Editoriali

Se Babele parla spagnolo

28 febbraio 2009 | Duccio Morozzo della Rocca

Sono colpito e ammirato, ancora una volta, dall’intraprendenza spagnola e dalla capacità di questo Paese di saper lavorare unito e su più livelli alla conquista del mercato globale oggi in continua espansione.

Questa volta non si tratta di una acquisizione di noti marchi internazionali, come successo con Bertolli e Carapelli, o di ricerche scientifiche che non di rado muovono i passi anche da precedenti studi italiani.

Questa volta si tratta di qualcosa di più ambizioso e al contempo basilare: dare un nome alle cose.
Chiaramente, stiamo parlando di dare un nome all’olio di oliva.
Ovviamente, di darlo in spagnolo.

È notizia fresca che un gruppo multidisciplinare formato da ricercatori dell’area di Linguistica Generale dell’Università di Jaén sta infatti portando avanti un progetto per elaborare un vocabolario internazionale per l’olio di oliva in spagnolo volto a facilitare il commercio estero di questo prodotto.

Il nome dato a questo progetto è “Terminologia dell’olio di oliva e commercio: Cina e altri mercati internazionali” e vuole arrivare a realizzare un dizionario relativo all’area scientifica e socioeconomica dell’olivo e dell’olio con vocaboli specialistici in lingua spagnola che affiancati a termini equivalenti, spiegazioni ed esempi in lingua inglese e cinese faciliterà tutti coloro che lo adotteranno.

Fine di Babele.

L’obiettivo di questa ricerca è dunque quello di fornire gli strumenti giusti ai tecnici del settore, agli imprenditori, ai commercianti portandoli tutti su di un terreno che vuole diventare rapidamente familiare e globalmente comune: quello della lingua spagnola.

Perché quello che questi ricercatori hanno capito è che comunicare meglio vuol dire vendere meglio: quando si parla la stessa lingua, d’altronde, ci si capisce e ci si fida molto di più riducendo quelle sensazioni spiacevoli causate da una cattiva comprensione reciproca.

Se tutto diventa più facile e veloce, perché complicarsi la vita?

Bene, ecco perché questa mi sembra una delle iniziative più interessanti degli ultimi tempi.

Il punto ora non è se questo progetto avrà successo o se a noi italiani questo successo potrà arrecare danni.
Al contrario, mi piace pensare a questa iniziativa come un esempio brillante e stimolante a cui guardare.

Quello di cui abbiamo bisogno oggi è infatti di (ri)imparare dalla Spagna – visto che in Italia proprio non si respira- la vivacità e la capacità di rimboccarsi le maniche. Questo paese, nonostante le tantissime crisi del comparto olivicolo, non ha infatti smesso di lavorare instancabilmente su più fronti e con una discreta compattezza alla ricerca di nuove e fresche soluzioni da mettere al servizio della propria economia.

Questo dizionario, che costerà alla Spagna 278.336 €, sarà pronto presumibilmente nel 2012.
“Siamo convinti -dice Roldán Vendrell, direttrice di questo progetto- dell’interesse e dell’utilità della realizzazione di questo progetto per la promozione e la commercializzazione dell’olio di oliva nel mercato internazionale. In particolar modo, vogliamo aprire le porte al mercato cinese con tutte le ripercussioni che questo può avere per il settore dell’olio spagnolo”.

La società al servizio della società.

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