Editoriali
Le polemiche sull'etichetta a semaforo per nascondere il fallimento dell'educazione alimentare
Idee controcorrente di Dario Dongo. I semafori sulle etichette potranno essere d’aiuto a sensibilizzare i consumatori su nutrienti e sostanze da tenere sotto controllo, per ridurre gli eccessi e favorire l’equilibrio nella dieta. Non incideranno sul consumo dei cibi tradizionali
14 aprile 2017 | Dario Dongo
Il 9 marzo 2017 Big Food ha riacceso la polemica sui semafori in etichetta, come riportato su Great Italian Food Trade, con uno scopo ben preciso: viral deception. Mascherare il fallimento delle iniziative europee per una sana nutrizione e uno stile di vita equilibrato, portando il dibattito altrove.
La Commissione europea , nel lontano 2005, aveva costituito un’apposita piattaforma ove raccogliere idee e promuovere sinergie pubblico-private volte a mitigare la crescente epidemia di malattie collegate a obesità e sovrappeso. Nei 12 anni trascorsi dal lancio dell’ iniziativa, la situazione epidemiologica è gravemente peggiorata. Dimostrando l’incapacità della grande industria di auto-regolarsi nella produzione e nel marketing di cibo-spazzatura (junk-food).
L’aumento dell’obesità infantile non può certo venire attribuito a un maggiore consumo di alimenti tradizionali (come pasta, olio extravergine d’ oliva, verdura e frutta, latticini, etc.). Bensì al decadimento della qualità della dieta. Con prevalenza dei cibi HFSS (High Fats, Sugars and Sodium), spesso assunti al di fuori dei pasti canonici e di alcuna ragione.
L’educazione alimentare non basta. I giovani continuano a venire bombardati di richiami ad alimenti superflui, come bibite gassate, patatine fritte, dolciumi. I quali ridondano nei messaggi pubblicitari, nei programmi tv (product placemen ) e sui social network .
È indispensabile vietare ogni forma di promozione dei cibi HFSS. Scoraggiarne il consumo mediante apposite politiche fiscali. Vietarne la vendita nei distributori automatici in prossimità di scuole, ospedali e luoghi pubblici a frequenza giovanile. Al duplice scopo di ridurre i consumi di alimenti non idonei rispetto alle attuali esigenze dietetiche della popolazione, e di stimolare le industrie a migliorarne i profili nutrizionali.
I semafori sulle etichette , in questo senso, potranno essere d’aiuto a sensibilizzare i consumatori su nutrienti e sostanze da tenere sotto controllo, per ridurre gli eccessi e favorire l’equilibrio nella dieta. Non incideranno certo sul consumo dei cibi tradizionali. Nessun semaforo, infatti, vanificherà la gioia di un buon piatto di pasta o di una porzione di Parmigiano Reggiano. Ma aiuteranno a evitare di bere Coca Cola come fosse acqua.
La viral deception fomentata dall’annuncio dei giganti industriali è però valsa a scatenare la reazione polemica "fuori tema" delle lobby dell’ agroindustria italiana. Col sostegno del Ministro Maurizio Martina. I quali avrebbero potuto ragionare sul problema sanitario all’origine del dibattito, che incide per oltre il 25% sui costi della sanità pubblica. E invece, con la scusa dello sdegno, nessuno farà nulla.
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