Editoriali
Deoleo-Coricelli-Dcoop: Teatro Naturale sta sempre campanilisticamente dalla parte dell’Italia
Si rianima la guerra tra guelfi e ghibellini in Italia sulla vendita Deoleo. Subito uno schierarsi in tifoserie: Coricelli sì o Coricelli no, Dcoop sì e Dcoop no. Due lettere, per far capire il clima che si respira. Impossibile fare un tentativo di analisi di un comparto oleario incapace di ragionare strategicamente
21 agosto 2026 | 18:43 | Alberto Grimelli
Nel corso degli ultimi 10 giorni, dopo l’editoriale sulla vendita Deoleo a Coricelli o Dcoop, le notizie di sono ovviamente susseguite.
Se Dcoop sembrava in vantaggio con l’offerta da 470 milioni di euro, ecco che oggi è passata in vantaggio Coricelli, con un’offerta da 500 milioni di euro. Fin qui la cronaca di un’operazione che, comunque vada a finire, scriverà un pezzo di storia importante del settore oleario internazionale.
Quello che, oggi, merita un commento non è il fatto in sé ma l’atteggiamento italiano sulla vicenda, che vedo esemplificato nelle due lettere che seguono. Per dovere di informazione verso i lettori, ho censurato il nome dell’autore della prima missiva solo perché egli non tiene alla pubblicità e rispetto le sue volontà.
Egregio Dott. Grimelli,
Ho letto il suo pezzo su Teatro Naturale sulla faccenda Deoleo.
Vede, ho passato 55 anni della mia vita nell’olio.
Ho lavorato con i più grandi imprenditori del settore dell’olio, in Italia ed in Spagna.
Lorenzo Coricelli è di tutti largamente il più bravo, il più capace, il più intelligente, un imprenditore di quelli che ne nasce uno cosi ogni cento anni.
Letteralmente, una meraviglia. Capirà il perché solo chi lo conosce davvero.
Vederlo mortificato dalla cattiva stampa (tutta di origine spoletina, peraltro) è una cosa che grida vendetta al cielo.
C’è bisogno che qualcuno dica la verità a voce alta e chiara.
Non le scrivo per essere pubblicato, non ci tengo affatto. Lo scrivo a Lei, perché sappia che ci sono persone che sanno giudicare obiettivamente senza campanilismi.
Grazie della Sua attenzione.
(lettera firmata)
Buonasera Redazione,
E' con profondo sconcerto che leggo le vs proteste sulla mancata acquisizione da parte di Coricelli di una serie di aziende olearie italiane (Bertolli , Facchini e altri) che io considero pessime produttrici di olio cattivo. Coricelli (che non conosco) dovrebbe accendere un cero alla Madonna che ha spinto gli spagnoli ad accollarsi simili attività! Ma voi da che parte state ? Vogliamo cominciare a fare una bella potatura dei "rami secchi" italiani in materia di aziende olivicole "poco serie", o no ?
Non so se la mia vi sembra folle utopia, di certo le vostre parole mi sembrano uscite al termine di un trip allucinogeno...
Vi saluto temendo di essere la sola ad accorgersi della vostra gaffe (o presa in giro?)....
Anna Giulia
Ecco qua l’atteggiamento italico: guelfi contro ghibellini.
Vero è che, nello stile di Teatro Naturale, l’editoriale era provocatorio e forte, anche volutamente personalizzato sui due personaggi che oggi si contendono Deoleo. Una contestualizzazione necessaria per far capire come e quanto la reputazione possa incidere sulla percezione anche in una partita geopolitica di tal livello.
Ma pochi hanno colto l’analisi sottostante alla descrizione. Quasi tutti si sono limitati alla superficie: chi ha ritenuto che avessi denigrato troppo Lorenzo Coricelli e chi il contrario.
“Francamente me ne infischio” (direbbe Rhett Butler in Via col Vento) di Lorenzo Coricelli.
Mi interessa molto di più capire perché non è stato aiutato e anzi è stato ostacolato nell’operazione. Mi interessa molto di più capire che interesse avevano Bonifiche Ferraresi (e Farchioni) a mettersi nel mezzo della partita Deoleo. Mi interessa di più capire perché le associazioni olivicole, tutte informate per tempo della vendita di Deoleo, non abbiano mosso un sopracciglio per essere della partita. Mi interessa di più capire perché i grandi imprenditori oleari nazionali, compresi quelli che si beano di tanto in tanto di comparire su Corriere e Sole24Ore, abbiano guardato da spettatori. Mi interessa di più capire perché il governo è stato immobile, senza una convocazione di una riunione al Masaf per comprendere se c’era la volontà della filiera tutta di provare a entrare in gioco. Mi interesserebbe avere molte risposte ma, qui, in Italia anche le domande latitano…
Ecco perché chi ha intravisto un po’ di ammirazione verso Lorenzo Coricelli, alla fine, ha visto giusto: almeno ha avuto il coraggio e l’incoscienza di provarci. Tra l’altro con soldi suoi, senza l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti, come sarebbe stato nel caso di BF.
Poi conosco la reputazione di Coricelli… e ne ho pure fatto le spese. Ma anche di un avversario (nemico mi pare parola un po’ troppo grossa) si può ammirare il coraggio, pur non condividendone scelte, politiche e posizionamento. Io, lo dico francamente, questo coraggio non l’avrei avuto. Tra l’altro sapendo chi mi trovavo di fronte: Antonio Luque, presidente di Dcoop, un peso massimo del settore oleario spagnolo. Giocare questa partita, in casa sua, contro di lui? Bisogna essere incoscienti, ma anche coraggiosi. E di questo coraggio, un po’ spavaldo, debbo dar atto a Lorenzo Coricelli, onestamente e obiettivamente.
Poi non era la soluzione che avrei auspicato, da giornalista e addetto ai lavori del comparto olio da 25 anni.
Come detto già nel precedente editoriale, avrei preferito una cordata italiana, che includesse, rappresentasse e responsabilizzasse l’intera filiera olivicolo-olearia nazionale. E tutto il mondo oleario, eventualmente Coricelli compreso.
E’ però pura utopia, in un Paese che riesce a dividersi in guelfi e ghibellini anche su partite geopolitiche di questa portata, pensare a quel passo indietro di tutti per farne due avanti.
Ecco perché siamo nobiltà decaduta, capace perfettamente di autocommiserarsi, ma non più capace di costruire.
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