Editoriali

Ci vuole la raccomandazione

11 settembre 2010 | Luigi Caricato



Il mondo della politica – e mi riferisco a tutti gli schieramenti, nessuno escluso – non sembra dimostrare alcun attaccamento al Paese. Perché altrimenti non ci troveremmo in questa drammatica situazione, di incertezza pressoché totale.

Lo scontro tra le parti è diventato così deprimente da non lasciare più speranze per risollevarsi. Non è nemmeno d’aiuto d’altra parte quella che impropriamente viene definita “società civile”, visto che è altrettanto litigiosa e conflittuale al suo interno.

Con tali premesse, pensare a un futuro più roseo non è facile, tanto più in agricoltura, da sempre lasciata fuori dai giri che contano, e in molti casi troppo disinvoltamente depredata in quanto è fin troppo facile fare e disfare senza che l’opinione pubblica se ne renda effettivamente conto.

Il fatto che manchino spazi di visibilità per l’agricoltura, sui giornali e in tivvù, non aiuta. Non c’è una coscienza critica all’interno dei mezzi di comunicazione che denunci le anomalie e di conseguenza tutto può di fatto accadere, senza che si sappia mai nulla.
L’unica eccezione riguarda la questione delle multe conseguenti alle quote latte non rispettate da parte di alcune aziende. La forte e irremovibile presa di posizione da parte della Lega a difesa dei fuorilegge ha destato scalpore, ma tale visibilità è emersa solo perché funzionale a una mero scontro politico, non per nobili ragioni dettate da un codice etico cui fare riferimento.

Le ultime vicende legate allo scontro tra Fini e Berlusconi mi hanno fatto riflettere, o meglio ho potuto cogliere l’occasione per evidenziare un malcostume dilagante, verso il quale non si prova più alcun motivo per indignarsi, tanto è diffuso in maniera così capillare. Tale malcostume è la “raccomandazione”, che non è una semplice e legittima “segnalazione”, ma una vera e propria forzatura che stravolge la realtà a danno delle poche, forse pochissime, persone per bene che non vi ricorrono.

Intendiamoci: una cosa è segnalare, altra cosa è fare in modo che, al di là del merito, venga scelta di proposito una persona piuttosto che un’altra.

Cosa è accaduto quest’estate? Tutti hanno guardato agli attacchi nei confronti di Gianfranco Fini come a un semplice tiro al bersaglio motivato da un regolamento di conti interno a un partito, ma in pochi hanno colto in verità l’assenza totale di un valore etico tra i meno contemplati in Italia, ovvero la meritocrazia.

Essere al posto giusto perché si è la persona giusta, per via di meriti che nessuno può oggettivamente negare, è così difficile in Italia, al punto che quando sono venuto a conoscenza che i parenti del Presidente della Camera potevano accedere ovunque, perché ci pensava l’uomo di potere Gianfranco Fini a sistemarli con collaborazioni importanti in un’azienda pubblica come la Rai, mi sono cadute le braccia per l’amarezza e la desolazione.

In questo caso specifico c’è di mezzo Fini, ma non è soltanto lui ad agire avvalendosi dello strumento della “raccomandazione” per forzare la realtà. Il fatto che non si sia messa nella giusta luce tale anomalia, diventando motivo di deplorazione, è segno che tutta la classe politica insiste nell’avvalersi di tale deplorevole strumento così da sistemare i propri parenti o i più fedeli “amici”.

Cosa c’entra il mondo agricolo in tutto ciò? Semplice: mentre per altri settori esiste una equa distribuzione di incarichi, per cui a fronte di tanti incompetenti ci deve necessariamente essere una quota di persone meritevoli e capaci, in modo da tenere in piedi e far funzionare il sistema, nel mondo agricolo ciò non avviene. Essendo infatti poco esposto, non ha motivo di giustificare errori di strategia.
Vi sono i raccomandati tout court, ed è quanto basta. Per il resto ci pensa la politica a risolvere i disastri in agricoltura, con larghe elargizioni ricavate dalle tasse di cittadini italiani e comunitari. Ma non sarebbe forse il caso di voltare pagina e far emergere le grandi anomalie che attraversano il mondo agricolo?

Esistono tanti bravi soggetti preparati e seri, perché non lasciare loro gli spazi che meritano?
Non sarebbe l'ora di voltare pagina per il bene del Paese?
Oh, quanto sarebbe auspicabile un’agricoltura senza più i tentacoli e le intromissioni della politica!

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