Economia

I nuovi equilibri nel mercato mondiale dell'olio di oliva

I nuovi equilibri nel mercato mondiale dell'olio di oliva

La chiusura del 2025 offre indicazioni chiave su produzione d'olio di oliva nel bacino del Mediterraneo, mercati e controlli. L’Italia resta centrale nella filiera globale tra recupero produttivo, pressione sui margini e nuove regole sulla tracciabilità

04 febbraio 2026 | 14:00 | C. S.

A poche settimane dall’avvio del 2026, la chiusura dell’ultimo trimestre del 2025 offre una fotografia utile per leggere e comprendere le dinamiche che stanno già influenzando il mercato dell’olio d’oliva nei primi mesi del nuovo anno. È quanto emerge dall’Osservatorio sul mercato oleario internazionale di Certified Origins, che evidenzia un settore in fase di riequilibrio dopo due anni di forte tensione, con l’Italia al centro di trasformazioni economiche e strutturali rilevanti.

Prezzi: in Italia la correzione più evidente

Nella parte finale del 2025, l’Italia ha registrato una delle correzioni di prezzo più marcate a livello europeo, con riduzioni in alcune aree produttive nell’ordine del 20% rispetto ai massimi del biennio precedente. Un aggiustamento che ha inciso in modo diretto sulle dinamiche di mercato e che continua a riflettersi nelle trattative commerciali di inizio 2026, soprattutto nelle principali regioni produttive del Mezzogiorno. La discesa delle quotazioni non ha però coinvolto in modo uniforme tutte le categorie; infatti, gli oli certificati DOP e IGP e le produzioni di alta qualità hanno mostrato una maggiore tenuta, confermando come il valore dell’olio d’oliva resti strettamente legato a origine, identità e posizionamento qualitativo.

Italia: produzione in recupero, ma struttura di mercato invariata

Sul fronte produttivo, la campagna 2025/2026 vede l’Italia in recupero intorno alle 300.000 tonnellate, dopo le difficoltà delle annate precedenti. Un segnale positivo che, tuttavia, non modifica un elemento strutturale del mercato nazionale. I consumi interni e i bisogni dell’industria italiana per l’export continuano a superare in modo significativo la capacità agricola interna, rendendo di conseguenza l’Italia uno dei principali Paesi importatori di olio d’oliva. In questo quadro, il Paese conferma un ruolo centrale non solo come produttore, ma soprattutto come snodo industriale e commerciale della filiera oleario-oleicola internazionale. Un sistema articolato che comprende associazioni pubbliche e private, agricoltura, frantoi, stoccaggio, imbottigliamento, aziende dedicate al marketing e commercio, e dedicate all’ export e che lavorano in concerto per valorizzare materie prime di diversa origine, generando valore economico, reputazionale e occupazionale sul territorio italiano.

Mediterraneo e mercati: più concorrenza, più complessità

A livello internazionale, la chiusura del 2025 restituisce un quadro produttivo complessivamente stabile ma disomogeneo. In Spagna, primo produttore mondiale, le piogge persistenti dell’autunno hanno rallentato la raccolta e ridotto le rese in alcune aree chiave dell’Andalusia: la produzione raggiungerà circa 1,37 milioni di tonnellate, sostanzialmente in linea con le stime nazionali. La Tunisia si conferma tra i principali protagonisti del Mediterraneo per volumi prodotti (450-500 mila tonnellate stimate), rafforzando il proprio peso nei flussi commerciali globali. La Turchia, intanto, emerge come sorpresa della campagna 2024/2025: il Consiglio Olivicolo Internazionale, infatti, stima una produzione record di 505 mila tonnellate (215 mila nel 2023/24) e una maggiore apertura all’export, pur con qualche incertezza legata al quadro regolatorio sulle esportazioni. Sul fronte dei mercati, gli Stati Uniti restano uno sbocco fondamentale per l’olio d’oliva europeo e mediterraneo, pur in un contesto reso più complesso da dazi, incertezze normative e dalla debolezza del dollaro. Questi fattori potrebbero influenzare le trattative commerciali per il 100% italiano DOP e IGP, per via dei volumi minori disponibili in alcuni casi e, in generale, il prezzo più alto rispetto ad altre origini. Parallelamente, l’avvio del 2026 si apre con segnali di una possibile diversificazione delle destinazioni dell’export: i negoziati commerciali portati avanti dall’Unione Europea con nuovi partner come l’India e i Paesi del Mercosur, infatti, aprirebbero vie commerciali verso sei Paesi. Solo in India, gli esportatori europei entrerebbero un mercato composto da 1,46 miliardi di persone, a cui si aggiungerebbero i circa 295 milioni di abitanti dei cinque Paesi attualmente attivi nel Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia).

Controlli e tracciabilità sempre più centrali

L’aumento della competizione internazionale e l’evoluzione degli accordi commerciali stanno inevitabilmente riportando al centro del dibattito il tema dei controlli e della tracciabilità. In Italia, quest’ultima è da tempo un pilastro dell’ordinamento alimentare, mentre altri grandi Paesi produttori, come la Spagna, hanno annunciato un rafforzamento dei sistemi di controllo a partire dal 2026. Secondo l’Osservatorio, in un mercato sempre più complesso la tutela del valore non passa attraverso logiche di chiusura o contrapposizione tra origini, ma attraverso la capacità di rendere misurabili e verificabili qualità, identità e provenienza dei prodotti, riducendo lo spazio per ambiguità e pratiche scorrette lungo la filiera.

Uno scenario che incide già sulle scelte del 2026

Le dinamiche emerse a fine 2025 stanno già influenzando le prime decisioni commerciali del 2026, dalla gestione dei prezzi alla pianificazione degli approvvigionamenti. In questo contesto, la sfida per il settore sarà coniugare competitività e trasparenza, favorendo una segmentazione chiara dell’offerta a scaffale, capace di distinguere valore, origine e profili dei diversi oli presenti sul mercato.

“Il modo in cui il 2025 si è chiuso sta già incidendo sulle scelte di inizio 2026 - commenta Giovanni Quaratesi, Head of Corporate Global Affairs di Certified Origins - L’Italia resta un nodo centrale della filiera: produce meno di quanto consuma internamente ed esporta, opera in un mercato globale sempre più competitivo e ha bisogno di strumenti chiari per valorizzare il proprio ruolo. In questo scenario, la vera tutela del valore passa da trasparenza, tracciabilità e capacità di comunicare in modo corretto cosa c’è dietro ogni prodotto, a beneficio di produttori, industria e consumatori.”

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