Editoriali

La mancetta del governo italiano all’olivicoltura e all’olio di oliva: nessuno stato di crisi

La mancetta del governo italiano all’olivicoltura e all’olio di oliva: nessuno stato di crisi

I 40 milioni di euro di cambiali agrarie per i frantoi sono una mancetta, fumo negli occhi per un comparto che si appresta a vivere una delle campagne olearie più drammatiche della storia recente. Ma il governo italiano fa lo struzzo: niente stato di crisi, l’Italia fa meglio dei competitor

28 settembre 2026 | 14:00 | Alberto Grimelli

Il mondo olivicolo-oleario e i social sono pieni di reazioni furibonde all’ennesima mancetta del governo italiano per il settore: 40 milioni di euro.

Non si tratta di soldi a fondo perduto, ma di prestiti a tasso zero. Lo Stato italiano ci rimette quindi soltanto gli interessi per 5 anni, per 4 milioni di euro complessivi. Alla fine si tratta di 800 mila euro all’anno, una mancetta.

Già l’importo complessivo è gravemente sottovalutato. Il prestito massimo concedibile per singola impresa è di 50 mila euro, praticamente 500 quintali di olive ai prezzi dell’anno scorso. Abbastanza per avviare le macchine o poco più.

Ammesso che i frantoi chiedano la cifra massima, verrebbero accontentati in 800, meno di un quinto degli oleifici nazionali.

Alla fine occorre dirci la verità, la misura è servita solo per evitare qualche protesta di piazza da parte delle associazioni dei produttori e delle associazioni di categoria.

E, dal punto di vista del governo, ha funzionato perfettamente.

Le manifestazioni già programmate sono state sospese o cancellate. L’iniziativa governativa ha ricevuto plausi dalle principali sigle, con però alcuni evidenti silenzi. Tutte le associazioni di frantoiani, con la sola eccezione di AIFO, hanno preferito il motto “un bel tacer non fu mai scritto”, ovvero non andare in rotta di collisione con il governo ma neanche prestarsi ad applaudire una misura gravemente insufficiente.

Alla fine, lo sappiamo tutti, l’unica soluzione realistica per dare risposte al comparto sarebbe stata la dichiarazione dello stato di crisi. Allora si sarebbero potute prendere decisioni drastiche come la sospensione dei mutui e dei contributi, oltre a veri finanziamenti per il settore.

Ma soldi non ce ne sono e, soprattutto, il Ministro Francesco Lollobrigida non vuole politicamente e per immagine ammettere che, durante la sua amministrazione, un settore strategico come quello dell’olio di oliva è andato in crisi.

E allora ci si arrampica sugli specchi, con Ismea che dichiara:

“Sul fronte dei prezzi, nonostante la flessione registrata nel 2026, l'Italia continua a reggere meglio dei principali competitor: le quotazioni dell'extravergine nazionale restano superiori a quelle di Spagna, Grecia e Tunisia e si mantengono sopra i livelli precedenti all'impennata del 2022.”

I dati presentati sono effettivamente veri ma vanno contestualizzati: il prezzo dell’olio italiano si è dimezzato da ottobre 2025 ad aprile 2026. Il dimezzamento è avvenuto quando frantoi, cooperative e operatori avevano creato le giacenze sulla base delle quotazioni 2025, poi trovandosi a dover vendere alla metà. Quale azienda riuscirebbe a stare in piedi?

E’ crisi.

E’ altresì vero che i prezzi dell’olio italiano sono, di poco, ancora superiori a quelli del 2022 ma, dal 2022 a oggi, il gasolio agricolo è quasi raddoppiato, come i costi dei concimi e dei presidi fitosanitari, per non parlare dell’energia elettrica per l’irrigazione degli oliveti. Produrre olio di oliva costa quindi dal 30 al 50% in più rispetto al 2022 ma la quotazione all’ingrosso è rimasta la stessa.

E’ crisi.

Tutti vedono la crisi, con l’eccezione del Ministero dell’agricoltura. E le eventuali proteste di piazza non serviranno a nulla: non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

E’ già pronta la linea Maginot del governo: avete sperperato un sacco di soldi e ne volete ancora?

“Nel triennio 2023-2025, il settore olivicolo-oleario ha beneficiato di quasi 1,9 miliardi di euro considerando che i programmi PNRR e PNC hanno contribuito complessivamente con circa 500 milioni di euro all'ammodernamento del comparto, finanziando oltre duemila imprese attraverso interventi su frantoi, contratti di filiera, meccanizzazione e parco agrisolare.”

Oltre ai 300 milioni di euro del ColtivaItalia per Xylella altri soldi il settore non ne vedrà.

Alla fine, probabilmente, qualche protesta ci sarà. Un po’ di coreografia davanti ai porti. Ma niente più.

La verità è una sola: il coraggio, se non lo hai, non te lo puoi dare.

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