Economia

Brasile e mercato globale: l'olio d'oliva riparte con slancio

Brasile e mercato globale: l'olio d'oliva riparte con slancio

Nel primo semestre della campagna 2025/2026 le importazioni brasiliane schizzano, mentre i grandi mercati mondiali segnano un +4,3%. In controtendenza Stati Uniti e Canada

29 luglio 2026 | 12:00 | C. S.

Il mercato mondiale dell'olio d'oliva sta vivendo una fase di vivace ripresa, con il Brasile che si conferma protagonista assoluto. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Consiglio Oleicolo Internazionale (IOC) – l'unica organizzazione intergovernativa che riunisce tutti gli attori della filiera – le importazioni brasiliane hanno fatto registrare un vero e proprio balzo nei primi sei mesi della campagna 2025/2026 (ottobre 2025 – marzo 2026), crescendo del 40,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Un dato che contrasta con il lieve calo dello 0,5% registrato nell'intera campagna 2024/2025, quando il Paese sudamericano aveva importato complessivamente 80.768 tonnellate di olio d'oliva. Ma è proprio quest'ultimo numero a raccontare la forza di un mercato che, nonostante le fluttuazioni congiunturali, viaggia su un solido trend di crescita di lungo periodo.

Per comprendere l'entità del recupero, basti pensare che nella campagna 2015/2016, a causa della crisi economica e del deprezzamento del real brasiliano, le importazioni erano crollate a 50.000 tonnellate, il 31% in meno rispetto al picco del 2013/2014. Oggi, quel record è stato ampiamente superato, con il Brasile che assorbe mediamente circa il 9% delle importazioni mondiali e il 3,1% del consumo globale di olio d'oliva. Un dato ancora più significativo se rapportato al consumo pro capite, che si attesta a 0,4 kg all'anno.

Il trono portoghese e la mappa delle forniture

Nella campagna 2024/2025, la struttura delle forniture al mercato brasiliano conferma il predominio assoluto del Portogallo, che da solo copre il 62% del totale importato. Ma non è solo una questione di quantità: le importazioni dal Portogallo sono cresciute del 20,3% rispetto alla campagna precedente, segnale di un legame commerciale sempre più stretto tra i due Paesi.

A seguire, con percentuali molto più ridotte, si collocano gli altri fornitori storici, che completano il quadro delle importazioni brasiliane.

Olio vergine fa rima con qualità

Per quanto riguarda le tipologie di prodotto, il dato è inequivocabile: gli oli d'oliva vergini rappresentano la fetta più grossa del mercato brasiliano, con l'85% delle importazioni totali. A seguire, gli oli d'oliva (classificati con il codice doganale HS 15.09.90) coprono il 14%, mentre il restante 1% è costituito da oli di sansa d'oliva. Una composizione che conferma la crescente attenzione del consumatore brasiliano verso i prodotti di qualità superiore.

Il quadro mondiale: crescono i grandi mercati, frenano USA e Canada

Allargando lo sguardo al contesto globale, l'IOC rileva che, nello stesso periodo (ottobre 2025 – marzo 2026), le importazioni di olio d'oliva in un panel selezionato di grandi mercati internazionali sono aumentate complessivamente del 4,3% rispetto ai primi sei mesi della precedente campagna oleicola.

Un dato positivo, che tuttavia nasconde andamenti differenziati: la maggior parte dei Paesi analizzati ha infatti registrato volumi in aumento, con due importanti eccezioni. Stati Uniti e Canada, infatti, hanno segnato una flessione delle importazioni, interrompendo la corsa al rialzo che aveva caratterizzato gli anni precedenti.

I numeri chiave in sintesi

  • Brasile (campagna 2024/2025): 80.768 t importate (-0,5% su anno)

  • Brasile (primo semestre 2025/2026): +40,5% rispetto al primo semestre 2024/2025

  • Quota del Portogallo: 62% del totale importato dal Brasile (+20,3%)

  • Prodotti più richiesti: olio vergine (85% del totale)

  • Mercati mondiali (ottobre 2025 – marzo 2026): +4,3% in aggregato

  • Controtendenza: calo delle importazioni per Stati Uniti e Canada

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