Cultura
Nacque all'Elba, grazie a Napoleone, una delle prime Doc al mondo
Scoperto, tra le carte degli archivi dell’Isola D’Elba, il “Privilegio dell’Imperatore” con il quale Napoleone nel 1809 permetteva ai vini dell’isola di non pagare i dazi di pedaggio se accompagnati dal certificato d’origine. Una sorta di Doc ante-litteram
24 maggio 2019 | C. S.
“Gli abitanti dell'isola d'Elba sono forti e sani perché il vino dell'isola dà forza e salute”. Lo diceva spesso Napoleone al suo rientro in Francia. E come dargli torto? Sarà merito del sole, della brezza marina, dei profumi della macchia: i vini dell’isola sono davvero pregiati, unici. Fu proprio Napoleone a istituire la prima DOC elbana come è stato illustrato nel recente convegno dal titolo “Isola d’Elba, avamposto della civiltà rurale nel Mediterraneo” che si è tenuto a Portoferraio.
Il convegno: gli studi di vinificazione e la DOC elbana istituita da Napoleone
In occasione della giornata che la Regione Toscana ha promosso per la divulgazione della Agro Biodiversità, l’Isola d’Elba ha deciso di dedicare un convegno per presentare una serie di interessanti studi sul rapporto tra l’isola e il vino.
Il convegno è stato l’occasione per ricordare come sia stato Napoleone a istituire la prima DOC elbana: Gloria Peria, direttore scientifico degli archivi storici dell’Isola d’Elba, ha spiegato infatti come il “Privilegio dell’Imperatore”, ovvero uno scritto recentemente scoperto negli archivi dell’isola, possa essere considerato una sorta di DOC ante-litteram. “Nel 1809 - ha raccontato Peria durante il convegno - i funzionari elbani sottoposero una supplica alla Granduchessa di Toscana Elisa Bonaparte, all’epoca titolare dell’Isola D’Elba e sorella di Napoleone, perché l’Imperatore prendesse provvedimenti per salvaguardare l’economia dell’isola. Napoleone rispose immediatamente eliminando le tasse di pedaggio ai vini elbani, equiparandoli quindi ai vini francesi e permettendogli libero accesso alle coste italiane divenute all’epoca francesi se fossero stati provvisti di un certificato di origine”.
Il convegno ha poi presentato alcuni studi sulla vinificazione condotti dall’archeologo Franco Cambi e dal viticoltore elbano Antonio Arrighi che rievocano metodologie antichissime quali l’uso dell’anfora come vaso vinario e la “macerazione” di uve in acqua di mare, alla maniera dei vini di Chio, così come ricordata da Plinio e dagli antichi georgici latini.
Durante il convegno diversi docenti universitari hanno inoltre argomentato i vari aspetti dell’agro biodiversità sull’Isola d’Elba: Paolo Storchi del CREA di Arezzo, istituto di ricerca per la viticoltura, ha parlato della storia e delle caratteristiche dei vitigni dell’Isola d’Elba; Elvia Gregorace, giornalista enogastronomica, ha illustrato una ricerca in campo sui Palmenti, i luoghi dove si pigiava l’uva che offrono una mappa dell’ubicazione degli antichissimi siti di coltivazione della vite e dell’annessa trasformazione.
Hanno completato il pannel dei relatori del convegno Concetta Vazzana, docente di Ecologia Agraria dell’Università di Firenze; Agostino Stefani, della Scuola Superiore di Studi Sant’Anna di Pisa; Attilio Scienza, ordinario di viticoltura dell’Università di Milano.
I vini dell’Elba: rossi e bianchi
Per scoprire i vini elbani non c’è modo migliore che visitare i vitigni e le aziende agricole sparse per il territorio (è consigliabile la prenotazione).
Dalle viti adagiate in posizione suggestive, spesso compenetranti con le aree protette del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano – molte delle quali affacciate sul mare – si ricava una rosa di vini piuttosto ampia.
Tra i bianchi, tutti classificati DOC, troviamo il Bianco, perfetto con il pesce; l'Ansonica secco, che sposa benissimo sia i crostacei che i dolci; e il Moscato, probabilmente il vino dolce più diffuso nel territorio, da provare dopo cena con il dessert.
I rossi, invece, esaltano al massimo il gusto delle carni, come ad esempio il Rosso Riserva DOC, assolutamente eccellente con la selvaggina; il Rosso DOC, ideale con primi, carne alla brace, ma anche con zuppe di pesce; e poi abbiamo il Rosato DOC, più delicato, ottimo con gli antipasti di mare o le verdure. Il re indiscusso è però l'Aleatico Passito DOCG, da provare con la schiaccia briaca (dolce tipico elbano, realizzato con uvetta e pinoli), superbo con il cioccolato.
L’Elba Aleatico passito, il vino di Napoleone che fa perdere la testa
Colore rosso scuro, con riflessi granati. Un grande vino da meditazione prodotto da più di quindici aziende agricole, dislocate su tutto il territorio elbano. Gli aleatici giovani sono quelli più freschi e aromatici, gli invecchiati in bottiglia hanno un quadro aromatico complesso. Ci sono tanti detti che accrescono la fama di questo rinomato vino, apprezzato tanto da vantare la DOCG dal 2011. Sulle tavole dei ristoranti, lo troviamo ad accompagnare dolci a pasta secca o cioccolato fondente al 50%.
L’Aleatico si realizza secondo un processo rigorosamente naturale, tramandato da generazioni: si produce soltanto con l'essiccazione degli acini di vite aleatico (da 100 kg di uva si ricavano al massimo 22 litri di vino). Nei tempi degli antichi Etruschi furono costruite delle vasche di raccolta dove le uve raccolte venivano pigiate. Il testimone passò poi ai Romani, che si assicurarono di far giungere questo vino pregiato nella loro città natale, alla tavola dei regnanti.
E così via la produzione continuò fino allo sbarco di Napoleone sull'isola. Quando un soldato intimò ad un contadino di far assaggiare l'Aleatico al grande imperatore, il contadino si guardò bene dal porgergli le bottiglie migliori, ben nascoste in cantina. Ma Napoleone non sarebbe stato tanto grande se si fosse lasciato scoraggiare così facilmente. Quando lasciò l'isola, sull'Elba il numero di viti raggiungeva i 32 milioni.
I chicchi d'uva più belli e maturi vengono selezionati ed adagiati in serre areate, disposti su un unico strato, per essere di tanto in tanto dolcemente rivoltati per favorire l'essiccazione. A questo punto avviene la pigiatura, e il vino viene successivamente diraspato. La fermentazione si assesta spontaneamente durante l'inverno, quando il vino raggiunge i 12°-13°.
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