Editoriali

I Mastri Oleari si rilanciano con una missione politica: non c’è olivicoltura senza frantoiano

I Mastri Oleari si rilanciano con una missione politica: non c’è olivicoltura senza frantoiano

Il rinnovamento completo dei vertici della morente Associazione dei Mastri Oleari segna un punto di svolta. Il ricambio generazionale imprime slancio a iniziative politiche che contengono stereotipi ma anche una visione

27 luglio 2026 | 10:32 | Alberto Grimelli

Partiamo dalla notizia: un’associazione che sembrava destinata a sciogliersi, i Mastri Oleari, si rinnova profondamente e si rilancia.

Dopo l'assemblea dei soci dello scorso 10 luglio, che ha rinnovato il Consiglio Direttivo, la riunione del 21 luglio ha ufficialmente assegnato le cariche sociali, incoronando Nicola Di Battista come nuovo presidente.

A sostenerlo nella guida dell'associazione saranno Domenica Mossa, eletta vicepresidente, e Filippo Mancino, nominato tesoriere. Il nuovo Consiglio Direttivo è composto da un gruppo di otto professionisti: Stefano Caroli, Nicola Di Battista, Giorgio Gonnelli, Pino Grifa, Filippo Mancino, Domenica Mossa, Giampaolo Sodano e Antonio De Ruosi.

Stante l’esistenza di altre tre associazioni nazionali di frantoiani (FOA Italia, Aifo, Assofrantoi) non era meglio semplificare? Perché nasce una nuova realtà? Per l’ulteriore frazionamento dell’atomo?

Una novità c’è, oltre a vertici associazionistici più giovani e scevri da pregressi e storie politico-associazionistiche che possano imbrigliarli: è la formulazione di un documento politico.

I fondamenti del programma politico

Il Consiglio ha approvato il documento programmatico che orienterà l'attività associativa nei prossimi anni. Al centro dell'agenda figurano:

  • la piena attuazione della Legge della Regione Puglia n. 9 del 14 marzo 2014, dedicata all'impresa olearia;
  • la valorizzazione della figura del mastro oleario e il sostegno ai frantoi che puntano sulla qualità come leva competitiva;
  • la tutela dell'italianità dell'olio extravergine e la promozione delle cultivar autoctone, autentico scrigno di biodiversità, storia e identità dei territori.

Particolare attenzione sarà riservata anche alla crisi della produzione olivicola, che il Consiglio intende affrontare con decisione attraverso l'aumento del potenziale produttivo, il miglioramento delle tecniche colturali e il potenziamento della ricerca scientifica. In questa direzione, verrà consolidata la collaborazione con l'Università di Bari, già da anni partner prezioso per la formazione dei mastri oleari e la diffusione della cultura dell'olio di qualità.

Infine, il nuovo Consiglio Direttivo lavorerà alla definizione di una piattaforma programmatica condivisa con la Confederazione Nazionale dell'Artigianato, con l'obiettivo di rafforzare la rappresentanza del comparto e contribuire a politiche efficaci per il futuro dell'olivicoltura e dell'industria olearia italiana.

Guardiamo oltre la retorica

Chi non vuole il rilancio dell’olivicoltura italiana? Chi non vede la crisi del sistema olivicolo-oleario non nell’ultimo anno ma almeno degli ultimi trent’anni?

Il programma dei Mastri Oleari si apre anche con un po’ di retorica ma non c’è associazione politica che io conosca che non ne fa. Si vola alto ma poi bisogna capire se il punto di caduta ha un senso.

Tra gli obiettivi del mandato spiccano il potenziamento dei corsi professionali per il titolo di mastro oleario, la valorizzazione dell'Albo professionale e la richiesta di una revisione della normativa sull'etichettatura dell'olio extravergine d’oliva che veda al centro il frantoiano.

Ora il senso è chiaro: i frantoiani sono piccoli, brutti e cattivi, ma non se ne può fare a meno. Diciamoci la verità, a chi piacciono i dentisti? Ma esistono, hanno una loro dignità professionale e un ruolo insostituibile.

I corsi professionali, più o meno obbligatori, non piacciono a nessuno. Sono costi e burocrazia. Ma sono, a volte, propedeutici al riconoscimento del ruolo e da qui al riconoscimento pubblico il passo è breve. Detto in altri termini: se il frantoiano è il “professionista” del settore, allora sull’etichetta dell’olio ci deve essere.

Oltre la retorica sulla varietà autoctone e il rilancio dell’olivicoltura italiana, il progetto politico dei Mastri Oleari è tanto ambizioso da apparire utopico, ma almeno c’è e questo è un elemento di novità tra le associazioni di frantoiani.

Buon lavoro a Nicola Di Battista, o più che altro buona fortuna

Il neopresidente ha sottolineato l'importanza di difendere l'identità produttiva italiana: “Vogliamo contribuire alla tutela dell'italianità della nostra produzione, valorizzare le cultivar che caratterizzano i territori e difendere il patrimonio di biodiversità olivicola che rende unico il nostro Paese. La qualità, insieme alla formazione, alla ricerca e all'innovazione, rappresenta la strada per garantire competitività ai frantoi italiani e offrire ai consumatori un olio extravergine sempre più riconoscibile e distintivo”.

Giovane e con grandi ambizioni, un pesce piccolo in mezzo a tanti squali. Teatro Naturale fa storicamente il tifo per le “cause perse”, specie se condite da un soffio di freschezza. Ecco perché l’unico vero augurio che possiamo fare al presidente Di Battista è di non adeguarsi al conformismo, di non perdere il coraggio delle proprie idee e un’anima sognatrice.

La seguiremo con attenzione, caro Di Battista, anche con la vis provocatoria che ci è cara. In bocca al lupo.

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