Editoriali
E tu che razza di pianta sei?
16 febbraio 2013 | Francesco Presti
Da sempre l’uomo convive con il mondo vegetale, è un legame intenso che va oltre la cultura gastronomica: le piante nei secoli hanno influenzato culture, rituali, modi di dire; il loro impiego nella vita quotidiana coinvolge varie sfere. Basta pensare a piante come l’alloro (e il suo significato nel mondo antico), il papiro (che conserva in molte lingue europee il significato di carta su cui scrivere) o alla simbologia dei fiori cui l’uomo ha associato emozioni o stati d’animo fin da tempi lontanissimi.
Ma potremmo andare oltre, in questa nostra iperstratificata e contraddittoria società civilizzata ci sono molte marginalità: emarginati sociali, nuovi poveri, anziani abbandonati a se stessi, detenuti ed ex detenuti, tossicodipendenti, extracomunitari, portatori di handicap. Diversi a volte per scelta a volte per colpa del destino. Con ogni gruppo sarebbe possibile azzardare un paragone con il mondo vegetale in base a comportamenti e caratteristiche di ogni specie.
I tossico dipendenti li ho sempre paragonati alle piante grasse: i primi vivono ai margini della società e della legalità, le piante grasse trovano il loro ambiente naturale in ecosistemi marginali, difficili, con condizioni estreme. Entrambi sono di difficile manipolazione e trattamento, servono dei bei guanti spessi per non pungersi con le spine che servono a non fare avvicinare nessuno.
I detenuti possono essere messi in relazione al rovo: presente a quasi tutte le altitudini e le longitudini dispongono anch’essi di numerose spine e una sorprendente tenacità all’essere estirpati. I rovi poi attaccano territori in abbandono, proprio com’ è più probabile finire a delinquere in zone dove il tessuto sociale viene meno. I rovi però offrono un frutto prelibato una volta l’anno, un dono tanto succoso quanto effimero. Anche i detenuti possono essere valorizzati se messi in condizione di poter offrire un loro talento che può rappresentare un vero riscatto sociale. Se però conteniamo i detenuti in condizioni disumane al posto di un succoso frutto questi tirano fuori spine ancora più dure e aumentano le difficoltà nella gestione di questa criticità (che potrebbe e dovrebbe invece essere vista come una risorsa).
Poi ci sono gli autistici: uomini e donne apparentemente di un altro pianeta, i cui pensieri non rispondono a nessuno o quasi dei nostri canoni di “normalità”, persone apparentemente incapaci di essere poste sullo stesso piano di noi che ci definiamo ”normodotati” (termine che personalmente trovo privo di senso). Il concetto di normalità è molto sfuggente e relativo, e anche le persone affette da patologie inficianti prestazioni fisiche e mentali possono “produrre” come e quanto una persona non affetta da nessuna patologia. Non solo, ho imparato molto da loro. Ho imparato la semplicità nel vivere, la capacità di dare senza ricevere niente in cambio, la voglia di offrire e ricevere dignità da tutti gli altri esseri viventi in virtù di una sensibilità che in noi “normodotati” è sopraffatta dai piccoli grandi problemi quotidiani. Per me queste persone “speciali” sono come dei bulbi selvatici, che conducono una vita sotterranea protetta da Madre Terra, inaspettatamente però sanno regalare la bellezza di una fioritura a tutti senza ricevere niente in cambio.
Le similitudini potrebbero continuare, e potremmo provare a coinvolgere non solo le sfere più basse della società ma anche quelle più alte: quale pianta vorreste associare alla classe politica? E quale al mondo della finanza? E tu, lettore di Teatro Naturale in quale pianta ti rispecchi?
