Editoriali

Meglio l'olio di semi di certi extravergini di oliva sugli scaffali

Meglio l'olio di semi di certi extravergini di oliva sugli scaffali

Possibile, caro consumatore, che tu non perrcepisca quella deliziosa "puzza" di rancido che ti aggredisce le narici quando apri certe bottiglie? E che dire dell'olio fermentato, che ti ricorda lo straccio bagnato dimenticato sul lavandino da giorni? O, peggio ancora, quel sentore di carne marcia e funghi? E poi c'è l'acetico

26 giugno 2026 | 11:00 | Piero Palanti

Amici buongustai, o presunti tali, preparatevi a un'amara verità che vi farà rimpiangere persino l'olio di semi più anonimo. Vista la quantità industriale di oli sedicenti "extravergine" che ultimamente devo assaggiare – e per "assaggiare" intendo subire – sono giunto alla conclusione inconfutabile che il comparto oleario non sia vicino alla fine ma che sia già in un coma profondo e irreversibile. Un applauso, signori, per l'ennesimo settore che si autodistrugge con una dedizione quasi artistica.

Ma dico io, è mai possibile che il vostro olfatto, o quel che ne resta, non percepisca quella deliziosa "puzza" di rancido che ti aggredisce le narici quando apri certe bottiglie? E che dire dell'olio fermentato, che ti ricorda lo straccio bagnato dimenticato sul lavandino da giorni? O, peggio ancora, quel sentore di carne marcia e funghi che ti fa dubitare di aver aperto una bottiglia d'olio o un contenitore di scarti organici? E poi c'è l'acetico, una bella fermentazione acetica che ricorda qualche barattolo di conserva, tollerabile tra i difetti, ma comunque un tradimento bello e buono. Davvero, complimenti per la vostra insensibilità sensoriale; forse dovreste considerare una carriera come assaggiatori di... beh, non di olio, questo è certo.

A questo punto, la domanda sorge spontanea, e con essa una soluzione brillante: non sarebbe infinitamente meglio consumare un buon olio di semi raffinato, magari con quel retrogusto sublime di patatine fritte e qualche residuo di diluente? Almeno, in quel caso, saremmo certi di non trovare il verme della mosca macinato e putrefatto disciolto allegramente nel  contenuto della nostra bottiglia. E sia chiaro, stiamo parlando di patatine che sanno di olio, non il contrario. Non confondiamo i ruoli, per carità!

La vostra ossessione per il prezzo, a discapito del palato, della piacevolezza del cibo e, oserei dire, della vostra stessa salute, è diventata un fenomeno degno di uno studio sociologico. È diventato un supplizio andare a cena fuori e imbattersi in piatti che, seppur bellissimi e appetitosi alla vista, vengono poi brutalmente assassinati da oli che definire "vergognosi" è un eufemismo. Non sono oli extravergini, cari miei, sono oli vegetali pieni zeppi di difetti, e quindi, per definizione, non sono neanche lontanamente extravergini. È come chiamare un asino "cavallo da corsa" solo perché ha quattro zampe. L'ignoranza, a quanto pare, è una benedizione per il portafoglio, ma una maledizione per le papille gustative.

L'olio di semi, in questo scenario apocalittico, si presenta come il salvatore inaspettato. Sapore piatto? Certo! Un leggero rancidino? Perché no! E quel grasso appiccicoso e unto che ti si attacca al palato e non ti molla più? Un'esperienza indimenticabile! Il costo, poi, è un vero affare: 2-3€ al litro e via, problema risolto. Non ci pensate più, non vi ponete domande, vivete nella beata ignoranza e la vostra vita sarà più semplice. L'olio extravergine di qualità? Ah, quello non fa per voi. Non siete in grado di capirlo, né tantomeno di usarlo. Quindi, perché insistere in questa farsa?

Immaginate: risolviamo un sacco di altri problemi. Niente più truffe internazionali sull'olio, niente più adulterazione di prodotti alimentari, rischi di intossicazioni alimentari ridotti a zero. Sarebbe tutto così facile, così lineare. L'olio extravergine non è per tutti, e a quanto pare, non è per la maggior parte di voi. Usate la margarina, l'olio di semi del discount e smettetela di inquinare le vostre tavole con quel marciume che osate chiamare "extravergine". Così, almeno, nessuno vi prenderà più per il sedere e voi non prenderete più in giro voi stessi e gli altri.

Per gli altri "sciagurati" – sì, perché a questo punto siete una minoranza eroica – che amano ancora l'olio extravergine di qualità, la situazione è desolante. Il male avanza, il malaffare trionfa, l'interesse economico prevale sulla qualità e la cattiva informazione dilaga. Voi, i bastian contrari, potete solo accontentarvi di quei pochi, bravi produttori che, come mosche bianche, resistono a questi tempi bui. Godetevi ogni singolo abbinamento olio-cibo di qualità, perché sono momenti rari e preziosi.

E a proposito di momenti preziosi, proprio ora mi sto deliziando con una caprese da manuale: pomodoro cuore di bue, mozzarella di bufala che si scioglie in bocca e qualche foglia di basilico fresco. Il tutto, ovviamente, coronato da un generoso giro di olio extravergine del Frantoio Leone Sabino (tra i migliori che ho avuto il piacere di incontrare quest'anno). L'olio, sia chiaro, lo metto solo sul pomodoro, perché se la mozzarella è buona, non ha bisogno di nient'altro per brillare. Un piccolo gesto di resistenza in un mondo di mediocrità olearia.

Che tu sia un inguaribile mangiatore di difetti o un irriducibile amante dell'olio di qualità... buona estate, e che il vostro olio sia sempre all'altezza delle vostre aspettative (o della vostra rassegnazione), vi meritate l’olio che avete.

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