L'arca olearia
Da olio lampante a extra vergine d'oliva. La truffa perfetta è solo questione di carte e medie ponderali
Nel corso di audizione parlamentare i sostituti procuratori di Trani e Siena, Savasta e Natalini, hanno spiegato le lacune normative che permettono alle imprese truffaldine di farla franca. Troppi buchi neri nel settore dei trasporti e delle dogane. Occorrono nuovi strumenti ah hoc
20 febbraio 2015 | Alberto Grimelli
Arbequino, Fuente, Aliud pro olio: quasi 9000 tonnellate sequestrate negli ultimi anni.
Si tratta probabilmente delle operazioni investigative e giudiziarie più conosciute nell'ambito del settore dell'olio d'oliva, coordinate dalle procure di Trani e Siena.
Particolarmente interessanti sono quindi state le audizioni parlamentari nella Commissione anticontraffazione di Antonio Savasta e Aldo Natalini, titolari delle fasi d'indagine e del successivo dibattimento giudiziario.
Come anche ricordato dal generale Stefano Screpanti della Guardia di Finanza, durante le operazioni Arbequino e Fuente, sono state individuate, senza ombra di dubbio, partite di olio deodorato nel corso di indagini complesse che hanno fatto uso di ampi strumenti, tra i quali le intercettazioni telefoniche, previste dalla legge Mongiello, anche conosciuta come Salva olio.

Come fa un olio spagnolo a diventare olio d'oliva italiano dunque? Come ricordato dal Generale Screpanti, nel corso di un'operazione nel porto di Salerno, è stata individuata una partita di extra vergine spagnolo dotato di una doppia documentazione, ovvero, correttamente iberico in fase doganale che diventava italiano, grazie ad appositi prestanome calabresi e siciliani, appena passata la frontiera. Un problema rilevato anche nel corso delle indagini delle operazioni Fuente e Arbequino.
Occorre quindi garantire meccanismi specifici di controllo e di incrocio documentale tra la fase doganale e la fase di trasporto e stoccaggio sul suolo nazionale, attraverso tracciabilità continua e in tempo reale, rendendo il documento di trasporto (DDT) un documento legalmente vincolante, rendendo possibile perseguire anche penalmente la falsificazione dello stesso, poiché strumento per contraffazioni e frodi di più ampia portata ai danni dei consumatori.
A tale proposito, il colonnello Amedeo De Franceschi, del Corpo Forestale dello Stato, ha ricordato come la notizia di reato che ha coinvolto dirigenti di un'industria olearia italiana, legati proprio alla falsificazione di documenti di trasporto, è stata archiviata dalla procura di Firenze perchè i DDT non sono atti pubblici.
In questo senso potrebbe essere utile che anche la pubblica amministrazione, in particolare l'Agenzia delle Dogane, possa intervenire direttamente nel Sian, inserendo i flussi di olio che transitano dalle frontiere, rendendoli disponibili, in tempo reale, agli organi di controllo.
Entrambi i sostituti procuratori hanno poi rilevato la necessità di maggiore trasparenza del sistema doganale, con possibilità di controllo straordinario, anche in fase istruttoria e d'indagine, che esuli dal sistema ordinario a campione e a partita, assolutamente insufficiente a garantire i consumatori da frodi e contraffazioni. Troppo facile eludere un sistema creato più per controlli di tipo fitosanitario che di sicurezza alimentare. Nel caso in cui una partita venga suddivisa in più trasporti marittimi, è prassi comune, come ricordato dal sostituto procuratore Savasta, che venga campionato solo il primo trasporto, ovvero la prima nave, senza più alcun controllo sui trasporti successivi. Può così accadere che la prima nave contenga olio di oliva di buona qualità, non così, però, per i trasporti successivi. Allo stesso modo, secondo l'esperienza della procura di Trani, non è infrequente che nei serbatoi più alti delle navi si trovino oli di buona qualità, qualità che cala man mano che si scende verso il fondo della nave.
La necessità di un più stretto controllo doganale è stata anche rilevata da Aldo Natalini, sostituto procuratore a Siena, che ha ricordato come, per le indagini dell'operazione Fuente, si è dovuti intervenire con strumenti amministrativi, in via straordinaria, senza poter disporre di un monitoraggio specifico, con strumenti tipici del codice di procedura penale, quando fosse in corso un'indagine penale.
Anche quando fosse rilevato, come nel caso dell'operazione Fuente, l'ingresso di olio deodorato, in mancanza di precisi poteri d'indagine, non è sempre semplice accertare le responsabilità penali e amministrative dell'impresa acquirente italiana che, invece, spesso si dice vittima di truffa, ovvero dichiarando di ignorare l'irregolarità o non conformità dell'olio.
Esistono inoltre lacune normative, poiché alcune risalenti a vent'anni fa, riguardo alle procedure di campionamento e repertazione che pongono poi problemi in fase dibattimentale, aprendo la possibilità di eccezioni e obiezioni.
Un tema sensibile quello del campionamento, anche all'interno dello stesso serbatoio, visto che, come sottolineato dal sostituto Aldo Natalini, è possibile trasformare un olio lampante in olio extra vergine attraverso una semplice media ponderata. Sono infatti state trovate formule, nel corso delle indagini, che indicavano chiaramente come miscelare olio lampante e olio vergine all'extra vergine, facendo in modo che, ai successivi test analitici, la miscela risultante rientrasse nei parametri previsti per la categoria olio extra vergine d'oliva.
Mancanza di trasparenza, responsabilità e tracciabilità in fase di trasporto e di dogana che porta con sé la possibilità di fare miscele, fraudolente o meno, di olio d'oliva in maniera più facile e con pochi rischi di sanzioni amministrative e penali.
La legge Salva olio, con l'uso delle intercettazioni telefoniche anche per questi tipologie di reato, ha permesso di comprendere come si muovono i nuovi traffici illegali, ma ora, per stroncarli, occorrono nuovi e puntuali strumenti normativi.
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