornino nella loro riserva indiana e non si occupino delle questioni sociali. Certi sconfinamenti, anche se casuali, non sono ammessi.

Mi auguro che il settore agricolo, e quello agroalimentare, disubbidiscano.

Un po' di cautela è opportuna. Urtare certe sensibilità è controproducente, specie se queste hanno imparato a manovrare i mass media. I comparti agricolo e agroalimentare, da questo punto di vista, sono ancora analfabeti.

Auspico però che altre figure, magari imparando dagli errori di Bressan e Barilla, si facciano avanti, facendo sentire la loro voce, spiegando come la pensano.

Certo, verranno commessi molti altri errori, spunteranno altri casi Bressan e Barilla ma magari il food italiano acquisterà una propria dimensione e dignità.

Vi è persino la possibilità che il settore venga ascoltato quando si tratta di temi che lo riguardano direttamente. Non c'è opportunità senza rischi.

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antonio checchi

05 ottobre 2013 ore 19:23

Ho apprezzato moltissimo le tesi di Barilla e Bressan. " Credo" che in democrazia una persona debba scegliere con chi relazionarsi. Non avrei piacere che mio figlio frequentasse ragazze di colore oppure gay. Non per questo devo ghettizzarmi nella riserva indiana.Libero di decidere.

Giuaeppe Bertoni

05 ottobre 2013 ore 15:35

Ottime considerazioni che potrebbero essere anche meno velate poichè le opinioni di Barilla, le altre non le conosco, mi sono parse più che rispettose delle altrui tendenze (come è giusto sia). Al contrario, pare che nessuno possa pensare in modo diverso da certi "autoproclamatisi"
depositari della tolleranza (ma sanno di cosa si tratta?).