Economia
Agricoltura italiana, aziende sempre più grandi ma meno numerose
L'agricoltura italiana continua a cambiare volto. È quanto emerge dai dati diffusi dall'Istat relativi al 2023, che evidenziano un settore ormai stabilizzato dopo il forte processo di ristrutturazione degli ultimi anni
02 agosto 2026 | 11:00 | C. S.
L'Istat fotografa un'agricoltura sempre più concentrata e orientata alla diversificazione. Cala la superficie agricola utilizzata, aumentano digitalizzazione e livello di istruzione dei conduttori, mentre il lavoro familiare continua a ridursi e il ricambio generazionale resta una delle principali criticità.
L'agricoltura italiana continua a cambiare volto. È quanto emerge dai dati diffusi dall'Istat relativi al 2023, che evidenziano un settore ormai stabilizzato dopo il forte processo di ristrutturazione degli ultimi anni. Se rispetto al 2020 il numero delle aziende agricole attive è rimasto pressoché invariato, il confronto con il 2010 mostra una trasformazione profonda, caratterizzata da una marcata riduzione delle imprese, da una diversa organizzazione produttiva e da un'evoluzione del modello imprenditoriale.
Nel 2023 le aziende agricole attive sono 1.130.358, un dato sostanzialmente stabile rispetto alle 1.133.023 rilevate nel 2020, ma inferiore del 30,3% rispetto al 2010. Anche la superficie agricola utilizzata (Sau) registra una contrazione, attestandosi a 12,3 milioni di ettari, con una riduzione dell'1,9% rispetto al 2020 e del 4,4% nell'arco degli ultimi tredici anni.
Cambia l'assetto delle aziende agricole
La dimensione media delle aziende si attesta a 10,9 ettari, in lieve diminuzione rispetto agli 11,1 ettari del 2020. Permangono tuttavia forti differenze territoriali: il Nord-Ovest presenta aziende mediamente più estese, con 15,9 ettari, mentre il Mezzogiorno si conferma caratterizzato da una struttura più frammentata, con una media di appena 7,3 ettari.
Si modifica anche il rapporto con la proprietà fondiaria. Per la prima volta scende sotto la soglia del 50% la quota di aziende che coltivano esclusivamente terreni di proprietà, passata dal 73,3% del 2010 al 48,8% del 2023, segnale del crescente ricorso ad affitti e altre forme di conduzione.
Più seminativi e maggiore diversificazione
L'utilizzo della superficie agricola si orienta sempre più verso le colture seminative. Tra il 2010 e il 2023 la loro incidenza sulla Sau aumenta dal 54,7% al 57,1%, mentre prati permanenti e pascoli perdono peso, passando dal 26,8% al 24,0%.
Parallelamente cresce la diversificazione produttiva. Nel triennio 2020-2023 aumenta infatti la quota di aziende che coltivano più di tre colture differenti, salita dal 16,2% al 17,9%, a conferma di una strategia sempre più orientata alla riduzione del rischio e alla valorizzazione delle opportunità di mercato.
Irrigazione, superficie stabile ma minore utilizzo
Le superfici irrigabili raggiungono nel 2023 i 3,57 milioni di ettari, in lieve diminuzione rispetto ai 3,75 milioni del 2010. Nonostante ciò, il rapporto tra Sau irrigabile e superficie agricola complessiva rimane sostanzialmente invariato, attestandosi intorno al 29%.
Diminuisce invece la quota delle superfici effettivamente irrigate rispetto a quelle potenzialmente irrigabili, passata dal 64,5% al 61,3%, una tendenza diffusa in tutte le aree del Paese e che riflette le crescenti difficoltà legate alla disponibilità della risorsa idrica.
Crescono le attività connesse
Le aziende agricole mostrano una crescente capacità di integrare il reddito attraverso attività complementari. La quota di imprese che dichiara ricavi derivanti dall'attività agricola, comprese le attività connesse e i sussidi, aumenta dal 73,9% del 2010 all'81,5% del 2023.
Tra il 2020 e il 2023 cresce anche la percentuale di aziende che svolgono almeno un'attività connessa alla produzione agricola, passata dal 5,8% al 6,0%. Tra queste, l'agriturismo rappresenta l'attività economicamente più rilevante, indicata dal 35,6% delle aziende interessate, seguito dal contoterzismo con mezzi propri, che interessa l'11,9%.
Occupazione: meno lavoro familiare, più dipendenti
L'occupazione agricola continua a diminuire. Nel 2023 le aziende impiegano complessivamente circa 2,5 milioni di persone, il 35,6% in meno rispetto al 2010.
Il cambiamento riguarda soprattutto la composizione della forza lavoro. I lavoratori familiari si sono ridotti del 75,3%, mentre quelli non appartenenti alla famiglia sono aumentati del 10,8%, confermando una progressiva professionalizzazione del comparto. I lavoratori stranieri rappresentano il 14,5% degli occupati, con il Nord-Est che registra la quota più elevata, pari al 24,5%.
Giovani ancora pochi, accelera la digitalizzazione
Resta irrisolto il tema del ricambio generazionale. I conduttori con meno di 40 anni rappresentano appena il 7,9% del totale delle aziende agricole, una quota persino inferiore a quella registrata nel 2010 (8,4%).
Migliora invece il livello di formazione degli imprenditori agricoli: la percentuale di capi azienda in possesso di diploma quinquennale o laurea cresce dal 24,0% al 36,4% in tredici anni.
Prosegue anche il processo di innovazione tecnologica. Le aziende informatizzate aumentano dal 3,8% del 2010 al 18,5% del 2023, anche se permane un marcato divario territoriale: nel Mezzogiorno soltanto il 6,7% delle imprese agricole utilizza strumenti digitali, evidenziando la necessità di accelerare gli investimenti in innovazione e competenze per rafforzare la competitività dell'intero sistema agricolo nazionale.
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