Economia

Il falso mito delle altissime giacenze di olio di oliva italiano: 123 mila tonnellate a fine maggio

Il falso mito delle altissime giacenze di olio di oliva italiano: 123 mila tonnellate a fine maggio

Gli stock di olio extravergine di oliva italiano attuali sono gli stessi di quelli del 2022, 2021 e 2020, portando i prezzi a quei livelli ma le quotazioni internazionali allora erano nettamente inferiori. Le vendite di extravergine italiano a maggio a 11 mila tonnellate

15 giugno 2026 | 15:00 | T N

La giacenza di olio extravergine di oliva italiano è di 123 mila tonnellate a fine maggio, a cui si aggiungono 10 mila tonnellate di olio confezionato, secondo i dati di Frantoio Italia dell’ICQRF.

Complessivamente sono giacenti 64 mila tonnellate in Puglia, di cui 33 mila tonnellate a Bari, 16 mila tonnellate in Calabria e 10 mila tonnellate in Sicilia.

Nelle Regioni imbottigliatrici vi sono 11 mila tonnellate in Toscana, 6 mila tonnellate in Umbria e quasi 4 mila tonnellate in Liguria.

Complessivamente in queste sei Regioni vi sono 111 mila tonnellate di olio extravergine di oliva italiano, la quasi totalità dello stock totale.

Buone le vendite a maggio, pari a circa 11 mila tonnellate, per circa 5 mila tonnellate dalla Puglia, 2 mila dalla Calabria e un migliaio dalla Sicilia.

La giacenza di olio biologico al 31 maggio 2026 era di 32 mila tonnellate, in calo di 3 mila tonnellate rispetto a aprile. Regione regina dello stock di olio bio è la Calabria con 8 mila tonnellate, contro le 15 mila della Puglia e le 4 mila della Sicilia.

Sul fronte delle denominazioni di origine restano 13 mila tonnellate, in calo di sole 1000 tonnellate rispetto ad aprile, segno di una difficoltà dell’export verso mercati ricchi, come quelli del nord Europa o degli Stati Uniti.

Ma gli stock sono davvero così elevati da giustificare tanto allarmismo? Alla stessa data nel 2022 eran o di 126 mila tonnellate, nel 2021 di 103 e nel 2020 di 133 mila tonnellate. L’impressione è che gli ultimi anni abbiamo un po’ viziato il mercato con giacenze che nel 2023 erano di 82 mila tonnellate, nel 2024 di 88 mila e nel 2025 addirittura 53 mila tonnellate.

Non devono quindi intimorire i numeri assoluti delle giacenze quanto il rapporto tra volumi giacenti e andamento del prezzo all’origine.

Se guardiamo al 2020, il prezzo medio dell’olio italiano era di 4 euro/kg ma con la quotazione spagnola che oscillava da 2,25 e 2,5 euro/kg, 20 centesimi in più per l’olio greco. Nel 2021 la quotazione media era appena sopra i 4 euro/kg con lo spagnolo a 2,9-3,5 euro/kg e il greco circa 10 centesimi in più. Nel 2022 l’impennata delle quotazioni dall’estate in coincidenza con le previsioni di una brutta campagna olearia in Spagna, con l’Italia oltre i 5,5 euro/kg e un differenziale di prezzi di circa 1 euro/kg rispetto a spagnolo e greco.

Il panico che si è diffuso tra gli operatori sta insomma schiacciando il differenziale di prezzo tra olio spagnolo e italiano ai livelli di 1 euro/kg degli anni 2020-2021-2022, buttando via la costruzione di valore di 2-3 euro/kg costruita negli ultimi anni. Anzi siamo al paradosso che, per alcuni extravergini calabresi, la quotazione degli scambi degli ultimi giorni sia inferiore a quella di veri extravergini spagnoli.

E’ evidente che né in Italia né in Spagna la filiera sappia reggere gli urti di shock di mercato, come i blocchi degli acquisti da parte degli operatori, o operazioni di importazione importanti volte a influenzare il mercato europeo, per non parlare delle ripercussioni della geopolitica. Pochi grandi player in Spagna e gruppetti di famiglie olearie in Italia hanno ormai creato reti commerciali e di informazione/disinformazione capaci di condizionare flussi e prezzi. Il potere negoziale che, per qualche anno era saldamente nelle mani agricole, è passato in quelle industriali.

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