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Accedi o RegistratiClaudio Bencini
18 febbraio 2013 ore 18:50La Pergola
Approfitto del gradevolissimo articolo del Dott. Presti per pubblicare una mia riflessione sulla similitudine della Pergola ed un modo etico di collaborazione tra le Persone che, quando realizzato, potrebbe rappresentare una valida alternativa financo una difesa da certe "cupole" che troppo spesso provocano danni nella nostra Società influenzandola negativamente. Notate"Pergola" con la "P" maiuscola……. Ho inventato goliardicamente e mi piace utilizzare questo termine a significare che la Pergola non è una loggia essendo di natura biologica anziché in muratura. Se curato da un abile Giardiniere, ogni cespuglio può diventare Pergola; si piega al vento senza spezzarsi; può addirittura ricoprire una loggia di un soffice e piacevole manto senza danneggiarla né soffocarla, ma ottenendone una base solida; più la poti, più ricresce rigogliosa; più piante differenti ci sono, più diventa bella; ogni Pergola è differente dalle altre e costituisce un piccolo ecosistema indipendente; è allegra e fiorita; cresce adattandosi alle condizioni ambientali locali; le singole piante possono essere trapiantate e dare inizio ad altrettante Pergole; attira le api industriose; fornisce riparo e risorse agli animaletti che, se pur di aspetto sgradevole come i gechi, svolgono un ruolo positivo mangiando gli insetti fastidiosi; tiene fuori e protegge dai malintenzionati; è ecologicamente compatibile; è formata da molte piante diverse tra loro, ma accomunate dallo scopo comune di fornire riparo ed abbellire; protegge dal sole d'estate contrastando la canicola; d'inverno quando perde le foglie, utilizza i raggi del sole che, essendo debole in questa stagione, ora fornisce un piacevole tepore; le foglie morte arricchiscono il terreno; cambia colore con le stagioni; più (scusate il termine) ..erda le butti addosso, più si rinforza. Nella nostra Livorno infestata da nugoli di insetti fastidiosi, grigia, inquinata, sempre uguale, deprimente, opprimente, rassegnata, gretta, l'allegria e la linfa vitale di una bella Pergola rincuorerebbe tutti.
antonio checchi
18 febbraio 2013 ore 11:45Articolo meraviglioso. Complimenti. Mai evevo pensato a quale pianta potessi essere.La classe politica la vedrei come un campo di girasoli in una stagione poco piovosa. Stupendi quando devono promettere e prima delle elezioni. Girano sempre il capolino verso il sole tutti uguali e tutti belli. Al momento della trebbiatura però si vedono i risultati; piante con pochi semi, piante rimaste piccole e allora la produzione rimane bassa. E i politici quando devono "fare"...... non fanno.
Al mondo della finanza attribuisco la quercia. Può essere attaccata solo dall'edera.
Ed io a che pianta mi rispecchio? Oggi alla magnolia. Domani ci penserò
Giulio P.
16 febbraio 2013 ore 17:35Bella questa, voglio rispondervi dicendo che se io fossi una pianta sarei senz'altro una di vite, radici ben salde al terreno e se non basta cirri resistenti per tenermi ben saldo al tutor... odio infatti spostarmi da casa. Chiamatela pure pigrizia, ma a me piace così, con un pc in mano ed una buona connessione alla rete mi sento padrone del mondo.
Per quanto poi riguarda le similitudini, in politica vedo tanti bei girasoli, tanta gramigna e quà e la qualche bella pianta di grano come anche nella finanza tanto vischio, edera e anche qui qualche bella pianta di senape come nella parabola del vangelo: semi piccoli ma delle piante grandiose dove trovano riparo tanti uccellini che rappresentano le Banche di Credito
Cooperativo.
Comunità Ondamica
20 febbraio 2013 ore 12:32Interessante l'approccio della similitudine che è alla base di quasi tutto quello che si relazione nella vita. Questo, tra l'altro è il principio fondamentale della medicina omeopatica ("similia similibus curentur") che ne ha fatto sistema medico e chiave di lettura dei fenomeni della salute e malattia. Non solo una pianta ha similitudine con l'essere umano ma anche con i suoi organi sani o malati in virtù anche di quella famosa "dottrina della signatura" sviluppatasi in epoca medioevale e che metteva in relazione parti vegetali con parti umane. Così la noce ricordava il cervello, l'euphrasia l'iride, la chelidonia dai fiori gialli la bile, ecc. L'esperienza fitoterapica e omeopatica ha poi dimostrato che gran parte di queste osservazioni sono corrette. Grazie a Francesco per l'invito a riflettere.