Economia
Boom dell’export europeo di olio di oliva
Il traino dell’export di olio di oliva dall’Europa viene soprattutto da USA, Cina e Australia. In controtendenza Giappone e Brasile. Boom degli scambi nel mercato unico europeo. Balzo delle importazioni di olio dalla Tunisia
29 luglio 2025 | 14:00 | T N
Gli ultimi dati della Commissione europea sugli scambi commerciali di oli di oliva da ottobre a maggio indicano un boom dell’export, cresciuto complessivamente del 18,9%.
Il merito non è tutto o solo dell’aumento dell’export verso gli Stati Uniti, +14,1% a 181 mila tonnellate, ma anche della Cina al +86,2% a 17 mila tonnellate e dell’Australia al + 60,6% a 23 mila tonnellate.
I prezzi più bassi hanno spinto le vendite all’estero, tornate ai livelli di tre anni fa.

Unici dati negativi e in controtendenza sono i cali delle esportazioni in Giappone (-12%) a 19 mila tonnellate e in Brasile (- 12%) a 42 mila tonnellate.
Ottimi segnali anche sul fronte del mercato interno europeo con volumi scambiati per complessive 626 mila tonnellate, in crescita del 33% rispetto all’anno passato.

A farla da padrona è la Spagna con 332 mila tonnellate vendute entro i confini comunitari, di cui 181 mila in Italia fino al 30 aprile 2025. Buono l’export spagnolo anche in Portogallo e in Francia, da 50 mila tonnellate ciascuno.
L’export italiano invece fatica, con 70 mila tonnellate complessive, in crescita del 19% rispetto all’anno passato, vende soprattutto in Germania (28 mila tonnellate) e Francia (12 mila tonnellate). L’Italia, sul fronte dell’export europeo, si posiziona ormai dietro sia alla Grecia (83 mila tonnellate esportate) sia del Portogallo (130 mila tonnellate esportate), cresciuti rispettivamente del 78 e 27%.
Allo stesso tempo si segnala come le importazioni di olio di oliva in Europa da Paesi extraeuropei siano tutte in calo, soprattutto dalla Turchia (-40%), con la sola eccezione della Tunisia che ha ormai rappresenta l’80% dell’olio importato dall’estero nella UE, con 108 mila tonnellate a fine maggio e una crescita del 23%.
Complessivamente la Commissione europea vede, alla fine della campagna olearia, un consumo interno a 1,4 milioni di tonnellate e un export a 760 mila tonnellate con stock finale a 445 mila tonnellate, i livello di due anni fa.
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