Editoriali

Più global o più local?

29 settembre 2012 | Alberto Grimelli

Se, come sosteneva il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, “siamo quello che mangiamo”, allora chi siamo?

Una domanda apparentemente banale e che non avrebbe avuto senso porre e porsi fino a qualche decennio fa.

L'intensificazione dei commerci e degli scambi culturali ha portato cambiamenti profondi negli stili di vita di tutti, toccando anche l'enogastronomia.

Intendiamoci, sono sempre esistite le influenze reciproche nella cucina, ma erano limitate alle tavole nobili, con i grandi chef che, come oggi, viaggiavano di corte in corte portandosi appresso ricette ed ingredienti. Un diffuso livello di benessere e mezzi di trasporto sempre più veloci, a partire dal 1900, hanno permesso a più persone di sperimentare nuovi gusti e sapori.

E' così che troviamo frutti esotici sui banchi del supermercato e ristoranti etnici un po' dovunque. E' così che sono stati importati veri e propri stili di consumo, come il brunch e l'happy hour.

Siamo sempre più global.

Ma come ci insegna McDonald, la quintessenza della globalizzazione del cibo, qualcosa sta cambiando. Se prima c'erano solo cheeseburger e Big Mac ora si affacciano anche panini con ingredienti più local. Va bene il brunch ma è meglio se è fatto con prodotti agricoli a Km0.

La voglia di aprirsi al mondo, unita a quella di riscoprire le proprie radici.

Può apparire una contraddizione ma così non è. L'uomo è sempre stato combattuto tra tradizione e innovazione, tra vecchio e nuovo. Un gioco di equilibri. Talvolta vince la rivoluzione, talvolta la restaurazione, molto più spesso si rimane in bilico.

Un equilibrio instabile. Ecco perchè non ci dobbiamo scandalizzare, né ci scandalizziamo più, se vediamo mangiare una pizza napoletana Stg con la Coca Cola o divorare un sushi bevendo un Prosecco.

Tanto più forte è la spinta verso le contaminazioni culturali, tanto più nascerà un sentimento di ritorno alle origini.

Che valga anche in enogastronomia la terza legge di Newton? Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

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