Cultura

L'olivo protagonista in uno splendido dipinto de Il Perugino

L'olivo protagonista in uno splendido dipinto de Il Perugino

Ci troviamo intorno al 1500 ben 200 anni dopo che Giotto dipinse gli olivi a palma ad Assisi nella Basilica Superiore e a Padova nella Cappella degli Scrovegni. Pianta difficile da realizzare, non fosse per le caratteristiche olive nere

12 giugno 2025 | 16:00 | Giulio Scatolini

Non tutti sanno che al Louvre di Parigi, uno dei musei più belli e prestigiosi del mondo, è in splendida mostra uno strepitoso dipinto di Pietro Vannucci (detto il Perugino) commissionato, all’artista umbro, dalla Marchesa Isabella d’Este di Mantova.

Il dipinto fu realizzato dal 1503 al 1505 e ha come soggetto Il tema allegorico della “Lotta tra Amore e Castità”.

Sembra che la progettazione e la tematica dell’opera fosse stata argomento epistolare tra il Perugino e la stessa Marchesa d’Este, sin dal 1497, anche se il contratto risulta firmato nel gennaio 1503. Nella famosissima lettera, allegata al citato contratto, esiste una dettagliata descrizione delle tematiche da rappresentare:

“La poetica nostra inventione, la quale grandemente desidero da voi essere dipinta, è una di Castità contro Lascivia, cioè Pallade e  Diana combattere   virilmente conto Amore e Venere.

E Pallade vol parere quasi quasi de aver come vinto Amore, havendoli spezato lo strale d’oro et l’arco d’argento posto sotto li piedi ……

Et per più expressione et ornamento della pittura dallato di Pallade li vuol esser la oliva arbore dedicata allei, dove lo scudo sia riposto col capo di Medusa, facendoli posare fra quelli rami la civetta, per essere ucciello proprio di Pallade; dallato di Venere si debba farli el mirto, arbore gratissima allei. ………

Ma parendo forse voi che queste figure fussero troppe per uno quadro, a voi stia di diminuire quanto vi parerà, purchè poi non li sia rimosso el fondamento principale, che è quelle quatro prime, Pallade, Diana, Venere, et Amore. Non accadendo incomodo mi chiamerò satisfatta sempre; a sminuirli sia libertà vostra, ma non agiungnierli cosa alcuna altra”.

Come si comprende leggendo questa famosa lettera, nel tema letterario-pittorico, specifico in tutte le parti, il Perugino poteva omettere solo qualche episodio secondario del dettagliatissimo programma stabilito dalla Marchesa d’Este, ma era assolutamente proibito all’artista, di aggiungere figure di sua invenzione o di fare modifiche: quando il Perugino dipinse una Venere nuda, anziché vestita, Isabella d’Este, attraverso i suoi collaboratori che seguivano, con continuità, il procedere del dipinto, protestò vigorosamente.

Alla consegna dell’opera quindi la Marchesa non rimase pienamente soddisfatta: avrebbe voluto  che il dipinto fosse stato realizzato ad olio, piuttosto che a tempera, come invece preferiva il Perugino. Di conseguenza il compenso per l’artista fu, la non alta cifra, di 100 ducati.

Da ricordare che nel famoso contratto-lettera era anche incluso un disegno con una bozza del dipinto da realizzare. Al momento, questo prezioso disegno-bozza risulta purtroppo perduto.

Ricordiamo che ci troviamo intorno al 1500 ben 200 anni dopo che Giotto dipinse gli olivi a palma ad Assisi nella Basilica Superiore e a Padova nella Cappella degli Scrovegni.

Ebbene ancora nel 1500 gli olivi vengono dipinti raramente (perché pianta difficile da realizzare simile, da un punto di vista pittorico) e nel modo appunto del Perugino, ancora distante da una rappresentazione reale dell’olivo. Infatti la pianta del mirto risulta quasi uguale e per questo, in aggiunta sull’olivo, per distinguerlo, vengono rappresentate le olive nere e la civetta.

Ma in quale luogo avviene questa lotta?

Forse io dico, naturalmente scherzando, dalle parti di Nicola e Valentina Solinas, dell’azienda Masoni Becciu, in Sardegna, dove Olivo e Mirto convivono meravigliosamente. 

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