Editoriali
LA POSTA IN GIOCO
19 giugno 2004 | Alfonso Pascale
La vicenda di Davide Cervellin merita di essere raccontata perché mostra il ritardo della pubblica amministrazione nel comprendere i nuovi termini del rapporto tra agricoltura e disabilità . Da molti anni, infatti, persone prive della vista o dell'udito o portatori di handicap motorio svolgono funzioni da protagonista nelle aziende agricole e conducono direttamente le attività . Lo fanno utilizzando gli ausili tecnici e gli strumenti informatici compensativi che hanno ridotto notevolmente le condizioni di disabilità e offerto alle persone coinvolte opportunità piene di partecipazione e inclusione sociale. Pertanto, anche nelle famiglie degli agricoltori la disabilità non è più considerata, come avveniva fino ad alcuni decenni fa, una disgrazia, perché nel frattempo si è scoperto che soprattutto nel settore primario si può trasformare un limite in un'opportunità .
Purtroppo, non era così per l'Inps, che continuava a negare la qualifica di coltivatore diretto alle persone disabili, facendo valere non già la realtà dei fatti ma antichi e perduranti pregiudizi.
Non a caso la sede di Padova dell'Istituto di previdenza aveva nei mesi scorsi respinto la domanda di Davide Cervellin, un non vedente che aveva accumulato esperienze imprenditoriali in altri settori fino a diventare presidente di Tiflosystem, azienda leader nel settore dellâhi-tech e, nel frattempo aveva avviato un'impresa agricola. Egli produce vino ed olio di gran pregio in un'azienda denominata significativamente "Toccare il cielo", a suggello della conquista di un nuovo traguardo personale. E tuttavia per lo Stato la nuova attività non era riconosciuta.
Ma Davide Cervellin, com'è nel suo carattere combattivo, non si è dato per vinto e, insieme alla Confederazione italiana agricoltori, ha presentato ricorso alla sede centrale dell'Inps ottenendo finalmente l'agognata qualifica che ora lo rende agricoltore a tutti gli effetti. E' un risultato importante perché anche la pubblica amministrazione si è allineata a quanto già avviene nella realtà . Ha dovuto riconoscere che, come accade nei settori dellâindustria e dei servizi, i disabili sono in grado di farsi strada anche in agricoltura. Ed ora, anche a livello giuridico, è considerato normale che un disabile possa realizzare il proprio progetto di vita cogliendo le enormi opportunità offerte dall'agricoltura.
Tale risultato si inserisce nell'azione più generale della Cia volta a favorire la crescita imprenditoriale delle persone con varie forme di disagio impegnate in agricoltura e a promuovere nuovi servizi sociali, integrando la cura delle risorse ambientali, l'uso di attrezzature aziendali e la valorizzazione di tradizioni e mestieri rurali.
Con queste finalità , infatti, la Cia ha recentemente promosso la Rete delle Fattorie Sociali per giungere quanto prima ad una vera e propria associazione. Si vuole valorizzare così una componente fondamentale della ruralità , la sua sostenibilità sociale, che, se permane, qualifica senza banalizzazioni l'immagine del territorio rurale, ancorandola a valori preesistenti come la solidarietà e il mutuo aiuto, e rende tali aree anche economicamente competitive.
La posta in gioco è alta. Si tratta di non tenere più separati gli interventi a sostegno delle attività economiche e le azioni volte a rafforzare la rete di protezione sociale per le popolazioni che vivono sia in città che in campagna. E di realizzare la partecipazione e lâinclusione di persone disagiate nellâambito delle politiche di sviluppo locale, riformando così il welfare, da redistributivo e centralistico comâè ora a produttivo e cooperativo come dovrebbe essere.
Persone straordinarie come Davide Cervellin ce ne sono tante nelle campagne italiane e tutto lascia presagire che la prova sarà vinta.
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