Editoriali

Difendere la Cucina Italiana e la Dieta Mediterranea, non solo a parole

Difendere la Cucina Italiana e la Dieta Mediterranea, non solo a parole

Meno paesaggio, meno biodiversità, meno Italia con l’abbandono definitivo delle aree interne, che sono tanta parte dei luoghi, segnati soprattutto da piccoli paesi, dove ancora è possibile sentire il Genius loci e raccontare millenni di storia, cultura, bellezza, sapori e profumi

13 ottobre 2026 | 14:00 | Pasquale Di Lena

La bellezza di questo nostro stupendo paese - fatto di montagne, pianure, mille e mille colline, circondato da mari che sono tanta parte di quel “mare nostrum”, il Mediterraneo dei Romani - sta nel suo territorio ricco di biodiversità, soprattutto viti e olivi, che, unitamente ai cereali, sono simbolo, da millenni, di una realtà contrassegnata dalle più note civiltà espresse dall’umanità. Una sola lingua, l’italiano, e migliaia di dialetti, uno per ogni luogo, ogni Comune.

Parlando di cibo è certo che la qualità è nel territorio, che, con la biodiversità, dona bellezza al paesaggio ed è fonte di ispirazione per l’arte e la cultura. Non a caso un Paese unico al mondo con la sua natura, e anche, con il suo cibo che, con 900 eccellenze agroalimentari Dop e Igp e, oltre 5.500 prodotti tipici tradizionali, rappresenta magnificamente il riconoscimento Unesco (Dicembre 2025) de “la Cucina italiana patrimonio culturale immateriale dell’umanità” e bene racconta l’altro riconoscimento Unesco (2010), la Dieta Mediterranea, prima al mondo tra le sessanta considerate.

A tale proposito ricordo quanto già detto in altre occasioni: tutti si vantano - dal Ministro dell’Agricoltura al vasto e variegato mondo delle organizzazioni professionali agricole, dell’associazionismo e della cooperazione – dei successi dell’agroalimentare italiano, ma nessuno di queste rappresentanze del mondo agricolo, ha mai speso una parola sulla perdita - secondo dopo secondo, ora dopo ora e giorno dopo giorno – di territorio, che l’agricoltura esprime e, con l’agricoltura, l’agroalimentare italiano.

In pratica non si rendono conto che primati e successi, non passerà molto tempo, rischiano di venir cancellati dalla loro dabbenaggine. Tutto con l’applauso finale delle multinazionali, che, con le banche, rappresentano il sistema neoliberista, per sua natura predatorio e distruttivo. Il silenzio di un mondo di complici che non difendono, ma asserviscono, i produttori  di quell’agroalimentare vincente.

Così vincente che è tanta parte del riconoscimento Unesco, quale Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, della Cucina italiana, e , tanta parte dei primati, che vive nel mondo, la Dieta Mediterranea, anch’essa riconoscimento Unesco. Non a caso pende, sempre più, sulla testa dell’agroalimentare italiano e, non solo, dell’intero mediterraneo, la spada di Damocle del sistema del dio denaro, per essere un serio ostacolo al processo di produzione del cibo artificiale, da anni messo in movimento con un investimento di centinaio di miliardi di dollari.

Pochi giorni fa (prime metà di Ottobre) il più grande ristorante del mondo, McDonald’s, con ben 900 aperti solo in Italia, ha dato la notizia di un investimento di ben 8,5 miliardi di dollari, per una ristrutturazione dei suoi locali. Una scelta che, visto i tempi che corrono, fa pensare a un adattamento all’offerta di cibo artificiale, definito “coltivato”. Tutto torna: meno territorio = meno agricoltura, che, per noi e il resto del Mediterraneo, vuol dire meno cibo, soprattutto meno grano=meno pasta, meno vino, meno olio. In pratica meno paesaggio, meno biodiversità, meno Italia con l’abbandono definitivo delle aree interne, che sono tanta parte dei luoghi, segnati soprattutto da piccoli paesi, dove ancora è possibile sentire lo Spirito (Genius loci) e, con il suo dialetto, raccontare millenni di storia, cultura, bellezza, sapori e profumi. Passi lenti ma importanti a segnare il tempo, dando al passato la continuità con il presente e al presente quella con il domani. Una continuità che il sistema neoliberista, oggi globale, vuole negare con le sue azioni frutto del non senso del limite e del finito.

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