Cultura
Il gatto nero, un simbolo di sfortuna
Il gatto, anche dopo la sua addomesticazione, è sempre stato circondato da un aura un po' misteriosa. Il gatto nero nel Medioevo cristiano assume inequivocabilmente delle connotazioni sataniche
21 marzo 2025 | 18:00 | Giulio Scatolini
La convinzione che incontrando un gatto nero si va incontro alle sventure è così radicata in noi che diventa assai improbabile che anche la persona non superstiziosa, vedendone uno che attraversa la strada mente cammina o guida l’automobile, riesce a non avere un minimo di disagio e anche in modo fuggevole ha il dubbio se proseguire indifferente, o fermarsi in modo che passi un altro, o addirittura tornare indietro di strada.
Personalmente sono stato testimone che mentre viaggiavo in macchina con un amico sulle dolci colline di Firenze, attraversando all’improvviso un piccolo gatto nero, l’amico facendo una frenata brusca è stato tamponato da una macchina che lo seguiva.
La sventura è stata data da lui che ha frenato bruscamente, non certo dal gatto che attraversava.
Questo nefasta credenza legata all’attraversamento di una strada che percorriamo da un animale si perde nei tempi, anche se inizialmente non riguardava il gatto.
Fu adorato dagli egizi (la dea Bastet, divinità della gioia e del piacere aveva la forma di gatta).
Ovidio nelle “Metamorfosi” scritte tra il 332 e il 325 a.C. racconta che il gatto è l’animale in cui Diana sceglie di trasformarsi per sfuggire alla persecuzione del gigante Tifeo che ha costretto gli dei a riparare in Egitto celandosi sotto le sembianze di alcuni animali.
Teofrasto, discepolo di Aristotele, scienziato e filosofo dell’antica Grecia che visse dal 371 a. C. al 287 a.C. ad Atene, nel suo libro
“i caratteri” descrive una serie di tipi umani, tra cui il superstizioso. La giornata di tale persona è punteggiata da innumerevoli precauzioni e rituali: “si turba se al suo passare cantano le civette e, in particolare se una donnola (non un gatto quindi) gli attraversa la via, non va oltre prima che un altro sia passato di là, o che egli stesso abbia a gettare tre sassi oltre quel tratto di strada”. E a questa credenza come se fosse del tutto ovvia e familiare, per gli spettatori, fa riferimento Aristofane in una famosa commedia (l’assemblea delle donne).
Esiste quindi un rapporto privilegiato del gatto con la femminilità. Nella mitologia tedesca la bellissima Freya, dea della fertilità, è portata da un carro trainato da una coppia di gatti, mentre nel famoso saggio sul folclore, scritto in diversi volumi dall’ antropologo e storico siciliano Giovanni Pitrè, i locali abitanti ritengono che il gatto è protetto da santa Marta o da santa Agnese. E’ lo stesso studioso che asserisce che “ …l’essere che più si avvicina al gatto è la donna”.
Tuttavia in un determinato tempo, non sappiamo con precisione quando, ma probabilmente in epoca medioevale, il posto della donnola viene preso dal gatto, animale altrettanto notturno e predatore.
In effetti il gatto, anche dopo la sua addomesticazione, è sempre stato circondato da un aura un po' misteriosa, incarnata da un carattere distaccato e individualista, elegante e silenzioso nei passi, pronto ed agile a catturare le prede, insieme alla sua capacità di apparire e di sparire come per magia, con la dotazione naturale di vedere al buio, quasi fosse dotato di note soprannaturali.
Molto probabilmente quindi la superstizione di sventura nasce nel Medioevo quando l’ambivalenza verso la sessualità femminile e il terrore delle streghe trovano un punto di coagulo simbolico nel gatto nero che nel Medioevo cristiano assume inequivocabilmente delle connotazioni sataniche. In tutto il folclore europeo questo è l’animale per eccellenza del diavolo e delle streghe, sotto le cui sembianze essi si nascondono per fare del male agli uomini.
Per molti secoli i gatti hanno scontato questa identificazione con persecuzioni e violenze alle quali venivano sottoposti nel corso di feste e celebrazioni annuali. In molte regioni d’Europa grandi quantità di gatti venivano bruciati vivi nei fuochi accesi nella notte di San Giovanni o in altre occasioni.
Nel XII e XIII sec. Questa identificazione appare in Europa ormai così consolidata e diffusa non solo nelle credenze popolari ma anche negli uomini di cultura, come è attestato da “Otia imperiale” (Gervasio da Tilbury 1212), emerito professore dell’Università di Bologna il quale afferma senza esitazione che “le streghe nelle loro scorribande notturne prendono le sembianze del gatto nero”.
Esistono tuttavia anche credenze positive sul gatto nero.
E’ segno di fortuna se visto come prima cosa al mattino o ancor meglio a Capodanno.
I dolori articolari si potevano guarire frizionando con il grasso riscaldato di un gatto nero.
Negli Stati Uniti invece si considera un segno positivo essere seguiti da un gatto nero.
Ma di sicuro possiamo essere certi di una cosa: di qualsiasi colore sia un gatto esso sarà sempre un ottimo cacciatore di topi.
Bibliografia
Helmut Hiller Dizionario delle superstizioni. 1993
Bonomo. Caccia alle streghe 1959
Pitrè G. Usi e costumi credenze pregiudizi del popolo siciliano. 1913
Massimo Centini. Il libro delle superstizioni 2000
Paolo Bartoli. Tocca Ferro. 1994
Di Nola. Lo specchio e l’olio 1993
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