Editoriali

Unione europea e Canada: la parola all'agricoltura

Il  Canada uno dei principali esportatori di prodotti agricoli: circa metà della produzione totale è diretta all'esportazione. Il prodotto canadese più importato in Italia è il grano. Attualmente il nostro export in Canada si concentra per il 40% in vino, per il 14% in olio di oliva e per l'8% in prodotti da forno. Analisi ragionata di agricolture molto diverse, in attesa dei voti dei parlamenti nazionali e regionali

14 luglio 2017 | Francesco Presti

Il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement, ovvero “accordo economico e commerciale globale” tra l’Ue e il Canada) ha suscitato nuovamente clamore: il 5 luglio sotto Montecitorio erano presenti agricoltori e allevatori ma anche consumatori, amministratori locali, sindacalisti, ambientalisti e rappresentanti della società civile: una rappresentanza trasversale che esprime molte perplessità riguardo a questo accordo che è in gestazione dal 2009 e che fu pensato per ridurre le barriere economiche tra Canada e UE.

Al momento attuale il CETA deve attraversare ancora molti passaggi infatti se anche il parlamento canadese lo approvasse entrerà in vigore inizialmente in maniera provvisoria e dovrà essere comunque ratificato dai parlamenti nazionali dell’UE. Se anche un solo parlamento nazionale o regionale dell'UE bocciasse l'accordo, l'applicazione definitiva del CETA non sarà più possibile e il trattato non potrà più entrare in vigore.

Al di la degli schieramenti politici e degli scontri ideologici è interessante confrontare la realtà agricola dell’area UE e del Canada e capire come e se l’accordo tiene di conto delle enormi differenze tra questi sistemi produttivi.

Nazione essenzialmente agricola fino agli inizi del XX secolo, oggi il Canada (con 35 milioni di abitanti) è uno dei paesi più industrializzati del mondo. L’agricoltura contribuisce per il 2,2% (2002) alla formazione del PIL canadese e impiega il 3% della forza lavoro (2005), l’abbondante produzione, l’enorme estensione e la popolazione relativamente esigua fanno del Canada uno dei principali esportatori di prodotti agricoli infatti circa metà della produzione totale è diretta all'esportazione .

Solo il 4,6% della superficie territoriale è destinata all’agricoltura, si tratta comunque di una superficie enorme. E' diffusa un'agricoltura estensiva e fortemente meccanizzata che si accompagna alla grande proprietà terriera. Tra le principali colture ci sono i cereali dove predomina il frumento, seguito da orzo, mais, avena e segale. Vengono inoltre coltivate patate e le barbabietole da zucchero. I terreni sono adatti anche a piante industriali come il lino (con circa 9 milioni di q di semi il Canada è il primo produttore del mondo), la colza, la soia e il tabacco. Le foreste coprono circa un terzo del territorio e da sempre costituiscono una grande risorsa, l’essenza più diffusa è l’abete, seguita da pino, cedro, betulla e acero. Il patrimonio forestale, sfruttato secondo criteri di sostenibilità, ha dato vita a una fiorente industria del legno tale da rendere il Canada uno dei maggiori produttori mondiali di legname. Anche l’allevamento genera un forte contributo all’esportazione grazie agli allevamenti di vacche da latte e da carne, all’allevamento dei suini e quello, tecnicamente avanzatissimo, degli animali da cortile. In Canada è permesso inoltre l’utilizzo di molti principi attivi banditi nell’agricoltura dell’area UE e la zootecnia fa uso di ormoni e antibiotici come i vicini americani.

Tentare di descrivere il sistema agricolo dell’area UE è un’operazione assai complessa: con circa 500 milioni di abitanti e il PIL più grande del mondo l’UE è il mercato più appetitoso del globo dove collocare i propri prodotti. Il sistema agricolo è estremamente complesso e variegato, in parte perché esistono notevoli differenze tra le economie e le ricchezze degli stati membri, in parte perché storia, clima e caratteristiche delle singole aree produttive portano con se un notevole bagaglio di tipicità e biodiversità che rendono le nostre produzioni uniche sul panorama mondiale. L’Italia poi, è il più importante contenitore di biodiversità e prodotti tipici che diventano espressioni di tradizioni legate ai singoli territori (tra DOP, IGP, STG e IG italiani si contano circa 360 prodotti), con 13 miliardi di fatturato al consumo realizzato in Italia e all’estero dai prodotti italiani protetti dal riconoscimento comunitario (DOP/IGP) l’Italia detiene la leadership in Europa. La metaÌ€ del fatturato complessivo viene in realtaÌ€ realizzata da tre prodotti: il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma.

In generale è possibile affermare che l’agricoltura UE è caratterizzata da una piccola dimensione aziendale rispetto alle aziende canadesi, con un medio supporto tecnologico alle produzioni e una forte ricerca di produzioni tipiche e di qualità, l’agricoltura UE è caratterizzata da un elevato grado di biodiversità e le aziende sono altamente legate ai territori di origine; il Canada invece – alla stregua dei cugini americani- è caratterizzato da grandi aziende dotate di superfici notevoli con un elevato grado di avanzamento tecnologico, le scelte varietali in campo agronomico e zootecnico sono limitatissime e afferendo in grandi gruppi strutturati le aziende sono fortemente legate ai canali dell’esportazione.

A chi conviene allora questo accordo? Al di la della tipica guerra ideologica combattuta a suon di slogan, l’accordo dovrebbe incentivare le PMI all’esportazione, il riconoscimento di 173 indicazioni Geografiche (IG) dell’UE di cui 41 Italiane (su 289 registrate MADE IN Italy ) è sicuramente un buon inizio. Tuttavia la capacità di generare nuovi canali commerciali sembra essere appannaggio dei grandi gruppi nostrani che già commercializzano i prodotti dell’eccellenza made in Italy in Canada in un mercato governato da regole molto diverse dalle nostre. Attualmente il nostro export in Canada si concentra per il 40% in vino, per il 14% in olio di oliva e per l'8% in prodotti da forno.

E sui nostri scaffali invece cosa dobbiamo aspettarci? Il prodotto canadese più importato in Italia è il grano che già troviamo indirettamente in modo più o meno occulto in pasta e altri preparati a base di farina, seguono prodotti ittici lavorati e conservati che rappresentano il 6% degli acquisti.

Perché, in tutta sincerità, chi comprerà mai in Italia un parmigiano o un prosciutto made in Canada?

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pasquale di lena

16 luglio 2017 ore 11:17

faccio riferimento all'interrogativo finale per dire che tutto dipende dal prezzo. L'olio extravergine di oliva insegna. Puntuale nella presentazione delle differenze tra le due agricolture, ma troppo preoccupato dalle ideologie