Editoriali

PASQUA, LA FORZA DELL’AMORE

10 aprile 2004 | Sante Ambrosi

Anche questa notte santa suoneranno le campane di tutto il mondo per annunciare la risurrezione di Gesù. Ma quel Gesù che risorge è anche quel Gesù che non solo ha subito le sofferenze della passione e della crocifissione, ma è il Figlio di Dio che ha sofferto le incomprensioni, le lacerazioni delle divisioni e dell’odio. In lui c’è la sofferenza di Dio per il mondo dominato dall’odio, dalla disperazione. Dunque, la sofferenza di Dio e anche la solitudine di Dio: di non essere capito, di non essere riconosciuto nei valori che soli fanno diventare umani. E tutta questa sofferenza ancora continua, anzi sembra aggravarsi e diventare giorno dopo giorno una cappa tremenda sull’umanità intera, come una nuova sfinge che incombe su Tebe. La Pasqua richiama prima di tutto questa sofferenza di Dio che diventa anche sofferenza di tutti noi.
Come ci libereremo da questa cappa che oggi assume anche, ma non solo, la maschera del terrorismo? E' uscito in questi giorni un nuovo libro della Fallaci, con il titolo: La forza della ragione
Sì, certo, la ragione è molto importante, ed è molto importante richiamare questo principio, ma sentiamo che non basta la forza della ragione per liberarci da tutti i nostri lacci, da tutte le nostre ragioni. Per ogni tesi ci può essere una ragione e cosa è riuscita a dire la ragione sull’uomo, sulle sue scelte. E il problema del male che è dentro l’uomo, problema che angosciava Seneca ma anche i grandi tragediografi greci? Temiamo, anzi ne siamo sicuri che con la sola ragione non facciamo grandi passi sulla via della liberazione dell’uomo dal male, dal grande e dal meno grande male che è in ciascuno di noi. Anche la Fallaci, nel capitolo sul Cristianesimo, pur riconoscendosi atea, dichiara tutta la sua simpatia per Gesù, per il suo messaggio umano. Ma, appunto, quel Gesù che per almeno tre anni ha cercato di proporre, di convincere le persone più disparate, poco o niente ha ottenuto su questa strada. Ma dove non ha potuto la ragione, ha potuto l’amore. Un amore che condivisione, sofferenza, immersione nel male e nel peccato fino a sentirselo tutto suo, così è stato Gesù. La ragione non arriva all’assunzione del peccato. Essa vuole distinzione tra il colpevole e l’innocente, tra il vero e il falso, tra una ideologia e l’altra. Cristo non fa distinzione tra peccatore e innocente, Egli stesso si sente peccatore, è divenuto peccato. Un amore così non è ragionevole. E’ un amore sconfitto, non compreso. La solitudine di Gesù e di Dio è sempre tragica. Ma è vincente, quando tutto sembra perduto. La prima a ritrovare la fede in questa utopia è una donna, Maria di Magdala. Di prima mattina era andata a piangere il suo Signore morto e sepolto. Era andata a piangere la morte della sua speranza, morta con lui e lì sepolta, come tante speranze. La speranza della libertà, dell’amore, della felicità. Con lui tutto era sepolto. E trova che anche il suo corpo è stato rapito e sottratto ai suoi occhi. Almeno avesse quel corpo: “Signore – dice al presunto giardiniere che vede – se l’hai portato via tu dimmi dove lo hai messo e io andrò a prenderlo”. Ma proprio nel momento in cui tutto sembrava perduto, e Maria di Magdala si accontentava del corpo del suo Signore, di Colui che la aveva liberata da sette demoni, sente una voce che la chiama: “Maria!”. E’ il suo Signore, risorto. In quel momento tutto ritorna in lei: la gioia, la speranza e la certezza che l’amore non è vinto, ma ha superato la prova decisiva e ora è più presente che prima e operante. E Maria si mette a correre, pazza di gioia, a dire agli altri fratelli che Gesù, il suo Signore, è risorto. E risorta è ogni speranza.
Deve correre anche oggi, Maria, a dire a tutti gli uomini del nostro tempo, spaventati dalla forza dell’odio e della cattiveria che ha vinto l’amore con la risurrezione di Cristo. La vittoria è ancora del tutto parziale, ma si sta diffondendo lentamente. E allora le campane, che nella notte del sabato hanno suonato, sono il grido di gioia di tutte le Marie che hanno incontrato il Signore.

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