Editoriali
Nessuna testa è caduta, nessuna cadrà
08 maggio 2010 | Luigi Caricato

Il ministro Giancarlo Galan mette le mani avanti e puntualizza, smentendo certe insistenti voci che si sono rincorse nei giorni scorsi, relativamente ad alcune âfalse affermazioniâ riportate dalla stampa nazionale.
Si vocifera infatti che vi saranno sconvogimenti, allâinterno del dicastero.
Sarà vero? Non si sa. Ciò châè certo è che Galan cerca in qualche modo di placare gli animi: non ci saranno epurazioni, assicura.
Nessuna testa cadrà , anche perché non sarebbe nel suo stile. Del resto, a scanso di equivoci, il Ministro tiene oltreutto a precisare che âprima ancora di essere unâistituzione, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è un insieme di persone capaci e competentiâ.
E noi lo prendiamo in parola, è evidente. Non abbiamo nemmeno lontanamente alcun dubbio in proposito.
Da persone per bene quali noi siamo, presupponiamo sempre che a occupare alcuni delicati ruoli allâinterno di un ministero vi siano comunque professionalità competenti e preparate, non gente improvvisata.
Certo, persone âraccomandateâ magari sì, e non può essere diversamente in un Paese che sa di muffa e di stantio, laddove si procede abitualmente per appartenenze e casacche. Tuttavia, vogliamo continuare a credere che ci troviamo di fronte a persone mediamente preparate. Ne siamo certi, o, per lo meno, ce lo auguriamo vivamente.
Di sicuro non possiamo mettere la mano sul fuoco. Le persone preparate, competeneti e serie ci sono, magari vengono sacrificate, questo sì.
Certi posti ai vertici, certe dirigenze, non si occupano per caso, ma dâaltronde è la prassi.
Eâ comprensibile che con un cambio di ministro qualcuno abbia paura e cerchi di tutelarsi, diffondendo alcune voci maligne.
Forse ci sbagliamo e stiamo involontariamente vivendo un lungo incubo, chissà .
Intanto la nota diffusa dallâufficio del portavoce di Galan non lascia spazio a equivoci: âMi trovo a dover precisare un fatto che, pur nella sua ovvietà â ammette il Ministro â merita di essere sottolineato, soprattutto per bene informare i male informati che, da quando ho la responsabilità del dicastero di via XX Settembre, ânessuna testa è cadutaâ, nessuna âepurazioneâ è stata fatta. Una pratica questa che non mi appartiene e che certo non porterebbe ad esiti positiviâ.
Parole sante e benedette, è il caso di precisare. Parole che lasciano però presupporre che un problema di equilibri esiste. Il precedente ministro Luca Zaia lâaveva per davvero compiuta la rivoluzione, stravolgendo tutti gli organici con la medesima delicatezza di un carro armato che attraversa un campo coltivato a pomodori. Ne è uscito fuori un sugo indigesto. Eâ d'altra parte la consuetudine di chi ha a che fare con il potere e si sente un deus ex machina, sentendosi calato addosso il dovere di collocare i propri uomini al posto giusto e al momento giusto.
Galan per non avere problemi lascerà tutto come prima, dunque. Anzi pare che sia proprio lui il candidato ideale, buono per sostituire il dimissionario ministro alla Sviluppo economico Claudio Scajola.
Certo, al momento sono voci, ma nemmeno tanto lontane dal vero.
La Lega vuole a tutti i costi lâagricoltura. Non si sa bene il motivo, ma lo si può ben immaginare.
Provate a indovinare.
Ipotesi a): i leghisti hanno capito che lâagricoltura è ancora una buona vacca da mungere.
Ipotesi b): i leghisti hanno compreso (ma qui siamo a livelli di grande raffinatezza) che lâagricoltura sia effettivamente un settore tuttora determinante per il rilancio dellâeconomia e, di conseguenza, si fanno proprio per questo carico di portare avanti il Paese verso la strada della salvezza e della redenzione.
Ipotesi c): non ci sono ragioni specifiche, ma vale la teoria secondo la quale la Lega â giusto per citare il patriarca Umberto Bossi â ce lâha âsempre duroâ ed è quel che basta per moralizzare âRoma ladronaâ.
Torniamo alla realtà . A onor del vero, se Galan tentasse di dimostrare più coraggio, non tanto nel piazzare i propri uomini (come spesso accade in Italia, secondo unâantica straegia che non guarda in faccia a nessuno) ma nel riportare in armonia quellâequilibrio stravolto dallâondata coldirettiana di Luca Zaia, a guadagnarci, in fin dei conti, sarebbe proprio lâagricoltura.
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