Editoriali
Il suicidio della Grande Distribuzione è l’omicidio dell’olio di oliva italiano: 3,99 euro/litro
Carrefour contro Esselunga. Mors tua, vita mea: fino a quando il mondo dell’olio di oliva tollererà che la Grande Distribuzione lo soffochi lentamente tra le sue spire? Ricomincia la guerra a suon di 3,99 euro al litro per l’extravergine di oliva a scaffale, dove tutti perdono
11 febbraio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli
Carrefour, azienda ora italiana, anticipa l’offerta di un’altra impresa nazionale della Grande Distribuzione, Esselunga, con un volantino che lancia olio extravergine di oliva comunitario a marchio Cirio a 3,99 euro/litro. Ora Carrefour, a metà marzo Esselunga.

I volantini della Grande Distribuzione, presenti e futuri, sono il segreto di Pulcinella e lo sport preferito è rincorrersi a chi scende di qualche centesimo in più. Dovrebbero elevarla a disciplina olimpica, visto che è periodo.
Sono assolutamente certo che altre insegne della GDO seguiranno presto, innescando la solita scia velenosa, e ormai un po’ noiosa, sulla natura dell’olio extravergine di oliva commercializzato. E’ veramente olio extravergine di oliva? E’ olio deodorato? E’ olio vergine miscelato con extravergine?
C’è da dire che, al contrario di altre volte, Carrefour ha indicato che il prodotto è sottocosto. E meno male, visto che, con le quotazioni dell’extravergine spagnolo in salita, 3,99 euro/litro non è economicamente giustificabile neanche con la più fantasiosa delle ricostruzioni del valore.
Quanto dovrebbe costare un buon extravergine di oliva comunitario a scaffale? Non meno di 5,99 euro/litro e i conti sono presto fatti: costo di acquisto 4,8 euro/kg (4,4 euro/litro). Costo di trasporto 0,1 euro/litro e costi di packaging/imbottigliamento 0,9 euro/litro. Costo industriale 5,4 euro/litro, a cui aggiungiamo un minimo di marginalità (minimo davvero) per industria e GDO.
Poi si può acquistare in Spagna olio a 4,5 euro/kg o meno, ma a proprio rischio e pericolo, come sanno ormai tutti i buyer della Grande Distribuzione e gli uffici acquisti dell’industria olearia. E’ un olio di bassa qualità, magari con qualche difetto organolettico ancora poco evidente, ma con alto profilo di rischio a qualsiasi controllo ufficiale. Insomma, si può scendere di 50 centesimi, offrendo però una schifezza ai consumatori. E lo sanno tutti, tranne, forse, i consumatori.
Dobbiamo quindi considerare qualsiasi 4,99 euro/litro oggi in commercio già come un sottocosto. E allora scopriamo che tutte le offerte volantino della Grande Distribuzione, chi più chi meno, sono sottocosto di fatto, se non di diritto. E che la legge che impone l’indicazione del sottocosto è un colabrodo. Per dirne una, basta vendere a un grossista, il quale rivenderà poi sottocosto all’insegna della GDO, per eludere la norma. Ma le scappatoie sono tali e tante che non serve neanche un azzeccagarbugli, basta un avvocato d’ufficio.

Allora non deve stupire che troviamo insegne che si comportano correttamente, indicando il sottocosto, e altre no. Quindi abbiamo un olio De Cecco a 4,75 euro/litro sottocosto e un olio Fratelli Mantova a 4,49 euro/litro in semplice offerta.


Quale è il prezzo giusto, corretto ed equo? Cosa può pensare il consumatore di fronte a una simile Babele?
Il mercato dell’olio extravergine di oliva in Grande Distribuzione è ormai un suk (e spero gli arabi non si offendano) in cui il gioco è a chi grida più forte, a volantino.
Ma nei convegni no, per carità. Nei convegni si afferma perentoriamente che lo scaffale premia la differenziazione, che la marca del distributore cerca il valore e non il prezzo, che il consumatore si è evoluto e vuole Dop/Igp e biologico. Ad Evolio Expo di Bari ho sentito dire che le insegne tradizionali valorizzano l’olio, al contrario dei discount. Che cercano una differenziazione verso l’alto. Poi guardi la realtà e ti accorgi la Lidl, leader del discount, mette in offerta la propria PL a 5,39 euro/litro mentre le insegne classiche, tutte, battagliano da 4,49 a 4,99 euro/litro.

Quasi tutte le insegne della Grande Distribuzione, in una ricerca spasmodica del mantenimento dei volumi di vendita, si stanno suicidando. Basta guardare i loro bilanci per rendersene conto. E lo stanno facendo strangolando il settore olivicolo-oleario italiano. Se il comparto lo consente fanno pure bene. Ma che si permettano di ammantarsi da angeli, nascondendo forcone e corna diavolesche, pretendendo che ci crediamo…
Se dobbiamo morire moriremo, ma non da coglioni!
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mario tirotto
16 febbraio 2026 ore 17:58Salude e buonasera
direttore
solito bel pezzo suula vendita del' olio sottocosto, condivisibile in toto, tranne l' ultimo rigo.
Dove perde la pazienza, la calma è la virtù dei forti, vale anche per il sottoscritto.
Cordialmente
Mario Tirotto