Editoriali
L'intelligenza nell'analisi sensoriale dell'olio di oliva e oltre
Partiamo, in modo provocatorio, per chi non le conoscesse, prima le tre rassicuranti leggi della robotica, di Isac Asimov pubblicate nel 1942 nel racconto “Circolo vizioso” poi ripubblicate nella famosa raccolta di racconti “Io robot”
23 luglio 2026 | 14:00 | Giulio Scatolini
Prima di affrontare questa inquietante domanda vorrei iniziare l’algoritmica questione enunciando, in modo provocatorio, per chi non le conoscesse, prima le 3 rassicuranti leggi della robotica, di Isac Asimov pubblicate nel 1942 nel racconto “Circolo vizioso” poi ripubblicate nella famosa raccolta di racconti “Io robot”.
Prima legge. Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
Seconda legge. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
Terza legge. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Poi, infine, per chiudere il preambolo iniziale, con meno ottimismo, citare anche, la non certo rassicurante e apocalittica previsione dello scrittore Alan Turing:
Prima o poi, ci dobbiamo aspettare, che le macchine prenderanno il controllo. Non ci vorrà molto perché ci soverchino.
La prima cosa da evidenziare nella querelle analisi sensoriale-intelligenza artificiale è che quest’ultima presenta dei limiti nonostante le sue affascinanti e straordinarie capacità, in modo particolare appunto quando viene calata in ambiti scientifici e tecnici che devono necessariamente essere estremamente precisi. Questo perché tale tipo di tecnologia risponde sulla base degli argomenti con cui è stata costruita ed elaborata, non riuscendo tuttavia a rispondere in modo affidabile a domande su informazioni scientifiche pubblicate con data successiva alla chiusura della sua fase di immissione dei dati o addirittura questi non erano presenti neanche successivamente al corpus di addestramento dell’I.A.
Quando ci si trova di fronte a una mancanza di informazioni sufficienti per formulare una risposta certa, un modello linguistico generativo può adottare due comportamenti agli antipodi.
In quello migliore dei casi, l’algoritmo dichiarerà in modo chiaro ed esplicito la propria incertezza risolutiva, fornendo così all’operatore una risposta onestamente incompleta che risulta perciò solo parzialmente corretta.
In modo più preoccupante, nel peggiore dei casi, l’I.A. genera una risposta sintatticamente perfetta e, in apparenza, plausibile, ma purtroppo basata su presupposti inventati o non del tutto verificati, dando così origine ad un fenomeno ben conosciuto e temuto: quello delle cosiddette “allucinazioni”.
Questi notevoli pericoli e rischi nascono, nello specifico, quando conoscenze troppo generaliste risultino tali rispetto a domini specialistici come quelli dell’analisi sensoriale.
In tali contesti altamente di nicchia, infatti la maggioranza del know-how operativo risulta essere di natura tacita, strettamente custodito (secretato?) come “proprietà intellettuale” delle singole aziende del food, o ancor più difficile da comunicare all’I.A., perché fonte di dati scarsamente integrati, o di formati tra loro diversi e difficilmente raccordabili.
Trattasi, di sicuro, di innegabili difficoltà in un settore delicato come quello del sistema agroalimentare.
Di conseguenza l’uso dell’intelligenza artificiale è da considerarsi operativamente ed eticamente accettabile solamente quando essa si dimostra ben fondata su base di dati verificabili, controllabili e trasparenti in ogni passaggio e, alla fine, è questo che ci interessa, totalmente affidabili nei risultati.
Rimane infine da considerare l’inversione della certezza ossia che oggi ciò che si vede e si sente è artificiale, salvo prova contraria. Trattasi ossia, coscienti o non coscienti, di una quota crescente degli stimoli, a cui siamo esposti, progettata esclusivamente da algoritmi.
Gli studi più approfonditi su tali problematiche riguardano, come sappiamo, vista ed udito, in quanto sensi su cui le conoscenze elevate sulle tecnologie sintetiche hanno già raggiunto livelli elevati di realismo. Tuttavia sarebbe un grave errore non andare oltre. Infatti l’I.A. sta invadendo l’essere umano anche nei sensi corporei più reconditi e profondi. Trattasi ossia del tatto dell’olfatto e del gusto. Ciò sta avvenendo con una velocità che pochi sono riusciti a cogliere, non coscienti che ciò comporterà conseguenze epocali per l’agroalimentare, la medicina, l’arte, ossia, tutta la futura educazione.
Ora, più che mai, rimane perciò necessario, che siano sempre rispettate le 3 leggi della robotica.
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