Editoriali

MAMMA LI TURCHI! ANZI, NO: SON BUONGUSTAI

03 aprile 2004 | Luigi Caricato

Quale migliore teatro del Vinitaly! A tutt’oggi è la fiera dell’agroalimentare per eccellenza. Si tratta solo di una manifestazione che accoglie a sé vini e altri nobili alcolici, certo; ma con il Sol c’è pure l’olio; e comunque gli spazi della gastronomia occupano qui imperiosi metri quadrati su metri di box, stand, padiglioni, palazzi. Ma è il pubblico a catturar di più l’attenzione, o ad allarmare le anime della quiete, poco avvezze al bagno di folla. E’ il pubblico dei buongustai, sedicenti giornalisti o presunti compratori che siano, non cambia nulla, sono proprio tali aliti gastro-eno-tuttologi a tendere l’assalto.

Tutti in guardia. Mamma li turchi! Anzi, no: mamma li buongustai!
Centinaia di comparse trovano a Verona il paradiso con cinque giorni di totale sollazzo e di etilico abbandono.
Si beve, brindando a se stessi, celebrando il proprio buon gusto, la propria competenza in materia. Frotte di buongustai invadono ogni centimetro del suolo veronese.
Negli alberghi non è facile trovare accoglienza. Non sono bastate le trentotto edizioni del Vinitaly per organizzare una adeguata capacità ricettiva. Ma i buongustai non temono le difficoltà. Hanno il quaderno degli appunti. Talvolta pensano: “questo sì, questo sì, questo no”. Si danno arie proprio perché pieni d’aria; e allora ecco incombere le telecamere con la signorina-non-so-niente-di-niente che inizia il rito. La liturgia del nulla. Il trionfo delle immagini, l'azzeramento dei contenuti. Flatus voci, peti carezzevoli stile "prova del cuoco".

L’intervista, la dichiarazione colta al volo, il cameramen che sprofonda verso l’abisso telematico. Nell’aria salgono gli “evviva, evviva”.
“Questo vino è impeccabile, è una favola” sussurra il compratore-gourmet.
Il ristoratore-mito ne decanta l’eccellenza: “questo sì ch’è divino”. Prosit!
La giornalista-buongustaia incrocia lo sguardo complice e divertito del collega-buongustaio.
Un pesce lesso servito con un bianco caldo.
Scrivono entrambi su quotidiani ad alta tiratura.
Sentono cucito addosso il merito di aver rilanciato il made in Italy del gusto nel mondo e nella coscienza collettiva.
Si sentono soddisfatti di esistere.
Attendono di essere riconosciuti, mentre procedono a testa alta e impettiti.

“Guarda, quello lì non è…?”
“Sì, è proprio lui!”
“Corri nello stand!" ansima. "Prendi una bottiglia di quelle che ho tenuto da parte” insiste.
Si ferma, cerca di capire come agganciarlo.
“Dio mio che grande occasione!” pensa.

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