Editoriali
Prezzo e valore non sono sinonimi, neanche in agricoltura
01 settembre 2012 | Alberto Grimelli
I termini valore e prezzo vengono spesso utilizzati come sinonimi ma così non è.
Valore, etimologicamente, è una virtù dell'animo che fa l'uomo eccellente in ogni cosa.
Errore comune è far discendere prezzo da pregio, inteso come valore intrinseco di un bene. Prezzo, invece, è legato ai verbi chiedere, domandare, negoziare.
Il valore è intrinseco, il prezzo è una conseguenza.
Per secoli è stata l'arte del negotio, ovvero del compromesso, a trovare una sintesi tra diverse percezioni e sensibilità sul valore e, a cascata, sul prezzo.
In tempi più recenti si è pensato a un modello più meccanicistico e matematico: le leggi della domanda e dell'offerta. Una semplificazione voluta per togliere soggettività al valore, attribuendogli fattori oggettivi e misurabili. Una necessità per una società in piena rivoluzione industriale, fortemente incentrata sul mercantilismo.
Una rivoluzione culturale che fa sentire i suoi effetti ancor oggi ma che, se messa alla prova dei fatti, dimostra molte lacune.
Facciamo due esempi.
La vita umana ha un'inestimabile valore, ovvero non ha prezzo, eppure ci scandalizziamo se lo Stato versa ingenti somme di danaro per bonificare Taranto e garantire una salute decorosa ai suoi abitanti.
Facebook, fenomeno internet degli ultimi anni, è stato quotato a 38 dollari per azione, salvo dimezzare il suo valore in poche settimane, alla borsa di New York.
Sono sensazioni, percezioni, impressioni ad aver suscitato tali differenti reazioni. E' stata insomma la soggettività umana sul valore ad aver influenzato il prezzo, facendosi beffe di modelli e previsioni.
Questi cortocircuiti nei sistemi mercantilistico e capitalistico, sempre più frequenti soprattutto nelle borse finanziarie, non si manifestano ancora in tutti i comparti.
La terra coltivabile dovrebbe avere un prezzo elevato perchè risorsa limitata e la sola capace di produrre il cibo necessario alla vita. Il prezzo è invece legato a parametri economicistici, ovvero la capacità di produrre reddito, completamente scollegati dal valore intrinseco del bene.
La stessa cosa vale per i prodotti agricoli. Il prezzo lo fa la borsa di Chicago, indipendentemente dal valore del bene. Il grano è grano. L'olio è olio.
Non tutto il grano è grano e non tutto l'olio è olio. Lo sappiamo bene. Così creiamo dei sottoinsiemi: bollini, Dop, marchi. Differenziare per dare valore, ma all'interno dello stesso sistema meccanicistico, matematico ed econometrico.Ma non funziona perchè, come ci ricorda Albert Eintestein “i problemi non possono essere risolti allo stesso schema di conoscenza che li ha creati.”
Occorre ritornare al significato etimologico di valore, intimamente legato all'uomo.
L'olio non è tutto uguale perchè le persone che lo producono non sono tutte uguali, perchè hanno diverse esperienze, conoscenze, perchè vivono in tessuti sociali con differenti culture e tradizioni. Circolarità e disponibilità delle informazioni, anche tecniche e scientifiche, non deve significare omologazione.
Per restituire valore è allora necessario abbandonare l'oggettività e abbracciare la soggettività.
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