Editoriali
IL PREZZO DELLA CULTURA
27 marzo 2004 | Alberto Grimelli
Si legge sempre meno. Non è una riflessione ma un dato di fatto. Le tirature dei giornali, delle riviste e dei libri, a parte qualche raro bestseller, sono modeste se rapportate alla popolazione complessiva, tanto più se consideriamo il grado di scolarizzazione medio degli italiani.
Perché?
Sociologi e psicologi si sono sbizzarriti in innumerevoli ipotesi, comprese le più fantasiose e bizzarre.
Non voglio, in questa sede, entrare nel merito di questa dotta disquisizione.
Escludo solo una possibilità . Non si può attribuire la scarsa passione per la lettura al costo per i libri. Ormai vengono regalati con i giornali e nelle versioni economiche il prezzo è solo di poco superiore a quello di un pacchetto di sigarette. Anche le edizioni più sfarzose o i testi tecnici, notoriamente assai cari, hanno un’incidenza minore sul salario rispetto a cinquant’anni fa. Lo dico a ragion veduta.
Ho infatti recentemente acquistato un volume “Le avversità delle piante” di Goidanich del 1958. Conserva ancora il prezzo originale dell’epoca, 7.800 lire. Considerando il salario medio di quegli anni, l’incidenza era del 15%, ovvero per comprarlo occorreva investire il 15% circa dello stipendio. Oggi un buon volume tecnico, ben rilegato, magari con copertina cartonata, raramente supera gli 80 euro, il che si traduce in un’incidenza dell’8% circa sulle attuali remunerazioni mensili medie del lavoro.
Gli stipendi sono cresciuti ben più del costo dei libri.
Anche la tecnologia viene in soccorso, internet rappresenta una miniera inesauribile, raggiungibile al costo di una telefonata urbana. Ma per gli irriducibili, coloro che non intendessero spendere neanche un cent, le porte delle biblioteche sono aperte, offrendo a prestito gratuito cultura e conoscenza.
Non servono quindi grandi mezzi economici per accedere al sapere e all’esperienza altrui che la letteratura concede a chi le dedica un po’ del suo tempo, magari rubato alla routine quotidiana. L’arricchimento e la crescita interiori che ne derivano, questi sì, non hanno prezzo.
Potrebbero interessarti
Editoriali
Due metri quadri al secondo vengono sottratti all'agricoltura e alla natura

Anche nel 2024, come nell’anno precedente, oltre 70 chilometri quadrati di territorio sono diventati artificiali. La necessità e urgenza di un azzeramento sta nel suo significato di una vera e propria svolta, politico-culturale, che riconsidera il territorio bene comune.
29 agosto 2025 | 12:00 | Pasquale Di Lena
Editoriali
La grande squadra del vino italiano

Tornando a viaggiare ed a fare promozione, posto all’attenzione della Fidal e della sua Casa Italia Atletica, il primo impegno è stato quello di attivare le sinergie come quelle messe in campo nei nove anni di promozione, in Italia, e nel mondo, con L’Enoteca italiana di Siena
08 agosto 2025 | 10:00 | Pasquale Di Lena
Editoriali
Grazie ai dazi di Trump anche nuove opportunità di promozione e comunicazione

Dal 7% della quota di mercato in Canada che l’Italia dei vini allora, deteneva con prodotti, nella generalità dei casi, scadenti, è passata, agli inizi del terzo millennio, a oltre il 30%, soprattutto grazie a una forte spinta iniziale nel campo della comunicazione
01 agosto 2025 | 12:00 | Pasquale Di Lena
Editoriali
L’olio d'oliva non lo fa il frantoio, ma si fa con il frantoio

Il frantoio va utilizzato e inteso quasi come uno strumento musicale che ha i suoi accordi da tarare a seconda della varietà delle olive e del loro grado di maturazione. Superiamo gli anacronismi del passato: l'olio non si compra più nell'elaiopolio
25 luglio 2025 | 12:00 | Giulio Scatolini
Editoriali
Addio cara Aifo: manca una proposta politica olearia che guardi al futuro

Niente confronto e nessuna visione: la storica associazione dei frantoiani olearia avrebbe bisogno di un radicale rinnovamento. Il passo indietro come Presidente dei Mastri oleari e da Aifo
21 luglio 2025 | 11:00 | Giampaolo Sodano
Editoriali
Difenderci dall’olio di oliva che sa di pipì di gatto: la scelta a scaffale

Fino a un paio d’anni fa il 75% dell’olio di olvia consumato in Italia era venduto nella GDO. E gran parte di quell’olio aveva un denominatore comune: il sentore di “pipì di gatto”
18 luglio 2025 | 12:00 | Piero Palanti