Editoriali

Siamo onesti

16 gennaio 2010 | Luigi Caricato



I fatti di Rosarno devono far riflettere un po’ tutti. Ad oggi la vera questione agricola non è emersa in tutta la sua cruda evidenza, con le molteplici complessità e contraddizioni con cui si contraddistingue giorno dopo giorno, ormai da decenni - anche se sarebbe forse più esatto dire da sempre.

La cronaca raccontata dai media a grande diffusione si è limitata a fermarsi solo in superficie, speculando al solito sul dramma umano, pur di di far leva sull’emotività, come d’altronde accade puntualmente quando si affrontano le emergenze. Ma per l’ennesima volta non si è saputo, né d’altra parte si è voluto in alcun modo entrare nel vivo delle problematiche che affliggono ontologicamente l’agricoltura italiana.

La questione agricola infatti non riguarda soltanto lo sfruttamento dei nuovi schiavi nelle campagne del Sud.
La domanda di fondo da cui partire sarebbe semmai la seguente: qualcuno – tra i tanti opinionisti tuttologi in circolazione, troppi – si è mai posto il dubbio che anche gli stessi agricoltori italiani siano di fatto quotidianamente trattati da schiavi?

Siamo onesti: quando un coltivatore della terra non riceve un’equa remunerazione per le proprie fatiche, non viene, nei fatti, calpestata, con tutte le conseguenze del caso, anche la sua dignità di lavoratore?

E’ un vero peccato che la condizione di marginalità in cui vivono i contadini – non certo colpevoli perché gran parte di loro è incapace di fare impresa – non sia mai stata messa in giusta luce per essere affrontata una buona volta per tutte e risolta, con interventi adeguati, ma senza aggravi di burocrazia, né tantomeno con formule di dissipazione di danaro pubblico, buone solo per foraggiare i tanti parassiti che vivono speculando sulle disgrazie degli agricoltori.

Siamo onesti: gli agricoltori sono stati abbandonati dalla società, oltre che dallo stesso mondo della cultura, quel vasto popolo di pseudo intellettuali da operetta che infesta la scena pubblica.

Siamo onesti: gli agricoltori sono stati abbandonati dalla considdetta società civile (che infelice termine!), prima ancora che dalle stesse istituzioni, le quali a vari livelli hanno continuamente adottato politiche di rapina, sottraendo importanti risorse all’agricoltura, destinandole a un esercito di burocrati che gestiscono pratiche mangiasoldi senza produrre mai alcun risultato utile che si possa oggettivamente riconoscere e definire tale.

Siamo onesti: non sarebbe forse il caso di riabilitare la gente dei campi, soprattutto quella più esposta allo sfruttamento, giacché esiste anche un diritto alla contadinanza, oltre che quello, fin troppo ribadito, alla cittadinanza?

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