Economia
Battura d’arresto dell’export europeo di olio di oliva ad aprile

Dopo i record di febbraio e marzo, in gran parte dovuti alle importazioni negli Stati Uniti pre dazi, si raffredda l’export di olio di oliva ad aprile, restando però ai livelli medi delle ultime cinque campagne olearie
10 luglio 2025 | 15:00 | T N
Il raffreddamento dell’export di olio di oliva ad aprile, in coincidenza con l’entrata in vigore dei dazi di Trump e la situazione di incertezza economica geopolitica, era ampiamente atteso ed è stato molto meno intenso di quanto ci si potesse attendere.
Non è stato né uno stop né una frenata, solo un rallentamento che ha portato i livelli dei volumi esportati a quelli medi degli ultimi cinque anni.
Erano i volumi record di gennaio, febbraio e marzo a impressionare, l’arretramento era fisiologico.
A gennaio l’Unione europea ha esportato 58 mila tonnellate, il secondo dato più alto dell’ultimo quinquennio, dopo il 2020/21. A febbraio l’export ha toccato le 65 mila tonnellate, appena 1000 tonnellate in meno del 2021/22. A marzo sono state toccate le 74 mila tonnellate, terzo miglior risultato dell’ultimo periodo.
Cumulativamente l’Europa ha esportato, in questa campagna olearia e fino ad aprile, 409 mila tonnellate di olio di oliva, contro i 429 mila della media delle ultime cinque annate, e le 450 mila tonnellate medie dei primi anni 2020.
La battuta d’arresto di aprile è poi piuttosto relativa se consideriamo che sono state esportate 69 mila tonnellate contro le 68 mila della media delle ultime cinque annate.
Considerando che i volumi venduti nei primi tre mesi della campagna olearia 2024/25 sono stati in forte deficit, in media 10-20 mila tonnellate/mese meno della media quinquennale, occorre considerare il recupero prodigioso nei primi quattro mesi del 2025.
E’ probabile che anche i dati di maggio e giugno seguiranno la stessa linea, con una tendenziale stabilità rispetto alla media degli ultimi cinque anni, anche perché i volumi disponibili di prodotto rimangono comunque limitati.
A dominare la scena dell’export è sicuramente la Spagna che vale il 55% dell’olio di oliva commercializzato all’estero dell’Unione europea, seguita dall’Italia con il 32%, al terzo posto il sorprendente Portogallo con l’8% (con l’unico mercato di riferimento che è il Brasile), e poi la Grecia con il 3%.
In un confronto tra Italia e Spagna vediamo che i maggiori volumi spagnoli sono venduti prevalentemente in Gran Bretagna e Australia, con una netta prevalenza anche negli Stati Uniti (65 contro 78 mila tonnellate), mentre sono sostanzialmente equivalenti in Giappone con il sorpasso italiano in Canada (10 mila contro 7 mila tonnellate).
A livello di scenario generale, la Tunisia ha quasi esaurito i suoi stock di olio per l’esportazione e la Spagna guarda con preoccupazione alle scorte che potrebbero scendere ai livelli del 2024 già a settembre, rendendo più complicato il collegamento tra le annate.
Una situazione che comunque proietterà l’Europa intorno alle 750 mila tonnellate di export di olio di oliva entro la fine della campagna olearia o forse anche di più se la Tunisia non riuscirà a strappare condizioni di miglior favore rispetto ai dazi al 25% con gli Usa che dovrebbero partire dal 1 agosto. Oggi infatti la differenza di prezzo tra olio tunisino e spagnolo è inferiore al 5% ma dovrà riallinearsi nel momento in cui, come appare probabile al momento, l’UE potrà avere dazi al 10% e la Tunisia al 25%.
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