Editoriali

I MASS-MEDIA, LA SCUOLA

20 settembre 2003 | Luigi Caricato

Il ruolo dei mezzi di comunicazione in una società come quell’attuale è di fondamentale importanza. Si vive di sola immagine, talvolta; e si perdono spesso i contenuti. I rischi che si corrono giorno per giorno sono dunque tanti, se non ci si difende opportunamente dalle insidie di regie occulte che tendono a massificare e uniformare il pensiero.

Scuola e mezzi di comunicazione dovrebbero essere un tutt’uno, perché sono due strumenti di forte impatto sulla società. Tuttavia, questi due mondi sono ancora separati e lontani; e là dove esiste una stretta collaborazione, questa rimane operativa solo sul piano segnatamente formale, attraverso una serie di iniziative pur lodevoli (come la lettura del giornale in classe), ma senza che queste occasioni comportino come immediata conseguenza la possibilità di lasciare dei segnali forti negli studenti, delle tracce di pensiero solide e concretamente fattive.

Il problema della scarsa efficacia dei “media” sugli studenti si traduce in situazioni davvero raccapriccianti. E’ il caso che emerge da una recentissima ricerca condotta dalla World association of newspaper.

Nel corso del 2002 l’Italia è infatti arretrata pesantemente nella classifica internazionale degli indici di lettura della stampa quotidiana, occupando un imbarazzante trentatreesimo posto. Il numero di copie di quotidiani diffuse ogni giorno nel nostro Paese sono appena 128 per ogni mille abitanti. La Norvegia è in testa alla classifica con 705 copie, seguono a ruota il Giappone e molte altre nazioni. Il problema è che nella lunga lista ci precedono anche quei Paesi meno ricchi e scolarizzati di noi, come Estonia, Thailandia, Malesia e Turchia.

C’è molto da riflettere su questi dati, anche in considerazione del fatto che l’Italia rientra oltrettutto, in ragione della sua solida economia, nei Paesi del G8.

Ecco dunque l’importante ruolo della scuola. Seppure finora non abbia esercitato alcuna influenza diretta, l’istituzione scolastica può certamente contribuire, in un simile contesto, a risollevare le sorti del nostro Paese, orientando gli studenti verso l’acquisizione di una abitudine alla lettura e all’approfondimento della realtà. Vista la situazione attuale, i mezzi di comunicazione hanno evidentemente fallito, non riuscendo a offrire modi e mezzi per coinvolgere attivamente soprattutto le fasce dei più giovani; segno anche che le impostazioni dei giornali di oggi sono senza dubbio sbagliate, ma ch’è pure la stessa scuola, intesa come istituzione culturale e formativa, ad avere colpe altrettanto gravi nel non aver saputo creare le necessarie premesse per promuovere e favorire tra gli studenti l’amore e la curiosità per la lettura.

La comunicazione non è semplice; per essere realmente efficace, non deve mai ridursi a un semplice flusso di informazioni, come del resto già accade; la comunicazione deve semmai sapersi sostanziare di significati forti e ineludibili, facendo in modo di far percepire ai lettori – soprattutto ai più giovani – una sensibilità, una passione e una risonanza emotiva in grado di ridestare dal profondo il pensiero latente ch’è in ciascun individuo.




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