Editoriali

I controlli dell’olio extravergine di oliva sugli scaffali dei supermercati sono un flop? Occorre guardare oltre i numeri

I controlli dell’olio extravergine di oliva sugli scaffali dei supermercati sono un flop? Occorre guardare oltre i numeri

Sequestrate 4380 bottiglie e bloccate 120 mila. Questi i numeri dati dal Ministro Francesco Lollobrigida. Numeri deludenti per una grande operazione sugli scaffali. Dietro le quinte dell’ICQRF si muove qualcosa, potendo diventare un toccasana per il settore. Ma la GDO deve assumersi le proprie responsabilità

23 ottobre 2026 | 12:00 | Alberto Grimelli

I numeri dati dal Ministro Francesco Lollobrigida all’avvio della grande operazione di bonifica degli scaffali dei supermercati di olio extravergine di oliva falso sono oggettivamente deludenti: 4380 bottiglie sequestrate e 120 mila bloccate.

In particolare, nell’occasione, sarebbero stati pizzicati un paio di imbottigliatori del Sud Italia, di cui uno molto forte sul 100% italiano. Ma le indagini sono ancora in corso.

Parlando con alcuni ispettori dell’ICQRF il messaggio che ti trasmettono è sempre lo stesso: “stiamo a correre come gli scemi”. In effetti, nel corso di una riunione di emergenza della settimana scorsa alla Repressione Frodi, è stato deciso di campionare e analizzare tutte le bottiglie sotto i 5 euro. Una marea, considerando quel che c’è in commercio oggi.

I laboratori dell’ICQRF, come i panel, sono stati subissati di campioni e le risposte arrivano con lentezza. A volte lentezza esasperante, magari a promozione scaduta con, ovviamente, pochissime bottiglie sequestrate visto che sono state vendute.

La Grande Distribuzione poi non agevola il lavoro della Repressione Frodi, tra carte sospette che spuntano ex post ai primi controlli e artifici commerciali e amministrativi che servono per ridurre il potenziale danno economico. Un esempio? Molte catene prevedono il riassortimento della merce in corso di offerta speciale, anche quando l’offerta in questione dura pochi giorni. Il numero di bottiglie sequestrate sarà così sempre minimo.

Ma i trucchi utilizzati da marchi fraudolenti e GDO truffaldina per scampare all’ondata di controlli sono numerosi. Ed effettivamente lo possono fare agevolmente quando le verifiche si limitano alle analisi di legge, al panel test, alla tracciabilità cartacea e al controllo di contratti e fatture. I truffatori hanno notoriamente sempre tutte le carte a posto!

Nel gioco di guardia e ladri, però, le guardie hanno da qualche anno strumenti più sofisticati a disposizione come l’analisi del DNA, l’NMR, strumenti analitici avanzati per stabilire l’origine dell’olio. La tracciabilità cartacea può anche essere tutta corretta e inappuntabile ma se poi un 100% italiano al DNA risulta 100% Chemlali, la più importante varietà di olivo tunisina, più di qualche domanda e un supplemento d’indagine sarebbe bene farlo.

Ci sono dati macroscopici che non tornano quest’anno nel settore e balzano agli occhi a prima vista. Ismea indica una produzione d’olio nel 2025/2026 di 325 mila tonnellate, dal SIAN ne risultano 299 mila. Dove e chi ha "prodotto" quelle 25 mila tonnellate in più? La Spagna nel 2025/2026 ha importato dalla Tunisia 122 mila tonnellate di olio, contro le 70 mila dell’Italia. Considerato che la Tunisia ha venduto tantissimo olio direttamente negli States, dove è andato a finire tutto l’olio tunisino che ha comprato la Spagna? Mica l'avrà triangolato in Italia, magari come comunitario? Sono poi aumentati sensibilmente, arrivando a qualche migliaio di tonnellate, gli oli importati in regime T1 da Marocco, Egitto e Albania. Entrano senza dazi in Europa e che fine fanno? Un’inchiesta di maggio proprio su triangolazioni dall’Albania ce lo aveva spiegato. Ma tutto è finito, come al solito, sotto silenzio.

Voglio dirlo senza giri di parole: certi imbottigliatori e certa GDO oggi sono complici. Come certa politica. La Grande Distribuzione non può far finta di non sapere che chiedendo olio a certi prezzi l’industriale deve frodare per soddisfare la domanda. I buyer sono professionisti che conoscono i prezzi di mercato all’ingrosso e li consultano quotidianamente. Ecco perché considererei opportuno che la magistratura valuti il reato di associazione a delinquere, quando certe carte appaiono dal nulla, per esempio.

Tutto questo al netto della corruzione (sì, proprio il reato penale) di certi marchi oleari a favore di alcuni buyer e direttori commerciali della Grande Distribuzione. Per non parlare, ancora una volta, di alcuni politici. Cose che neanche ai tempi di Mani Pulite!

Si può partire con la costituzione di una task force olearia, in seno all’ICQRF. Poche persone che conoscano il settore e le sue magagne. Capaci di andare dove serve e guardare cosa serve.

Per sanare il comparto olio non servono le operazioni show da migliaia i controlli. Servono operazioni mirate di professionisti. Serve una magistratura sensibile ai danni economici che certe truffe possono portare al sistema Italia. Servono pene esemplari e aziende che chiudano davvero senza più riaprire con prestanomi. Serve che il monito arrivi a tutta la filiera, chiaro, forte e indelebile.

Le operazioni a strascico vanno bene solo se accompagnate da interventi che non solo siano punitivi ma dissuasivi. Da Giuseppe Beccaria (Dei Delitti e delle pene, 1764) fino al diritto comunitario per cui le pene devono essere "efficaci, proporzionate e dissuasive", il tema non è il tormento del reo, ma l'impedire al colpevole di fare nuovi danni e il distogliere gli altri cittadini dal commettere reati simili, per l’armonia sociale e un corretto funzionamento del sistema economico, basato sulla competizione leale tra imprese. Fino ad oggi questo non è avvenuto nel settore oleicolo oleario: un fatto, non un’opinione.

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