Economia

Prezzo dell’olio di oliva al 16 giugno: allarme speculazione sull’extravergine italiano

Prezzo dell’olio di oliva al 16 giugno: allarme speculazione sull’extravergine italiano

L’ondata ribassista che sta colpendo l’olivicoltura italiana è assolutamente ingiustificata: 5 euro/kg a Brindisi, Taranto e Lecce. Per volere di chi? Si sta ripetendo lo stesso schema che ha portato al crollo della quotazione l’anno scorso, proprio mentre la Spagna accenna a rialzare la testa, con il boom del vergine

16 giugno 2026 | 12:00 | T N

L’ordine di scuderia che è partito da un gruppo di famiglie olearie, abilmente spalleggiate da diversi commercianti di olio, è chiaro: bloccare il mercato e favorire la discesa del prezzo dell’olio italiano.

In realtà il mercato non è completamente fermo, a maggio sono state vendute 11 tonnellate di extravergine nazionale, ma prevalentemente si sono svuotati i magazzini di commercianti e industriali, lasciando ancora le cisterne piene per frantoiani e cooperative. Questo ha suscitato e sta suscitando un’ondata di panico, richieste di stato di crisi e un movimento ribassista sui mercati, artatamente stimolato da quotazioni improponibili su alcune piazze italiane.

Lo abbiamo già detto in tempi non sospetti e lo ribadiamo: Brindisi, Taranto e Lecce sono i benchmark della speculazione sull’olio nazionale. Non un riferimento di prezzo ma di tendenza. E come tale deve essere visto l’ultimo ribasso registrato da Ismea Mercati all’11 giugno su queste piazze: -5,7% e quotazione a 5 euro/kg.

Un trend che ovviamente ha anche ripercussioni sulle vere piazze commerciali dell’olio di oliva, prima fra tutte Bari, dove all’8 giugno Ismea Mercati ha visto la quotazione scendere a 5,95 euro/kg. Poi Foggia, all’11 giugno a 5,55 euro/kg. Si segnalano poi i primi significativi cali in Sicilia a 7,9 euro/kg che tuttavia riesce a resistere all’onda ribassista anche in virtù di scorte limitate a 10 mila tonnellate.

Tutto questo mentre la Camera di Commercio di Bari, al 16 giugno, vede il mercato stabile a 5,9-6,4 euro/kg per l’olio extravergine di oliva, 7 euro/kg per l’olio Dop e Igp e 7,5 euro/kg per il biologico.

Se è vero che l’Italia arriverà a fine campagna olearia con circa 80 mila tonnellate in stock, è altrettanto vero che si profila una campagna olearia media, sicuramente abbondantemente sotto le 300 mila tonnellate, in un contesto internazionale che probabilmente non vedrà un eccesso di offerta. Certe dinamiche odierne sono quindi puramente speculative, volte a portare il differenziale di prezzo tra olio spagnolo e italiano intorno all’euro, come storicamente è stato, annullando il percorso di valorizzazione degli ultimi anni.

Mentre sull’Italia imperversa la bufera della speculazione, la Spagna prova a rialzare la testa dopo la diffusione dei dati erronei sulle vendite di olio di oliva a maggio da parte del Ministero dell’agricoltura iberico. La diffusione di simili dati aveva generato un ribasso del prezzo fino a 3,85 euro/kg ma la correzione immediata dei dati, riportati su valori fisiologici, ha impedito il crollo. Le proteste immediate del mondo cooperativo hanno sortito un immediato effetto.

Infatti al 16 giugno la quotazione dell’olio extravergine di oliva è immediatamente tornata a 3,9 euro/kg, con un trend al lieve rialzo.

Da segnalare, però, l’impennata del prezzo dell’olio vergine di oliva a 3,65 euro/kg al 16 giugno secondo PoolRed e il contemporaneo crollo dell’olio lampante a 3,06 euro/kg.

Cosa è successo? L’allarme delle cooperative, che hanno un peso politico sul governo Sanchez, ha bloccato il flusso di olio nordafricano dai porti iberici verso il mercato, così anche il lavoro di deodorazione delle raffinerie, dando impulso soprattutto al vergine di oliva nelle cisterne delle coop spagnole, utile a miscele con l’extravergine per vendite a basso costo sugli scaffali dei supermercati. Si è rivitalizzato, temporaneamente, il mercato interno spagnolo in attesa di indicazioni più precise sulla prossima produzione che non dovrebbe essere particolarmente abbondante. In generale nel bacino del Mediterraneo non si aspetta una campagna di carica, con riflessi sui prezzi che si vedranno nelle prossime settimane, in particolare laddove El Nino dovesse provocare ondate di caldo e siccità già dalla fine dell’estate.

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