L'arca olearia

Torna la polemica sul tappo antirabbocco per l'olio extra vergine d'oliva

Dopo che l'Unione europea ha lasciato la facoltà ai singoli Stati di poter deliberare in materia, la Spagna ha introdotto il tappo antirabbocco già da qualche mese. La Federazione italiana pubblici esercizi si oppone perchè "la sofisticazione dell’olio avviene in luoghi diversi rispetto al ristorante". Ma è davvero così? Colomba Mongiello chiude la diatriba con un tweet

29 maggio 2014 | T N

"Obbligare i ristoratori a fare uso di contenitori di olio di oliva anti-rabbocco è un aggravio inutile di costi, porta a una maggiore produzione di rifiuti, è segno di grave sfiducia per l’esercente e non dà garanzia alcuna ai consumatori in quanto la sofisticazione dell’olio avviene in luoghi diversi rispetto al ristorante" È quanto dichiara il presidente Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani, relativamente alla presentazione alla Camera di un emendamento che obbligherebbe i pubblici esercizi a servire l’olio di oliva solo in contenitori che impediscono il rabbocco.

L’emendamento era già stato precedentemente analizzato e bocciato in Commissione a Montecitorio, secondo la Fipe. In effetti la legge Mongiello prevedeva, in una sua prima formulazione, l'obbligatorietà del tappo antirabbocco. Poi la misura fu alleggerita poichè, sul tema, era in corso una discussione a livello europeo. 

Secondo la Fipe, la stessa Commissione Europea aveva già respinto, a grande maggioranza, un provvedimento simile, ritenendolo inutile e costoso. In realtà la vicenda fu decidsamente più intricata. Il 7 febbraio 2013 il comitato di gestione della Ue sull'ocm unica aveva dato il via libera, trasmettendo il testo al Wto, da cui è tornato senza critiche o rilievi di alcun tipo. Poi improvvise difficoltà, con Olanda e Inghilterra che si mettono di traverso, mandando a monte la norma che viene infatti ritirata dal Commissario all'agricoltura Ciolos. Da allora la Commissione ha adottato un atteggiamento più prudente, permettendo di deliberare sulla materia ai singoli Stati. La Spagna ha già colto al balzo l'occasione, inserendo in normativa questo obbligo.

In Italia, però, la polemica continua.

Secondo la Fipe, il legislatore ha disciplinato un efficace sistema di etichettatura degli olii proposti in confezione nei pubblici esercizi, ritenendolo sufficiente a tutelare tutti gli interessi del settore, senza far ricadere sulle imprese un aggravio di adempimenti sostanzialmente inutile.

Discutibile anche la dichiarazione secondo cui "la sofisticazione dell’olio avviene in luoghi diversi rispetto al ristorante". Purtroppo in taluni casi, speriamo isolati, i ristoratori non solo rabboccano le bottiglie con extra vergine diverso da quello dell'azienda indicata in etichetta, ma addirittura vi inseriscono miscugli di oli d'oliva e di semi, con grave danno per il consumatore, che è convinto di stare consumando extra vergine, ma anche per l'impresa olivicola che ha una lesione d'immagine.

Si tratta di esempi di sofisticazione, stando alla definizione data dall'Enciclopedia Treccani: intervento fraudolento (detto anche frode alimentare), perpetrato ai danni del consumatore di prodotti alimentari arrecandogli danni di natura economica e igienico-sanitaria. Se ne possono individuare diversi tipi: a) adulterazione, che determina modificazioni nella composizione analitica del prodotto attuate mediante l’aggiunta o la sottrazione di alcuni componenti (per es., sottrazione di grasso dal latte o aggiunta di acqua al vino); b) sofisticazione propriamente detta, che consiste nell’aggiungere all’alimento sostanze estranee alla sua composizione con lo scopo di migliorarne l’aspetto o di coprirne difetti o di facilitare la parziale sostituzione di un alimento con un altro (per es., aggiunta a carni alterate di coloranti in grado di ravvivarne il colore, impiego di coloranti per far apparire pasta all’uovo una comune pasta, aggiunta di olio di semi all’olio d’oliva ecc.); c) falsificazione, che consiste nella sostituzione totale di un alimento con un altro (per es., olio di semi al posto di olio d’oliva, margarina al posto di burro ecc.); d) contraffazione, che consiste nel mettere in vendita prodotti industriali con nomi o marchi atti a indurre in inganno il consumatore (per es., comune formaggio per parmigiano reggiano, comune vino spumante per champagne ecc.); e) alterazione, che consiste nella modificazione della composizione originale di una sostanza alimentare a causa di fenomeni degenerativi spontanei determinati da conservazione cattiva o eccessivamente prolungata.

Con un tweet l'on. Colomba Mongiello ha deciso di chiudere la polemica, dando contemporaneamente una preziosa informazione al settore olivicolo-oleario.

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