Editoriali

E' una buona notizia?

26 luglio 2008 | Pasquale Di Lena

Una nota dell’Uiv riferisce delle previsioni che l’Associazione ha fatto, insieme all’Ismea, sulla vendemmia che partirà, quest’anno con un po’ di anticipo di fronte a quella dello scorso anno. Si parla di un 10% in più di produzione che non è molto se si pensa al crollo subito lo scorso anno dai nostri vigneti.
Ma, vista la situazione del mercato del vino, quella che dovrebbe essere considerata una buona notizia si può rivelare come un problema in più per i produttori, che si trovano ad affrontare un calo dei prezzi del prodotto, proprio nel momento in cui aumentano i costi di produzione (è da considerare se non si è un po’ esagerato negli ultimi anni di fronte al successo dei nostri vini, soprattutto di quelli più noti e più blasonati sul mercato); un calo della domanda nei primi quattro mesi dell’anno in corso; un calo, questo sì ancor più preoccupante, del consumo di vino in Italia, che non si può spiegare solo con le difficoltà degli italiani ad affrontare la giornata ed a cercare qualche spicciolo per la spesa. Viene da lontano e nessuno l’ha mai preso nella dovuta considerazione e se ne è voluto preoccupare.
Ci sono queste ragioni, ma questo calo costante, a partire dai 114 litri pro capite del 1974, se si poteva ritenere possibile e giustificato fino alla fine del secolo scorso, trova ben altre motivazioni di ordine culturale e sociale, con un mondo del vino che è rimasto a guardare lasciando spazio ad altre bevande per il bere quotidiano e, facendo del vino, una moda aperta a soli pochi eletti.
I picchi come si sa hanno anche delle cadute improvvise in basso a dimostrazione che si alimentano i rischi e se poi si sbaglia bisogna necessariamente pagare.
Una serie di riflessioni che abbiamo avuto modo di fare con le note pubblicate da Teatro Naturale qualche settimana fa, avvalendoci dei rapporti presentati dal settimanale diretto da Mancini, che aprono alle perplessità dei viticoltori e degli operatori del settore.
Soprattutto ora che c’è la messa in atto dell’Ocm vino e il problema delle estirpazioni che , sicuramente andranno a colpire le realtà più deboli del nostro patrimonio vitivicolo, penso a sud ed al mio Molise, ai ritardi accumulati in anni e anni di mancanza di un minimo sforzo per la qualificazione dei territori vitati e la valorizzazione dei vini prodotti che, basta solo farli assaggiare, per capire i valori organolettici e le specificità che solo grandi vini possono avere.
Il problema della comunicazione è, oggi, come nel passato, la priorità, sapendo che il mercato, nonostante le difficoltà crescenti, sia congiunturali che strutturali, presenta spazi enormi che bisogna solo occupare, evitando di fare sciocchezze come quelle che hanno tenuto in apprensione il mondo del vino con le vicende toscane che non sono solo toscane, tanto per essere chiari, visto che di gente presuntuosa e superficiale ce n’è un po’ ovunque nelle regioni che hanno saputo cogliere in pieno il processo delle denominazioni di origine ed hanno lavorato, con la massa dei produttori, per valorizzare.
Come spesso capita il successo dà alla testa a qualcuno che vive il mondo del vino, non dimentichiamolo, accalcato anche da troppa gente improvvisata.
Per quanto mi riguarda do a questo segnale di crescita della produzione un significato positivo, soprattutto se porta a ragionare sulle cose da fare e riflettere sugli errori che sarebbe grave ripetere.
Per esempio perché non ridare al vino il suo valore di sempre, di bevanda che accompagna la quotidianità per arricchire la tavola di colori e dare spazio al dialogo ed alla voglia di sapere e fare cultura.
Provare non nuocere, basta affrontare con coraggio dei percorsi, fra l’altro già sperimentati, e fare delle campagne mirate, utilizzando le strutture a disposizione come le Enoteche, sia pubbliche che private, i wine bar e i tanti bravi animatori e diffusori di sapere, in particolare gli enologi ed i sommelier, i bravi comunicatori che non esagerano con le parole e che non si innamorano delle aziende, ma dei territori e dei vini.
Ci vuole poco per salutare con gioia la prima notizia che ci porta a pensare ad una vendemmia più abbondante, e sicuramente da ricordare, anche per la qualità con l’aiuto della stagione e le attenzioni del produttore.

Potrebbero interessarti

Editoriali

Il cibo non è una merce: è il tempo della ribellione

L'accordo di libero scambio UE-Mercosur si dovrebbe basare su finte clausole di salvaguardia, ma con l'impossibilità di reali controlli sull'agricoltura e l'agroalimentare del sud America. La salute dei cittadini europei è a rischio, insieme con l'agricoltura del Vecchio Continente

27 gennaio 2026 | 15:35 | Giorgio Bonacini

Editoriali

I media sono nemici dell'olio extravergine di oliva italiano?

Piu passa il tempo, più non leggo di extravergine, più non vedo extravergine, più non sento extravergine, più sono assalito da un dubbio “non amletico”: esiste una lobby, voluta o involontaria, dei “nemici dell’extravergine”?

26 gennaio 2026 | 09:00 | Giulio Scatolini

Editoriali

L’intelligenza artificiale sceglierà quale olio d’oliva mettere sugli scaffali della Grande Distribuzione

Buyer e Controllo qualità della GDO sono inutili: aboliamoli! Al loro posto l’intelligenza artificiale selezionerà le offerte provenienti dalle aziende in maniera più efficiente, veloce ed economica. Con lo Stato che ha abdicato ai controlli, l’olio lampante diventerà presto il nuovo standard di qualità

21 gennaio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Un laboratorio a cielo aperto per dare nuova vita all'agricoltura

Urgente e fondamentale è riappropriarsi della politica per tornare a essere popolo, ovvero punto di riferimento sociale, economico e culturale. Si tratta di saper governare i suoi beni comuni, quali il territorio, l’acqua e l’aria per continuare ad avere cibo sano, acqua potabile e aria pulita

08 gennaio 2026 | 15:00 | Pasquale Di Lena

Editoriali

Olio di oliva a dazio zero dalla Tunisia: chi ci guadagna davvero?

L’attuale regime delle quote di importazione favorisce solo l’industria olearia europea, spagnola in particolare. L’olio di oliva tunisino finirà comunque in Europa ma tutto dipende dal prezzo e dalle condizioni. Senza regole si distrugge il mondo produttivo europeo e tunisino

08 gennaio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Le due manifestazioni degli agricoltori a Bruxelles: PAC, Mercosur e crisi dell’agricoltura

Il 18 dicembre nella capitale belga non è andata in scena un’unica manifestazione degli agricoltori ma due: una sfilata istituzionale e una rivolta sociale. Incontri al Parlamento e con la Commissione ma anche tafferugli e liquami versati in strada

19 dicembre 2025 | 14:40 | Alberto Grimelli