Economia
Lo stato dell’economia agroalimentare italiana nei primi mesi del 2025
Le importazioni agroalimentari nel primo trimestre 2025 sono aumentate in valore del 12% rispetto al primo trimestre 2024. Le esportazioni nei primi tre mesi del 2025 sono aumentate del 6% su base tendenziale
10 luglio 2025 | 16:00 | C. S.
Nei primi mesi del 2025 l’attività economica globale ha mostrato segni di rallentamento per il clima di incertezza che domina il contesto economico e geopolitico internazionale. In tale contesto, si stima una decelerazione del Pil mondiale quest’anno (da +3,3% del 2024 a +2,8% del 2025), con una moderata ripresa nel 2026 (+3,0%).
Secondo Ismea l’agroalimentare italiano ha da sorridere.
L’agroalimentare italiano nel contesto economico
Nel primo trimestre 2025, il Pil italiano ha evidenziato una crescita dello 0,3% rispetto al livello dell’ultimo trimestre del 2024 e dello 0,7% su base tendenziale. Il valore aggiunto agricolo è aumentato dell’1,4% a livello congiunturale, mentre è rimasto fermo su base tendenziale.
I prezzi dei prodotti agricoli nazionali, misurati dall’indice Ismea, sono aumentati del 2,3% rispetto al livello del primo trimestre 2024. La crescita tendenziale è la sintesi di un incremento dei prezzi dei prodotti zootecnici (+11,6%) e di una riduzione di quelli dei prodotti vegetali (-4,5%). Rispetto all’ultimo trimestre del 2024 i prezzi mostrano una riduzione del 4,1%, dovuta interamente alle coltivazioni.
L’indice dei mezzi correnti di produzione dell’agricoltura del primo trimestre 2025, elaborato dall’Istat, è rimasto sostanzialmente stabile rispetto a quello del primo trimestre 2024, mostrando invece una lieve crescita rispetto ai livelli dell’ultimo trimestre del 2024 (+1,6%).
Passando alla fase di trasformazione, nel primo trimestre 2025 i ritmi produttivi dell’industria alimentare, delle bevande e tabacco sono aumentati, come suggerito dalla crescita su base tendenziale dell’indice della produzione industriale dell’1,6%, a fronte di una riduzione del 3% del manifatturiero nel complesso.
Le esportazioni italiane agroalimentari nei primi tre mesi del 2025 sono aumentate del 6% su base tendenziale, sforando i 18 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo il valore dell’export nazionale complessivo è cresciuto del 3,3%. È aumentato il valore delle spedizioni all’estero di tutte le principali produzioni del made in Italy (vini in bottiglia, caffè, prodotti di pasticceria e panetteria, spumanti e i formaggi stagionati); in riduzione l’export in valore della pasta e stabile quello dell’olio extravergine di oliva.
Le importazioni agroalimentari nel primo trimestre 2025 sono aumentate in valore del 12% rispetto al primo trimestre 2024, a fronte di una crescita del 7% delle importazioni totali nazionali. In particolare, a gennaio-febbraio 2025 sono aumentate su base annua le importazioni di caffè non torrefatto, dei bovini vivi e del mais. Si è ridotto il valore dell’import dell’olio extravergine di oliva e dei prosciutti.
I consumi domestici dei prodotti agroalimentari
Secondo i dati dell’Osservatorio sui consumi alimentari Ismea-NielsenIQ, la spesa delle famiglie italiane nel primo trimestre 2025 è aumentata del 3,8% rispetto all’analogo periodo 2024.
Nel primo trimestre dell’anno ci sono stati incrementi di spesa importanti per le carni e i prodotti ittici in aumento anche la spesa per i prodotti lattiero-caseari, trainata da formaggi e yogurt. Sono aumentati anche gli acquisti di pane e sostituti e di piatti pronti; in lieve flessione la spesa per la pasta, a fronte di un aumento dei volumi; dinamica positiva anche per la spesa di frutta e verdura fresca. In contrazione gli acquisti di vini e spumanti; dopo due anni, è diminuita la spesa per l’olio extravergine di oliva, per cui si sono registrati notevoli incrementi degli acquisti in volume.
L’analisi socio-demografica presenta un quadro in cui le famiglie under 55, sia con figli grandi che con figli piccoli, hanno subito un aumento della spesa alimentare rispettivamente dell’8,1% e del 6,7%; di contro, i nuclei familiari con responsabile di acquisti over 55 senza figli in casa hanno ridotto la spesa dell’1,5%, mentre i nuclei monocomponenti over 55, che finora erano il segmento trainante della spesa, hanno mostrato una crescita inferiore alla media nazionale (+2,3%). Sono aumentati in misura superiore alla media nazionale, i valori della spesa negli areali del Sud (+5,5%), seguiti dal Centro (+4,4%), dal Nord Ovest e dal Nord Est (rispettivamente +3,6% e +1,8%).
Anche relativamente ai canali distributivi, c’è da evidenziare un recupero dei canali tradizionali (+14% il valore degli acquisti rispetto al primo trimestre 2024). Il supermercato resta il canale prevalente con il 41% di share e una performance positiva del 4,4%, seguito dal Discount dove l’incremento del valore degli acquisti è stato del 3,6%.
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