Editoriali
Scandalo Borges/Bioliva: la teoria del caos applicata all’olio di oliva
I portafogli di pochi si arricchiscono, quelli di tanti si impoveriscono. E intanto nessuno guarda l’orizzonte dove si profila l’arrivo di uno tsunami perché, nascondendo la sabbia sotto il tappeto, la Tunisia ha creato il mostro perfetto
30 aprile 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli
La frase "Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?" è il titolo di una conferenza del 1972 del meteorologo Edward Lorenz.
Si tratta di una delle basi teoriche della teoria del caos, ovvero di come piccole forze possono essere amplificate in eventi di grande portata.
Nel caso dell’olio di oliva il caso Borges/Bioliva, sottovalutato quasi da tutti, è stato il battito d’ali della farfalla in Brasile che provoca il tornado nel Texas.
Si tratta di uno scandalo che non può neanche derubricarsi a un piccolo battito di farfalla, visto che il crack vale 200 milioni di euro e ha interessato migliaia di famiglie tunisine.
Il problema è che gli effetti non si sono solo visti nel 2025, col crollo del prezzo dell’olio di oliva in Tunisia a 2,8 euro/kg, portando giù anche quello dello spagnolo, ma si sono propagati anche al 2026, con la crisi di liquidità del sistema olivicolo-oleario tunisino che ha portato a vendere tutta la produzione il più in fretta possibile, anche a prezzi irrisori (3-3,2 euro/kg) pur di permettere alle famiglie di mettere un piatto in tavola e scongiurare sommosse sociali.
Un flusso da 200 mila tonnellate di olio di oliva in brevissimo tempo, di fatto poco più di tre mesi, ha rotto gli equilibri di mercato impedendo una stabilizzazione verso l’alto della quotazione dell’olio europeo in un’annata che, fin dagli esordi (e poi è andata peggiorando), non appariva florida.
Il prezzo dello scandalo Borges/Bioliva per il sistema olivicolo-oleario europeo, insomma, è molto elevato, tranne per pochi “fortunati” che attraverso le triangolazioni dell’extravergine e relative frodi sull’origine hanno arricchito i propri portafogli.
Si potrà guardare alla campagna olearia 2026/2027 in serenità?
Purtroppo no, perché il caso Borges/Bioliva non è chiuso, solo congelato. Non è ancora stato dichiarato il fallimento della Bioliva Med Company e c’è chi addirittura la vorrebbe salvare.
Da una parte abbiamo la banca BH tunisina, banca di stato, che con 120 milioni di crediti deteriorati vorrebbe mettere a bilancio almeno un parziale recupero delle somme, mantenendo in vita Bioliva, che godrebbe dell’appoggio interessato anche di Acesur e Borges che, facendo un favore allo stato tunisino, ne avrebbero il loro tornaconto. Bisogna però fare di conto di tante piccole e grandi società che hanno una bella mole di crediti verso Adel Ben Romdhane. Alcuni sono persino soci ed ex dipendenti che stanno intraprendendo un proprio percorso professionale e imprenditoriale, vedendo nel ritorno di Adel un intralcio.
Un braccio di ferro che attraversa i tribunali riverberandosi nelle olivete e nei frantoi.
Senza la risoluzione del caso, e se El Nino non farà sentire i suoi effetti sul Mediterraneo, avremo problemi molto simili a quelli di questi mesi anche nei prossimi.
La farfalla continua a sbattere le ali e ormai non si appropinqua più un tornado ma uno tsunami.
Prepararsi è un obbligo e il tempo c’è, se si vuole.
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