Editoriali

Ecco come finisce l’olio extravergine di oliva italiano acquistato a 3,9 euro/kg. E’ la fine dell’olivicoltura nazionale

Ecco come finisce l’olio extravergine di oliva italiano acquistato a 3,9 euro/kg. E’ la fine dell’olivicoltura nazionale

Ci sono imprenditori che fanno il gioco dell’Italia olivicolo-olearia e imprenditori che giocano la partita per sé. Se si acquista olio extravergine di oliva italiano a 3,9 euro/kg per rivenderlo a 5 euro/litro e posizionarlo a scaffale a 6 euro/litro, c’è chi piange e c’è chi ride. Le aziende imbottigliatrici italiane, già fallite, stanno facendo fallire anche l’olivicoltura nazionale

03 agosto 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli

Presso i supermercati DPiù, fino al 2 agosto, era presente l’olio extravergine di oliva 100% italiano Pantaleo in offerta a 5,97 euro/litro. Sconto 25%. Non un sottocosto.

Non ne discutiamo la liceità e nemmeno mettiamo in dubbio la provenienza dell’olio. Assumiamo che sia un olio extravergine di oliva 100% italiano, vero e originale, e che tutto sia stato fatto nella legalità.

Dopo qualche informazione, secondo quanto ci risulta, l’olio in questione è stato comprato da Pantaleo intorno ai 3,9 euro/kg e rivenduto alla catena di supermercati a circa 5 euro/litro, franco destinazione.

L’ignaro consumatore che ha comprato quella tanica di olio nazionale non sa che ha fatto felici un gruppo di imprenditori veneti affiliati al gruppo Selex, ha fatto felice l’azienda confezionatrice Pantaleo, ha fatto piangere frantoiani e decine o centinaia di olivicoltori che con 3,9 euro/kg non ci pagano neanche le spese vive.

L’ignaro consumatore non sa che, al pari di DPiù e Pantaleo, ha aiutato a far fallire l’olivicoltura nazionale.

Nel gioco al massacro della filiera olivicolo-olearia italiana abbiamo le aziende di imbottigliamento, già tutte in ginocchio o in vendita, che ormai si prostrano senza ritegno alle richieste irricevibili della Grande Distribuzione.

Fare fatturato, guadagnare qualche decimale di quota di mercato per sperare di divenire più appetibili, per sperare che qualche compratore possa avvicinarsi e acquistare marchio e stabilimento. Le speranze di poter sopravvivere in un mercato sempre più competitivo, sempre più concentrato nelle mani di pochi gruppi spagnoli, con marginalità sempre più ridotte, investimenti e cash flow sempre più elevati, sono al lumicino. Molte imprese, poi, non hanno un effettivo ricambio generazionale, complicando uno scenario di per sé rovinoso.

Nel contempo la GDO ha imparato a sfruttare le debolezze dell’industria olearia, mettendo gli uni contro gli altri, in una guerra al centesimo che vede vincente solo la Grande Distribuzione. Tranne qualche rara eccezione, e limitata a qualche volantino, la GDO non ci rimette mai e ci guadagna sempre, in media il 25-35%.

Nel caso specifico dell’olio extravergine di oliva 100% italiano Pantaleo a 5,97 euro/litro:

- il frantoiano ci ha rimesso almeno 3 euro/kg (considerando un costo di produzione minimo di 6,9 euro/kg per un olio border line)

- l’azienda di imbottigliamento Pantaleo ha guadagnato 5-10 centesimi al litro, considerati i costi industriali e di logistica

- i supermercati DPiù hanno avuto un margine lordo di 1 euro/litro (25%), al lordo dei propri costi del 10-15%. Alla fine, però, le famiglie venete proprietarie di DPiù hanno comunque guadagnato almeno 50 centesimi per ogni litro venduto

C’è chi ci perde, e piange. C’è chi sopravvive, sperando di vendere e ritirarsi. C’è chi guadagna e ride.

A seconda delle annate possono perderci gli imbottigliatori e sopravvivere olivicoltori e frantoiani. O il contrario (più spesso).

A ridere, però, sono sempre gli stessi e non pagano mai dazio.

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