Editoriali

L’olio di oliva mondiale alla Spagna, l’Italia resta a guardare: il caso Deoleo-Coricelli

L’olio di oliva mondiale alla Spagna, l’Italia resta a guardare: il caso Deoleo-Coricelli

Il ricco bottino di Deoleo verso Dcoop, Coricelli fuori dalla partita: tra veti, rivalità e politica immobile, l’Italia rinuncia ancora una volta a costruire un campione nazionale dell’olio d’oliva. Nobile decaduta ormai capace solo di autocommiserarsi

13 agosto 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Non voglio distogliervi troppo dal meritato cocomero sotto l’ombrellone.

Deoleo è in vendita e questa non è la notizia.

Deoleo sarà molto probabilmente acquistata da Dcoop, cooperativa delle cooperative spagnole, mentre Coricelli è stata esclusa dalla corsa. E questa è la notizia.

Dcoop, secondo la nostra ricostruzione giornalistica, cederá Bertolli ad Acesur ed entrerà in partnership con Bonifiche Ferraresi (e indirettamente Farchioni) per Carapelli. 

Il governo spagnolo si è attivamente prodigato per favorire Dcoop. Il governo italiano è stato immobile. 

Le associazioni agricole italiane sono state ferme o hanno guardato con benevolenza alla soluzione Dcoop, nonostante gli accordi di filiera sottoscritti con Coricelli. Le associazioni industriali olearie hanno visto con aperta ostilità l’operazione di Coricelli su Deoleo.

Alla fine il mondo dell’olio parlerá ancora più spagnolo con i primi tre gruppi mondiali che saranno iberici.

L’odio per Coricelli può condizionare la politica olearia nazionale?

Ho saputo che in molti in Italia hanno stappato bottiglie di Champagne alla notizia dell’esclusione di Coricelli dalla corsa per Deoleo.

Coricelli sconta una cattiva fama da almeno un decennio e le ragioni le conosco. Anche il sottoscritto ha avuto uno scontro legale con i Coricelli. E lo ricordo bene. Gli scandali, le accuse (mica tanto velate) di fare abbondante uso di olio deodorato e altri trucchi, la politica commerciale estremamente aggressiva, le offerte volantino a prezzi impossibili, lo scippo di quote di mercato ai concorrenti più blasonati, gli strappi associazionistici, storiche rivalità familiari e pure diverse antipatie personali…

Insomma Coricelli, un po' per oggettive colpe e un po' strumentalmente, è diventato il capro espiatorio ideale. Tutti uniti contro Coricelli.

Così si è lasciato spazio a un distinto signore, che ho il piacere di conoscere: Antonio Luque, presidente di Dcoop. Un bel volpino (e scusate la citazione anni 1980), che ha intessuto una fitta rete di rapporti in Spagna e Italia, vincendo la partita. Complimenti. Chapeau!

Lorenzo Coricelli non lo conosco ma, appunto, non è che ne abbia sentito parlare granché bene. Nella partita per Deoleo si è mosso colpevolmente da solo, giocando per sé e ignorando il resto del mondo oleario. Italia compresa. E l’Italia lo ha lasciato solo, anzi lo ha boicottato.  

Bene, anzi benissimo. Ma chi ha avuto il coraggio, ma le definirei più follia e incoscienza, di avventurarsi in questa operazione? Mi sono quindi chiesto se dietro l’aperta ostilità verso Coricelli, in questo caso, non ci sia anche la classica invidia italica.

L’Italia non ha un piano B e un distinto signore spagnolo diventerà ancora più padrone dell’olio mondiale. Conosco l’obiezione: tanto quei marchi erano già in mano straniere. Anzi tanto la stessa Coricelli è più spagnola (Aceites Abasa) che italiana (Pietro Coricelli). 

Bene, anzi benissimo. Ma cosa è stato fatto, oggi che c’era l’occasione, per riportare quei marchi davvero in Italia? È stato fatto solo quello in cui l’Italia è bravissima fin dal Medioevo: genuflettersi al nuovo padrone per ottenerne i favori e qualche briciola (leggasi Carapelli).

Sì è boicottato un signore italiano, sicuramente antipatico, spietato, rampante e arrivista (giudizio dei più), ma alla fine l’Italia continuerà a rimanere più povera di prima, più presa da logiche straniere, più periferia dell’impero. Nobile decaduta e spettatrice capacissima di autocommiserarsi.

Mi chiedo se sarebbe stato possibile un altro finale: un passo indietro di tutti per farne due avanti. Avere un campione dell’olio di oliva mondiale, che giocasse per l’Italia e non per la Spagna, sarebbe convenuto a tutti. 

Me lo chiedo… no, in Italia non si poteva, anzi non si può. Resto un inguaribile idealista e sognatore.

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