Cultura
Ecco perchè il ferro di cavallo porta fortuna

Anche se il ferro di cavallo, assieme al quadrifoglio rappresenta il simbolo della fortuna popolare più usato come amuleto, la sua origine non è certa. Per portare fortuna, però, non va cercato intenzionalmente, né ricevuto in regalo, né tantomeno acquistato
14 febbraio 2025 | 18:15 | Giulio Scatolini
Anche se oggi il ferro di cavallo è considerato un semplice portafortuna, nel passato il suo influsso di potente amuleto che oltre a portare fortuna, allontanava i fulmini e gli incendi, era ritenuto realmente valido, solo se di tale oggetto si fosse venuti in possesso in una certa maniera, e si fosse sistemato, nell’abitazione, in un certo modo.
Secondo quanto tramandato dalle tradizioni infatti, per essere realmente efficace il ferro di cavallo deve essere trovato in modo casuale per terra e, quindi, non cercato intenzionalmente, né ricevuto in regalo, né tantomeno acquistato; il suo parere di allontanare le disgrazie era più forte se, al momento, esso fosse stato intero e di conservare ancora dei chiodi, con la quale era stato fissato allo zoccolo del cavallo; tuttavia anche il ritrovamento di un suo semplice frammento è sinonimo, anche se in modo più blando, di fortuna. In Sicilia si ritiene che il ferro di cavallo trovato, per portare veramente fortuna, deve mancare di una delle due estremità: lo riferisce Giuseppe Cocchiara nel saggio La vita e l’arte del popolo siciliano nel museo Pitrè. Secondo altre credenze esso procura numerosi clienti e alti guadagni ai commercianti.
Esistono anche numerose variabili sul modo in cui, per ottenere, il suo forte influsso positivo, bisogna appenderlo alla porta od alla parete; secondo alcune credenze esso va appeso con le punte posizionate verso il basso; secondo il nostro (perugino) G. Bellucci invece (mostra 3 febbraio – 20 giugno 2024: La Magia degli Amuleti. Umbria e Sardegna vicine o lontane? Collezionismo e archeologia) il ferro di cavallo veniva posizionato con le punte riverse verso l’alto, perché in tale maniera esso veniva equiparato alle corna e ne assumeva il suo forte potere. Le corna possiedono appunto tali potenti proprietà positive perché definite da un simbolismo ambivalente: esse infatti, da una parte, rappresentano un principio attivo e maschile per la loro forma e per la loro forza di penetrazione, dall’altra un principio passivo e femminile per la loro apertura a modo di lira e di ricettacolo: riunendo questi due principi nella formazione della propria personalità, l’essere umano, considerato nella sua interezza, arriva alla maturità, all’equilibrio, all’armonia interiore.
In Francia, secondo quanto riferito da E. Riviere nel saggio Le fer du pied des equides … Legendes et superstitios … non si appende appunto con le estremità rivolte il basso perché si paventa che così facendo la fortuna invece di essere attirata su di se, si disperderebbe al suolo.
Anche se il ferro di cavallo, assieme al quadrifoglio rappresenta il simbolo della fortuna popolare più usato come amuleto, nessuno conosce la sicura origine di questa connessa superstizione che, in ogni caso, è di certo assai antica.
Secondo il saggio di Riviere l’origine di tale credenza sarebbe nata in Gallia verso il IV secolo; in tale studio si sostiene anche che i ricchi Romani e gli stessi imperatori calzavano i propri cavalli con dei sandali d’oro e d’argento e che quando questi preziosi oggetti si staccavano dalle zampe degli animali, con noncuranza li abbandonavano a terra lasciandoli raccogliere ai fortunati che li passavano così che “… se la superstizione connessa al ritrovamento di un ferro di cavallo risale all’epoca degli imperatori romani, lo si deve prima di tutto alla rarità di questo ritrovamento… In seguito lo si deve al valore intrinseco del metallo servito a fabbricare, in certi momenti, i ferri dei cavalli degli imperatori romani … Così si stabilì rapidamente nel popolo, l’idea di considerare veramente fortunato un passante che riuscisse a scoprire, per primo … una di queste in oro o in argento, e a raccogliere subito il detto oggetto per portarselo a casa”.
Scrive a tale proposito Plinio: “Un ferro di cavallo, venuto via dallo zoccolo, come spesso capita, se lo raccoglie e lo si conserva da qualche parte, farebbe passare il singhiozzo nel momento stesso in cui torna in mente dove l’abbia riposto”.
Alcuni studiosi tuttavia non sono concordi nel dare un’interpretazione così lineare e materiale e si sono orientati verso ipotesi di tipico magico – religioso in virtù anche di numerosi rituali terapeutici che si affidano a questo tipo di amuleto.
Famoso a tale proposito è il “ferro della mula di San Domenico” a Cocullo, un paese abruzzese di alta collina dove, secondo il racconto della tradizione popolare, un giorno San Domenico, passando da quelle parti ebbe necessità di far rifare il ferro alla sua mula; al momento di pagare il fabbro chiese una cifra molto alta; San Domenico trovando questo prezzo non giusto ordinò allora alla mula di ritogliersi il ferro che miracolosamente si schiodò dalla zampa a seguito di una vigorosa scrollata. Il ferro fu allora raccolto e conservato da quel giorno come prodigiosa reliquia che proteggeva dal morso dei cani rabbiosi.
Secondo altre interpretazioni il ferro di cavallo porta fortuna perché la sua forma ricorda la luna crescente che è un altro potente amuleto.
La funzione magico – protettiva del ferro di cavallo è invece, secondo lo studioso americano Apfel Marglin F., da ricollegare alla sua forma che allude ai genitali femminili e pertanto l’usanza di collocarlo a protezione della soglia di casa rappresenterebbe una reminiscenza dell’antichissima valenza simbolica attribuita al sesso della donna; questa connessione tra le due entità sarebbe tra l’altro confermata dal fatto che il ferro è un metallo che si estrae dalla profondità del grembo della terra; ad un significato sessuale collegato con questa superstizione pensa anche lo psicanalista E. Jones il quale nei Saggi di psicoanalisi applicata. Il folklore, antropologia, religione, sostiene che la collocazione del ferro di cavallo sulle porte delle stalle è da collegare alla sua somiglianza con “l’organo genitale della giumenta o della giovenca, esibito nei paesi orientali per allontanare il malocchio”.
Ricordiamo infine, a titolo di curiosità, che Helmut Hiller, nel suo Dizionario della superstizione, scrive, a proposito del ferro di cavallo, che addirittura “in diversi luoghi, per scacciare le malattie e gli spiriti maligni, se ne mette uno nella culla dei bambini”.
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