Editoriali

Due metri quadri al secondo vengono sottratti all'agricoltura e alla natura

Due metri quadri al secondo vengono sottratti all'agricoltura e alla natura

Anche nel 2024, come nell’anno precedente, oltre 70 chilometri quadrati di territorio sono diventati artificiali. La necessità e urgenza di un azzeramento sta nel suo significato di una vera e propria svolta, politico-culturale, che riconsidera il territorio bene comune.

29 agosto 2025 | 12:00 | Pasquale Di Lena

Senza l’azzeramento, nel mondo, del consumo di suolo diventa sempre più difficile pensare al domani del globo, questa nostra amata Terra martoriata dal neoliberismo del dio denaro, ovvero delle banche e delle multinazionali. Senza l’azzeramento, in Italia, del consumo di suolo diventano chiacchiere inutili (come tante di questi tempi in cui al popolo è stata tolta la politica), che rendono impossibile il raggiungimento “dei target previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e resilienza e dal Piano per la transizione ecologica, come pure quelli previsti dall’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile”. E non solo continua, fino ad esaurimento, la perdita di paesaggio e ambiente, della biodiversità, dell’attività agricola, fortemente rappresentata dall’agroalimentare italiano, fonte di cibo e di convivialità con la tavola imbandita con prodotti che hanno segnato e continuano a segnare il successo della Dieta Mediterranea. Un obiettivo non solo fondamentale, ma urgente, l’azzeramento se si vuole porre rimedio alla pesante crisi del clima; all’inquinamento dell’aria, dell’acqua; alla pesante perdita della biodiversità, alla crescita delle grandi città e delle aree urbane a scapito delle aree interne e dei piccoli centri; alla perdita della fertilità del suolo e alla ulteriore riduzione delle piccole aziende coltivatrici, espressioni fondamentali dell’agricoltura, soprattutto nelle aree interne sempre più marginali. Agricoltura, già settore primario, oggi messo ai margini dal tipo di sviluppo, che continua a dimostrare di essere predatorio e distruttivo del territorio e, con esso, del suolo. L’agricoltura delle 900 eccellenze alimentari, Dop. Igp e Stg, che, con la qualità, raccontano la storia, la cultura, le tradizioni dei territori italiani, nessuno escluso; la bontà del cibo italiano che, come sopra si diceva, rappresenta il rito della tavola italiana, la convivialità, e la stessa Dieta Mediterranea, quale stile di vita oltre che modo di mangiare, patrimonio dell’umanità, 

Azzeramento per bloccare un processo che continua senza sosta, oltre 2 m² di suolo che, ogni secondo, vengono sottratti all’agricoltura e alla natura  per essere coperti da cemento e asfalto, e, ultimamente, per ospitare 50 m³ di calcestruzzo, che, restano in eterno nel terreno, dopo essere diventati basi di sostegno di pale e pali eolici; o, anche, essere coperti da pannelli solari, che, così  posti, diventano oggetti di furto di fertilità. In pratica, anche nel 2024, come nell’anno precedente, oltre 70 chilometri quadrati di territorio sono diventati artificiali. Una vera e propria tragedia, opera del dio denaro, che, privo del senso del limite e del finito, nega il presente e, ancor più, il domani delle nuove generazioni.  I dati ci dicono che ogni italiano, negli anni 2022 e 2023, ha consumato 360 m  di suolo. Chi più chi meno, visto che, chi più chi meno, siamo protagonisti di quel consumismo che alimenta ill sistema.

Si sa che i vizi e le abitudini non sono facili da rimuovere e cancellare, ma è la situazione che vive il Paese, messa in evidenza dai dati drammatici del RAPPORTO ISPRA 2024—Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici che porta a chiedere l’azzeramento del consumo di suolo.. Ad esso – è bene ricorfarlo – è legata la CRISI CLIMATICA, sempre più preoccupante, e la TRANSIZIONE ECOLOGICA IN ITALIA, che, leggendo  il Rapporto annuale dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia, non trova la dovuta attenzione da parte dell’informazione, nonostante la sua attualità con i disastri che, un giorno sì e un giorno, vengono registrati. Non solo, con “iI toni usati da alcuni leader risultano particolarmente forti: Giorgia Meloni parla di ‘follie” e ‘diktat ideologici’, Matteo Salvini di ‘suicidio Green Deal’ e ‘patrimoniali green”’, Adolfo Urso denuncia ‘follie ideologiche’ e invoca una ‘visione realistica’ del green, mentre Antonio Tajani critica quello che definisce ‘ecologismo estremista’. Anche esponenti dell’opposizione come Matteo Renzi e Carlo Calenda usano espressioni allineate alle critiche della maggioranza. Sul versante opposto, leader come Bonelli, Schlein e Conte difendono con forza la necessità di politiche ambientali ambiziose, inserendo spesso la transizione all’interno di una visione più ampia di giustizia climatica e sociale”, ma non ne fanno una battaglia politica, ciò che rende tuttuo e solo chiacchiere.

La necessità e urgenza di un azzeramento sta, anche e soprattutto, nel suo significato di una vera e propria svolta, politico-culturale, che riconsidera il territorio bene comune. Il solo tesoro che una comunità, piccola o grande, ha per pensare e programmare il proprio futuro investendo i valori e le risorse che il territorio mette a disposizione, quali la storia e la cultura, il paesaggio e l’ambiente, le tradizioni. Il grande patrimonio, quello da recuperare e quello da utilizzare, per una sua valorizzazione, ridando importanza e significato al luogo e al suo protettore, il “Genius loci”. Fondamentale per un Paese come l’Italia, il luogo dei luoghi con le sue ottomila e più comunità, titolari di altrettanti territori. Il solo modo per frenare lo spopolamento e l’abbandono e, così, costruire quell’unità, mai nata, la sola grande forza di un Paese ricco di tutte le sue enormi risorse e i suoi valori, che il suo territorio esprime.  

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