Editoriali

Non è cambiato nulla, e nulla cambierà

13 settembre 2008 | Luigi Caricato



Quest'estate ho riletto un libro straordinario, di un grande scrittore tanto vicino al mondo rurale. Si tratta del romanzo Il selvaggio di Santa Venere, pubblicato nel lontano 1977 da Saverio Strati. Una firma sensibile e profonda, capace di scrutare la realtà con occhi disincantati, senza per questo perdere l'elemento magico ch'è intimamente presente nella bellezza del mondo.

Questa settimana mi affido a lui, perché mi ha colpito una scena che si ripresenta uguale a se stessa, oggi come ieri.

Ecco cosa scrive Strati, calabrese che oggi vive in Toscana:

Mio padre in una via del centro di Bologna s'incazzò forte. Guardò la frutta, ne lesse i prezzi e s'incupì.
Le arance 400 lire il chilo!; mentre a lui intendevano pagarle 30 lire sull'albero! Merda, disse a voce alta. Le lascio lì a marcire. Che schifo! Tutti contro il lavoratore. Entrò e lo disse al fruttivendolo. 30 lire me le vogliono pagare, le mie arance; e voi qua le vendete a 400. Che vergogna! Quest'è rubare a viso scoperto la gente!
Il fruttivendolo lo guardò stupito, si strinse nelle spalle e certo lo prese per matto


Che struggente attualità, penso ai tanti comunicati stampa che si sono succeduti da parte della Cia, la Confederazione italiana degli agricoltori, nel corso di questi mesi, per denunciare la sostanziale differenza tra chi coltiva e chi distribuisce e vende.

Però, che mondo sempre uguale a se stesso! Dal 1977 ad oggi non è cambiato nulla, e nulla cambierà, state pur certi.

In fondo la letteratura, quella d'alto profilo, che non racconta frottole, scava sempre nella verità delle cose. Peccato tuttavia che un grande autore come Strati non sia più in catalogo da Mondadori.

I suoi libri sono tutti da leggere, per la centralità dei temi da cui muove l'ispirazione. E' un narratore di talento, non più alla moda, solo perché i protagonisti dei suoi racconti rappresentano un mondo popolato da gente semplice, intimamente legata alla ruralità.

Nel romanzo in questione, vincitore del Premio Campiello 1977, c'è il confronto tra generazioni, ma anche quello tra Nord e Sud, tra cittadini e campagnoli - oltre poi al dramma della criminalità organizzata, che affossa e sottrae vita e ricchezze al Sud.

Approffitto per dare un utile consiglio a chi mi legge.
Se la Mondadori non ha il coraggio di ristampare Il selvaggio di Santa Venere, perché ha lo sguardo corto o perso altrove, i lettori cerchino allora il libro ovunque sia loro possibile. Ad ogni costo, perché da qualche parte ci sarà di sicuro una copia che li attende. Chi cerca trova.

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